Inchiesta russa, il Cairo non conferma

Un meccanico ha messo la bomba nell’aereo russo precipitato in Sinai

Un meccanico ha messo la bomba nell’aereo russo precipitato in Sinai
Personaggi 30 Gennaio 2016 ore 07:30

Tornano ad accendersi i riflettori sul disastro aereo del 31 ottobre scorso, quando un velivolo russo esplose nei cieli sopra la penisola del Sinai e causò la morte di 224 persone. I miliziani del sedicente Stato Islamico poco dopo rivendicarono l’attentato, e vennero fatte una serie di ipotesi su cosa avesse realmente provocato l’esplosione. Le indagini dissero che fu una bomba, posizionata sotto un sedile, ma non si riuscì a capire chi fosse il colpevole.

I sospetti. A distanza di tre mesi l’inchiesta congiunta tra autorità egiziane e servizi segreti russi (Fsb) ha identificato almeno sei persone direttamente coinvolte nell’attentato, e una persona è stata arrestata. Almeno secondo quanto sostiene la Reuters, poiché dall’Egitto non sono arrivate conferme ufficiali. A finire in carcere sarebbe un meccanico di Egyptair che ha un cugino arruolato nell’Isis in Siria da un anno e mezzo. Insieme all’uomo, che sarebbe colui che ha posizionato materialmente la bomba nel velivolo, sarebbero stati arrestati due poliziotti e un addetto al trasporto dei bagagli dell’aeroporto di Sharm el Sheikh. La compagnia aerea per cui lavora il meccanico, tuttavia, ha addirittura smentito l’arresto del suo dipendente.

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Cosa dicono i russi. Ma la tv russa Life News, la stessa che per prima ha ripreso la notizia degli arresti, è convinta e sostiene che l’uomo dopo l’attentato abbia lasciato il posto di lavoro e l’Egitto e sia stato visto l’ultima volta in Turchia. La bomba, stando agli inquirenti, non sarebbe stata posizionata sotto a un sedile come affermava l’Isis sul numero 12 della sua rivista Dabiq, ma si trovava nell’area bagagli dell’aereo ed era nascosta in una borsa.

I legami famigliari del meccanico. Le ricostruzioni di quanto accadde quel giorno dicono che i terroristi, amici del cugino del meccanico, lo avrebbero ingaggiato in aeroporto, dandogli una borsa con una bomba e ordinandogli di portarla sull’aereo. La responsabilità dei poliziotti arrestati sarebbe quella di aver chiuso un occhio durante i controlli di sicurezza ai metaldetector.

Vendetta contro la Russia. Fino a questo momento l’Egitto, che istituì subito una commissione di inchiesta per fare luce sulla tragedia, non era riuscito a trovare le prove che ci fosse un piano per abbattere il volo Metrojet, per quanto il sostegno che il presidente russo Putin ha assicurato al leader siriano Bashar al Assad, contro cui l’Isis combatte, è finito nel mirino degli jihadisti. La Russia, subito dopo la tragedia, era scettica sull’ipotesi attentato, ma dopo aver condotto una serie di ricerche concluse che si trattò davvero di terrorismo e promise una ricompensa di 47 milioni di euro a chiunque avesse fornito informazioni utili a individuare i colpevoli.

Disastro anche per il turismo egiziano. L’espolosione del volo A321 diretto a San Pietroburgo carico di turisti è stato un durissimo colpo non solo per la Russia, che ha subito le perdite maggiori e sta ancora piangendo i suoi morti, ma anche per l’Egitto. Per il Cairo, infatti, lo schianto dell’aereo russo ha provocato le più grandi perdite per il settore turistico da 20 anni a questa parte. Secondo quanto ha dichiarato il ministro egiziano Hisham Zaazou al sito della tv Al Arabiya, le perdite «hanno raggiunto i 2,2 miliardi di sterline egiziane al mese, ossia circa 283 milioni di dollari». Anche perché sono ancora in vigore i divieti di molte nazioni, Russia e Gran Bretagna in primis, a volare verso l’Egitto.

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