Il pianista di Battiato

30 Aprile 2015 ore 11:49

Conosco Carlo Guaitoli da una ventina d’anni, esattamente dal momento in cui si è seduto sullo sgabello del pianoforte lasciato da Antonio Ballista dopo una lunga collaborazione con Franco Battiato. Quel ragazzo di allora mi colpì subito per un mucchio di cose che sull’immaginazione sempre in tumulto di uno scrittore fanno colpo: era modenese di Carpi ma sembrava il ritratto perfetto di un principe russo per aspetto ed eleganza del gesto, suonava divinamente e interpretava con l’anima quel Battiato al quale avevo già dedicato una prima biografia. Infatti quel giovane dall’aria di poeta romantico sognante e inquieta al contempo era stato preferito dal musicista siciliano con quella proverbiale, quasi miracolosa, oculatezza sempre capace di  benedire con i crismi del successo ogni sua scelta professionale.

 

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Carlo Guaitoli (accento sulla “a”…)  inizia  a suonare in età precocissima e compie gli studi presso il Conservatorio di Verona e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma sotto la guida di Loretta Turci e Sergio Perticaroli. Presto primeggia in numerose competizioni internazionali tra le quali “A. Casagrande” di Terni, “F. Busoni” di Bolzano, “A. Rubinstein” di Tel Aviv, “International Music Competition of Japan” di Tokyo, “Unisa International Music Competition” di Pretoria e il Concorso Internazionale “Città di Porto”.  Applaudito nei più importanti teatri italiani e del mondo appare come solista in prestigiose orchestre: dalla  Israel Philharmonic Orchestra  fino alla  Concertgebouw Chamber Orchestra passando per la  Tokyo Symphony Orchestra.  Collabora  con il pianista ungherese Tamas Vasary in un concerto mozartiano per due pianoforti e l’ensemble strumentale della Israel Chamber Orchestra, mentre come camerista con il violoncellista russo Alexander Kniazev, il Quartetto d’archi della Scala, il Quintetto Bibiena e il Nuovo Quartetto Italiano. Dopo diverse esecuzioni nelle più famose sale da concerto giapponesi, nel 2009 fa il suo debutto in Cina alla Beijing Concert Hall di Pechino. Docente di pianoforte all’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Briccialdi” di Terni e membro nella stessa città del comitato artistico del Concorso Internazionale Pianistico “A. Casagrande”, Guaitoli  tiene  masterclasses per New York University, Showa University di Tokyo e Kyungsung University in Corea.

Carlo, che incide per Sony Music ed EMI, ha inoltre contribuito alla colonna sonora dei film ‘Perduto Amor’ e ‘Musikanten’ di Franco Battiato che lo ha voluto per i suoi album non solo come pianista ma anche nella veste di direttore della Royal Philharmonic  e l’English Chamber Orchestra.

 

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Il pianoforte è il tuo strumento, com’è cominciato tutto?

«Sono passato allo studio serio del pianoforte a soli sei anni dopo un anno di gioco e divertimento con la chitarra. Questi strumenti erano suonati dai miei fratelli che mi hanno trasmesso la loro grande passione e insegnato molto: a casa mia si è sempre fatta e ascoltata musica di  qualità».

Da anni accompagni Battiato nei suoi concerti, che rapporto hai con quel genere di musica?

«Per me non è mai esistito il problema della distinzione, semmai della qualità o meno della musica e questo mi ha conferito la totale naturalezza nel passare da un genere all’altro, un po’ come un bambino che cresce multilingue. La prima volta che vidi Battiato in televisione avevo undici anni: stava cantando  Bandiera Bianca. Ma solo più avanti mi sono perdutamente innamorato di questo musicista straordinario, in occasione  dell’uscita dell’album Come un Cammello in una Grondaia.  Sono rimasto letteralmente folgorato dal brano L’ombra della luce: ricordo di averlo ascoltato in cuffia, rapito, per  una notte intera».

Brahms o Chopin continuano a volerti bene anche quando suoni, mettiamo, La Cura?…

«Probabilmente non suonerei con Battiato senza conoscere Brahms e Chopin e forse non arriverei a eseguire La Cura in un certo modo. Fare musica pop o jazz regala un punto di vista privilegiato nel vedere e capire la musica che si rivela assai utile anche quando si torna al repertorio classico».

In che misura può aver influenzato la tua vita lo stare vicino a un musicista-filosofo come Franco Battiato?

«Credo che Franco sia uno dei più importanti esempi in cui statura artistica e umana coincidono: anzi proprio nel suo caso sono due livelli inseparabili. Averlo incontrato giovanissimo è stata per me l’occasione di intraprendere un vero e proprio percorso formativo. Gurdjieff, le religioni orientali, i grandi mistici, hanno dato risposte puntuali a una ricerca già in atto e in nessun caso Franco mi ha spinto in quella direzione. Se qualcosa di lui mi ha davvero influenzato e continua a farlo è la sua etica».

Se dovessi tornare indietro ripeteresti queste tue scelte o punteresti dritto al repertorio squisitamente classico?

«Mi reputo senz’altro fortunato. La mia attività di solista classico e quella di pianista “pop” continuano entrambe a regalarmi enormi soddisfazioni anche se su piani differenti, con la possibilità di viaggiare, di lavorare con grandi artisti, di crescere senza sosta».

A questo proposito, qual è il teatro che al mondo ti ha dato maggiori soddisfazioni?

«La Kioi Hall e il Metropolitan Theatre di Tokyo, e in Europa il Palau della Musica Catalana di Barcellona».

E il compositore classico che ami di più?

«Debussy».

Una curiosità: quale è il brano di Franco che non ti stancheresti mai di eseguire?

«Sembra banale dire La Cura: in realtà  ho un rapporto particolare con questo brano alla cui nascita e incisione ho assistito. Ricordo che quando ricevetti il provino di Franco ne rimasi subito colpito. Nel tempo l’arrangiamento è cambiato e  il mio pianoforte ha finito col diventare un elemento più importante».

Quali sono i tuoi passatempi preferiti, quando ti riposi come ami passare le tue giornate?

«La vita diventa sempre più piena di impegni e i passatempi più rari… Quando posso leggo oppure faccio ricerche in rete: dovrei essere  più disciplinato anche nel riposo. Mi piacerebbe tanto tornare più spesso sulle montagne, una mia grande passione, e lì trovare il tempo per aver più cura di me».

Girando per il mondo le esperienze si intensificano così come le conoscenze. Hai mai fatto realmente incontri con “uomini straordinari”?

«Direi di sì, ma sono sempre molto prudente nel valutare chi lo sia veramente e chi no».

E per il futuro  cosa hai in programma?

«Ho tante idee che bollono in pentola, concerti e nuove, interessanti collaborazioni: nel frattempo vorrei anche riuscire a concretizzare qualcosa di importante a livello discografico. Proprio pochi giorni fa sono tornato a casa dopo una serie di concerti in Canada e Stati Uniti, mentre il 3 maggio debutterò alla Società Barattelli de L’Aquila. In questa occasione eseguirò anche L’Egitto prima delle Sabbie di Franco e la Seconda Sonata di Carlo Boccadoro, brano scritto per me e che ho già eseguito in prima esclusiva nell’ambito del prestigioso Festival Pianistico di Brescia e Bergamo. Più avanti mi aspetta un appuntamento con la  Corea del Sud, mentre con Battiato sono previsti alcuni concerti per la fine di maggio in Italia e Spagna prima del tradizionale tour estivo».

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