Pubblicata dal sito All Day

I 10 ex poveri diventati miliardari

I 10 ex poveri diventati miliardari
01 Novembre 2014 ore 15:26

Da sempre, le classifiche sugli uomini più ricchi al mondo affascinano chiunque (Forbes e il suo successo insegnano). La curiosità e forse anche un po’ d’invidia sono i motivi di tanto interesse. Ci sono però persone a cui, i soldi, non sono piovuti dal cielo. Se molti personaggi, ricchi in modo assurdo, devono ringraziare il lavoro di avi più o meno lontani dalla loro generazione per tanta fortuna, molti altro possono e devono ringraziare solo se stessi. È il caso dei personaggi della classifica stilata dal sito americano All Day, “From Poverty to Posh”, cioè la top ten dei grandi ricchi diventati tali solamente grazie alle proprie forze, alle proprie idee (alcune veramente geniali) e al proprio lavoro, ma cresciuti nella povertà. Ve la riproponiamo, a dimostrazione che per tutti c’è una speranza.

 

10) J. K. Rowling (Harry Potter)

Era divorziata, faticava ad arrivare a fine mese e portava a casa circa 160 dollari a settimana. E così, sull’orlo della depressione, un giorno, mentre sedeva ad un bar, iniziò a scrivere su un fazzolettino di carta la storia di un piccolo mago, con un passato difficile alle spalle e un presente ancora più complicato, che riesce a costruirsi un futuro grazie alla propria forza e al supporto di tanti amici. Su quel tavolino nacque la saga di maggior successo della storia della letteratura: Harry Potter. Ben 9 editori le chiusero la porta in faccia prima che trovasse qualcuno che credesse in lei. Ora la Rowling ha un patrimonio stimato in circa 1 miliardo di dollari.

 

9) Carl Lindner Jr. (United Dairy Farmers)

Nato nel 1919, quando l’America non era ancora proprio l’America, Carl Lindner Jr. lasciò la scuola ad appena 14 anni per aiutare la famiglia a guadagnarsi la pagnotta. Con i suoi genitori trovò lavoro in un caseificio. Era uno che lavorava duro e presto si fece notare dai capi, che decisero di assumerlo a tempo pieno. Nonostante il basso livello di istruzione, ebbe delle intuizioni da vero grande businessman per l’epoca, come ad esempio quella di fare accordi con negozi alimentari per rivendere il latte invece che pagare direttamente i lattai che lo consegnavano a domicilio. Nacque da questa idea la United Dairy Farmers. Quanto gli fruttò? Non poco visto che, nel 2006, Forbes stimò il suo patrimonio personale in circa 2,3 miliardi di dollari. È morto nel 2011, all’età di 92 anni.

 

8) David Murdock (Dole Foods)

Abbandonò l’high school e non si iscrisse al college: le sue prospettive lavorative erano pari a zero. Partecipò alla Seconda Guerra Mondiale, ma una volta tornato in America non aveva nulla: famiglia, lavoro, amici. Nulla. Iniziò a vivere come un senzatetto. Grazie alla bontà di un buon uomo, ottenne un prestito che gli permise di rilevare una piccola tavola calda, chiusa da tempo. Non era un cuoco, ma con la gente e soprattutto con i conti ci sapeva fare: 10 mesi dopo vendette l’attività ottenendo un buon profitto. Da quei pochi soldi e con tanto lavoro, anche come muratore, nacque il suo impero, oggi rappresentato principalmente dalla Dole Foods Company, la più grande azienda agricola produttrice di frutta e verdura. Il suo patrimonio vale circa 2,7 miliardi di dollari. Chissà che fine ha fatto la persona che gli fece quel prestito…

 

7) George Soros (finanziere)

Nato in Ungheria in pieno nazismo, Soros dovette fuggire da Budapest per poter iniziare realmente a vivere. Riuscì ad evitare di essere catturato dai gendarmi tedeschi fingendosi il figlio di un alto dirigente del Terzo Reich e raggiunse finalmente, nel 1947, dei parenti a Londra. Lì si pagò gli studi alla London Schools of Economics lavorando come portiere e cameriere. Una volta ottenuto il titolo di studio, si trasferì a New York e iniziò ad appassionarsi di finanza. Diciamo che non se la cavò male: nel 2010, Forbes ha stimato il suo patrimonio in circa 14 miliardi di dollari ed è internazionalmente riconosciuto come uno dei maggiori finanzieri della storia.

 

6) Sara Blakely (Spanx)

Nel 2012, ad appena 41 anni, Forbes l’ha eletta più giovane imprenditrice ad aver raggiunto il miliardo senza l’aiuto di un marito o di un’eredità. Da ragazzina avrebbe voluto studiare legge, ma i suoi voti non glielo permisero e iniziò dunque a cercare di mettere da parte qualche soldo. Fece anche un provino per impersonare Pippo a Walt Disney World, ma non la presero perché troppo bassa. Iniziò così a fare la venditrice porta a porta di macchine fax. Fu allora che ebbe un’idea: produrre dell’intimo contenitivo, in grado di nascondere qualche forma di troppo senza dar fastidio una volta indossato. Con i pochi soldi messi da parte, zero esperienza nel mondo del business ma tanta convinzione, brevettò la sua idea e aprì Spanx, un’azienda che oggi rappresenta un successo incredibile. E le porta sul conto corrente soldi a palate.

 

5) Ralph Lauren

Nato nel 1939, nel Bronx, da una famiglia ebrea di immigrati della Bielorussia, Ralph Lauren non era proprio l’uomo di classe che è oggi. Faticava, anzi, a trovare dei vestiti decenti da indossare i primi giorni in cui iniziò a lavorare come impiegato alla Brooks Brothers. Negli uffici di quella importante casa di moda, e senza un dollaro in tasca, aveva tutto il tempo per osservare da lontano gli abiti di alta moda, che lui riteneva però estremamente noiosi e insipidi. Iniziò così a disegnare qualcosa che fosse sempre elegante, ma anche più allegro. Nel 1968 inaugurò l’etichetta Polo Ralph Lauren e cominciò a dare forma alle proprie idee, soprattutto realizzando cravatte. Da quelle strisce di stoffa, Lauren ha costruito un impero da oltre 5 miliardi di dollari.

 

4) John Paul DeJoria (Paul Mitchell)

Nato da un immigrato italiano e da un’immigrata greca che si sono presto divorziati, DeJoria fece ben presto i conti con il freddo e con la fame. A 9 anni, per tentare di racimolare qualche soldo, iniziò a vendere, per le strade di Los Angeles, giornali e cartoline di Natale. Fu allora che formò le sue grandi abilità di venditore, abilità che gli tornarono utili anni dopo, quando, a bordo della sua auto (che era anche la sua casa), iniziò a vendere porta a porta uno shampoo e alcuni prodotti per i capelli da lui stesso prodotti grazie ad un prestito di circa 700 dollari. Fu lì che nacque il suo successo, fu così che nacque la Paul Mitchell, nota casa produttrice di prodotti per i capelli. Oggi DeJoria vanta un patrimonio di circa 4 miliardi di dollari e una capigliatura invidiabile.

 

3) Oprah Winfrey

Oggi chiunque conosce questo colosso (in parte anche fisico) dei media americani, una donna d’affari che, qualsiasi cosa tocchi, la trasforma in oro. Ma da piccola ha vissuto nella povertà di un piccolo centro abitato del Mississippi. Andava però bene a scuola e riuscì a guadagnarsi sui libri una borsa di studio per la Tennessee State. In quegli anni si avvicinò al mondo della televisione e a 19 anni divenne la prima corrispondente televisiva afroamericana dello Stato. La sua verve, la sua capacità di essere vicina alla gente comune, la rese immediatamente una star. Attualmente, oltre che conduttrice di uno degli show televisivi di maggior successo negli Usa, è a capo di un vero e proprio impero dei media, che conta riviste, reti tv e molti altri servizi che le valgono circa 3 miliardi di dollari.

 

2) Howard Schultz (Starbucks)

Da bambino viveva in quelli che, in Italia, chiameremmo alloggi popolari, situati proprio lungo i binari della ferrovia, dove il treno passa così vicino alle tue orecchie da aver paura di diventare sordo. Lui, invece, sordo non lo è diventato e anzi, ha un conto in banca stimato in circa 2 miliardi di dollari. Merito di Starbucks, la nota catena di caffetterie, di cui è diventato manager nel 1987, quando il gruppo contava appena 60 punti vendita. Oggi ne ha più di 16 mila, sparsi in tutto il mondo. E dove non c’è, come in Italia, tanti giovani sognano che arrivi.

 

1) Jan Koum (WhatsApp)

Prendete il vostro smartphone e immaginate di scrivere a qualcuno. Cosa usereste? I cari vecchi sms o WhatsApp? Il 99% di voi opterà per la seconda e il merito è tutto di Jan Koum, americano figlio di immigrati ucraini che, da bambino, mangiava solo grazie ai buoni pasto offerti dallo Stato. Nel 2009, Koum, con il socio Brian Acton, lancia quest’innovativa applicazione: fu subito un successo incredibile. Nel febbraio 2014, Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha annunciato l’acquisizione di WhatsApp per 19 miliardi di dollari. Di questi, ben 6,8 miliardi sono finiti sui conti di Koum. E i pranzi con i buoni pasti sono solo un lontanissimo ricordo…

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