7.500 connazionali presenti nel dossier

Hervé Falciani, eroe o ladro?

Hervé Falciani, eroe o ladro?
13 Febbraio 2015 ore 12:28

Il “Giorno X” è arrivato: il numero de L’Espresso in edicola venerdì 13 febbraio ha pubblicato molti dei 7.499 nomi presenti nella famosa “lista Falciani”. Dopo 5 anni, in cui Guardia di Finanza e procure di mezz’Italia hanno indagato in lungo e in largo per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano a causa di condoni, prescrizioni e divieti di commissioni tributarie, si alza il velo di segretezza che copriva questo dossier grazie al lavoro d’inchiesta giornalistica compiuto dal team di giornalismo investigativo dell’ICIJ.

La cifra totale di denaro tricolore depositato, tra il 2005 e il 2006, nei forzieri anonimi della Hsbc, ammonterebbe a 7 miliardi e 452 milioni di euro. Dopo i primi nomi diffusi domenica (quelli dello stilista Valentino, di Flavio Briatore e di Valentino Rossi), in questi giorni ne sono usciti di nuovi: l’ex parlamentare Giorgio Stracquadanio, scomparso un anno fa; il padre del politico Pippo Civati; il finanziere “renziano” Davide Serra, residente da 18 anni a Londra; il presidente di Telecom Giuseppe Recchi; il vicepresidente dell’Università Bocconi, Luigi Guatri; l’ad di Benetton, Eugenio Marco Airoldi; l’imprenditore Giulio Malgara, fondatore e presidente di Auditel; il sondaggista Renato Mannheimer. Ma i nomi, forse, sono la cosa meno interessante di tutta questa storia. Del resto, possedere un conto all’estero non significa essere automaticamente degli evasori fiscali. Molto più interessante è invece capire chi sia realmente Hervé Falciani, l’uomo che ha fatto esplodere questo scandalo rubando informazioni riservate dal database della banca per cui lavorava, e quali sono le implicazioni di questa bomba mediatica.

 

France HSBC

 

Un abile venditore di sé stesso (?). Se L’Espresso è la “voce italiana” del lavoro giornalistico svolto da ICIJ, Il Sole 24 Ore è la “voce italiana” di Hervé Falciani. Merito del lavoro del giornalista Angelo Mincuzzi, che ha scritto un libro proprio con Falciani, intitolato La cassaforte degli evasori, edito da Chiarelettere e pubblicato in questi giorni. Le uniche dichiarazioni rilasciate dall’ex informatico della Hsbc in Italia sono state rilasciate proprio alla testata economica. Nella mattina di venerdì 13 febbraio, Falciani è intervenuto telefonicamente alla trasmissione 24 Mattino, condotta da Alessandro Milan. Ha raccontato la sua posizione, ovvero quella «di un Julian Assange o Edward Snowden della finanza. Solo che io non sono andato contro la giustizia, ho cercato l’appoggio della giustizia. Ma non l’ho trovato». Opinione alquanto criticabile, visto che sia la Francia che la Spagna hanno deciso, negli anni passati, di non dare seguito al mandato di estradizione internazionale avanzato dalla Svizzera. Erano troppi i soldi che l’uomo aveva fatto recuperare al fisco francese e spagnolo per poterlo “vendere” così. Chi ha saputo vendersi abilmente, invece, è Falciani stesso: alla domanda diretta di Alessandro Milan, sul fatto se avesse lucrato su questa lista, Falciani ha risposto divagando: «L’origine del denaro è molto importante ed è lo stesso per l’origine delle informazioni. Non dobbiamo dimenticare che c’è la volontà di banchieri, delle persone esposte, a voler fare come i mafiosi, cioè distruggere l’origine delle notizie. Io non sono contro il fatto di avere dei soldi, perché i soldi sono un modo di lottare».

 

herve-falciani

 

Le tante identità di Falciani. Una risposta che, in realtà, non è una risposta e da cui è comunque facile intuire e ipotizzare che Hervé Falciani, dal suo furto di informazioni, abbia comunque ricavato dei vantaggi, foss’anche solo quello di evitare di finire in carcere. Il vero mistero dietro questa incredibile storia, quasi da cinema, è però risalire al motivo per cui un informatico con un ottimo lavoro in uno degli istituti bancari più importanti al mondo e nato nel Principato di Monaco, abbia deciso di rischiare così tanto. Le tesi, attorno a questo quesito, sono tante. La prima è quella di Falciani stesso: «Volevo denunciare i pericoli della finanza mondiale. Ora sappiamo che in questa parte oscura della finanza si nasconde la metà del debito mondiale. Ora si sa che le leggi sono state fatte da pochi banchieri che sanno come fare soldi. I governi sono al servizio della banche, ovunque. Non è solo un’ipotesi, ci sono i fatti. Basta solo osservare, e oggi nel mondo si sa di più. Non sono tutti sporchi nella finanza ma c’è abbastanza gente sporca per cambiare le cose a proprio favore. La Finanza prende tutti i benefici grazie a persone come Juncker, che noi poi paghiamo». Un eroe dei tempi moderni, un Robin Hood dell’informazione.

Il suo atto temerario, però, non si può negare che nasca dalla violazione della legge, da un furto. Con lui, ad esempio, non sono stati affatto teneri i giornalisti di Le Monde, che l’hanno sempre definito semplicemente un “ladro”, sottolineando i tanti lati oscuri della personalità di Falciani. Perché di ombre ce ne sono molte. Nato nel 1972 a Montecarlo, da padre bancario di origini toscane e madre francese, mentre studiava informatica all’università lavorava come croupier al casinò. Amante del poker e delle belle donne, non ha mai nascosto le sue passioni. Finiti gli studi venne assunto dalla filiale monegasca della Hsbc. Non è un genio, ma un buon lavoratore e nel 2001 ottenne il trasferimento alla sede centrale di Ginevra. Si è sposato, ha avuto una figlia, ha divorziato, pare perché decisamente poco avvezzo alla fedeltà. In Svizzera inizia a frequentare una collega di origini libanesi, Georgina Mikhael, mentre gli viene affidato un importante incarico: realizzare un software per i rapporti della banca con i clienti. È durante questo lavoro che trova una falla nel sistema di protezione dati interno alla Hsbc. Il suo lavoro viene però rifiutato e, nel 2008, Falciani decide di copiare su dei dischetti tutte le informazioni possibili. Perché l’ha fatto? Secondo molti per vendetta verso la Hsbc. La Mikhael, arrestata dopo la scoperta del furto di informazioni, dichiara che Falciani aveva iniziato a spacciarsi per tal Ruben Al-Chidiack, proprietario di una società di Hong Kong, girando il mondo alla ricerca di compratori dei dati. Resosi conto dell’impossibilità di guadagnare in questo modo, cambiò strategia, “vendendosi” alle autorità francesi prima e spagnole poi. Sia che abbia avuto una missione dall’inizio, sia che si sia convertito in corso d’opera, oggi Falciani ripete che alla base di tutto c’è il bisogno di verità.

 

Pablo Iglesias

[Pablo Iglesias (al centro), leader di Podemos]

 

«Manipolatore», come definito da molte sue ex fidanzate, tra cui la Mikhael, o «idealista» come si autodefinisce? Difficile scoprire la verità su Hervé Falciani. Che, intanto, la sua bomba l’ha lanciata, ottenendo in cambio protezione e, secondo molti, soldi, ma anche le “avances” di diverse forze politiche europee. I primi a stringere contatti con lui sono stati gli spagnoli di Podemos, il movimento popolare che sta riscuotendo forti consensi in terra iberica. In Spagna, Falciani è visto come un eroe che ha permesso a Madrid di recuperare oltre 300 milioni di euro nascosti al fisco. In Italia sono invece quelli del Movimento 5 Stelle ad essersi interessati a lui, che non esclude iniziative con loro: «Sono persone che hanno la volontà di diffondere informazioni utili per la comunità». Che la nuova identità di Falciani sia nelle vesti di un politico internazionale?

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