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Lavora all'ospedale Manzoni

Il prefetto di Lecco ha detto grazie a Emanuele, l’infermiere di Mozzo vittima di razzismo

Qualche giorno fa, un automobilista ha apostrofato il 33enne originario dello Sri Lanka con un: «Tornatene a casa sul tuo barcone». Il dottor Castrese de Rosa: «Emanuele un esempio di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani»

Il prefetto di Lecco ha detto grazie a Emanuele, l’infermiere di Mozzo vittima di razzismo
Personaggi Mozzo e Curno, 16 Dicembre 2020 ore 15:18

Come raccontano i colleghi di PrimaLecco, questa mattina (16 dicembre) il dottor Castrese de Rosa, prefetto di Lecco, ha voluto incontrare personalmente Emanuele Moretti, 33enne di Mozzo, infermiere e volontario nel Corpo Nazionale Vigili del fuoco dal 2006 (nel numero in edicola di PrimaBergamo, che potete leggere QUI, raccontiamo la sua bella storia). Moretti, bergamasco a tutti gli effetti ma originario dello Sri Lanka, è infermiere all’ospedale di Lecco e nei giorni scorsi è stato vittima di un increscioso episodio avvenuto a un distributore di benzina proprio in provincia di Bergamo. Lì un automobilista, come ha raccontato Moretti in rete, lo ha insultato dicendogli di «di tornare sul barcone».

Un episodio, quello degli insulti razzisti, che definire deprecabile è un eufemismo, tanto che il prefetto ha voluto proprio incontrare Moretti non solo per dargli un attestato ufficiale di vicinanza, ma anche per ringraziarlo per tutto quello che ha fatto e che che fa per la comunità. «Emanuele, che svolge una professione in ambito sanitario ed è, altresì, volontario dei vigili del fuoco, è un esempio di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani, che merita il plauso dell’intera comunità».

Emanuele Moretti, 33 anni, di Mozzo

Un uomo dal cuore grande, Emanuele Moretti. Che recentemente è balzato agli onori della cronaca per un gesto di grande umanità ed empatia compiuto in un momento di enorme dolore, nel pieno della prima ondata pandemica. Erminia Frigerio, residente a Suello (Lecco), aveva lanciato su Facebook un appello per cercare l’infermiere che aveva accompagnato il padre Francesco, morto in ospedale a 73 anni lo scorso 24 marzo, nei suoi ultimi istanti di vita. Grazie al tam tam in rete, la donna è riuscita proprio a risalire a Moretti, che aveva mostrato a Frigerio un messaggio da parte dei suoi nipoti. Un contatto con i suoi cari, l’ultimo, il più dolce, prima di chiudere gli occhi per sempre.

«Quando ci siamo sentiti ha sminuito il suo gesto, dicendo che per lui è del tutto normale – ha raccontato la Erminia Frigerio -. Ma credo che invece la sua umanità abbia fatto la differenza. Non era affatto scontato vista l’eccezionalità della situazione in cui medici e infermieri si sono trovati e purtroppo ancora si trovano a operare. Grazie a quello che ha fatto, ci possiamo sentire fortunati: leggere quel messaggio a papà è stato come essere con lì con lui. Un privilegio che molti altri non hanno potuto avere».

La donna e l’infermiere si sono poi anche incontrati di persona. «Si ricordava benissimo di quell’episodio. Eppure sono passati otto mesi. Questo significa che lavorare in quei reparti è un’esperienza che segna tantissimo: ricordarsi delle persone e superare le barriere fisiche sostenendole, denota un animo sensibile – ha aggiunto la suellese -. Quando ci siamo parlati, entrambi ci siamo commossi. Lui non se lo aspettava, perché mi ha spiegato che al suo team di infermieri dice sempre “fate di tutto affinché ci sia umanità” e perciò dà per scontato siano cose normali. Ma per noi è stato importantissimo quello che ha fatto: ha mostrato a papà le foto dei nipoti e ha letto il loro messaggio. Questo nonostante turni massacranti, bardati da capo a piedi. Avrebbe potuto essere stanco, pensare di farlo il giorno dopo. Eppure il giorno dopo sarebbe stato troppo tardi: ecco perché quel momento per noi ha fatto la differenza».