Oggi l'indizione del Giubileo

Il loop del divino scrupolo (con certi preti insopportabili)

11 Aprile 2015 ore 12:18

Oggi pomeriggio alle 17.30, nel corso di una cerimonia solenne, papa Francesco renderà pubblica la Bolla di indizione del Giubileo delle Misericordia. Padre Jozef Bart, rettore del Santuario della Divina Misericordia di Roma, ha spiegato a Radio Vaticana che «La Divina Misericordia ha sempre acceso una straordinaria gioia nei cuori di tutti i fedeli, perché dalla Divina Misericordia scorrono grazie, grazie infinite». E ha aggiunto: «Ma quest’anno viviamo la festa della Divina Misericordia nell’annuncio da parte di Papa Francesco dell’indizione dell’Anno Santo e la gioia è ancora tanto più grande in quanto l’indizione dell’Anno Santo avviene proprio con i primi Vespri della Divina Misericordia».

Da fedele che ha a cuore la faccenda dico che ci siamo sentiti cadere le braccia: linguaggio e architettura del pensiero stridono a tal punto con lo stile e le intenzioni del Papa che ci siamo sorpresi a pensare che la prima misericordia che il Signore dovrà avere sarà quella nei confronti dei rettori dei santuari e di noi poveri fedeli peccatori che non li sopportiamo proprio più. Ma che augmented joy sarà mai quella generata dai primi Vespri? domandiamo umilmente.

Continua padre Bart: «Quando Papa Francesco ha proclamato la decisione di aprire l’Anno Santo della Misericordia, io ho subito fatto riferimento al Pontificato di Giovanni Paolo II il quale ha fatto del suo pontificato l’immagine della misericordia, ma non solo: Giovanni Paolo II, proprio con la sua morte, con i primi Vespri della Divina Misericordia, ha dato un inizio al cammino di misericordia in questo terzo millennio. Giovanni Paolo II ci ha lasciato una grande eredità e questa eredità è racchiusa, contenuta nell’atto della consacrazione alla Divina Misericordia che Giovanni Paolo II ha compiuto il 17 agosto 2002 a Cracovia, nella capitale del culto della Divina Misericordia». Ha pensato a questo, il nostro rettore, quando ha sentito del Giubileo? A cerimonie, capitali («capitale del culto della misericordia»: ma che vuol dire? Neanche fosse Frontignan, in Francia, che si promuove come “la capitale mondiale du Muscat), e poi vespri, ricorrenze e celebrazioni? Capiamo l’amore alla patria polacca e alla sua natale Katowice, ma non è un po’ fuori luogo tutto ciò?

E del seguito che si può pensare? «In questo atto di consacrazione [ci risiamo, ndr], Giovanni Paolo II chiede che tutta l’umanità, tutti gli abitanti della terra facciano l’esperienza di questa misericordia. Bene, la proclamazione di Papa Francesco dell’Anno della Misericordia è una risposta a questo atto di consacrazione, perché il Giubileo della Misericordia porterà a far giungere questo messaggio davvero a tutti gli uomini di buona volontà di questa terra». D’accordo, sarà così. Speriamo che sia così, nel senso dell’esito del Giubileo.

Ci sia tuttavia permesso di sperare che esso non si svolga come un’infinita serie di cerimonie autocelebrative e che il linguaggio (almeno quello) e l’atteggiamento degli addetti alle filiali del culto della misericordia cambino radicalmente. Altrimenti, per quanto animati dalla miglior buona volontà di questo mondo, i fedeli rischiano di entrare nel fastidioso loop del divino scrupolo, che consiste nel prendersi l’indulgenza ma, al momento di riceverla, commettere il peccato gravissimo di farsi assalire da cattivi pensieri nei confronti di chi hanno davanti e quindi nel dover andare di nuovo a confessarsi, riprendere l’indulgenza e via di seguito. Sarebbe l’anno della nevrosi, invece che delle misericordia.

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