Ribelli al regime dal 2012

Origine e rivalità dei turcomanni la minoranza addestrata da Ankara

Origine e rivalità dei turcomanni la minoranza addestrata da Ankara
25 Novembre 2015 ore 10:40

Il velivolo russo abbattuto nei cieli al confine tra Siria e Turchia è precipitato in una zona caratterizzata dalla massiccia presenza turcomanna. È proprio questa popolazione, di origine turca, a rappresentare un ulteriore casus belli tra Ankara e Mosca, già arroccate su posizioni opposte nei confronti della guerra siriana. Il vicecomandante di una delle divisioni dei ribelli turcomanni che combattono Assad ha fatto sapere all’agenzia di stampa Dogan che entrambi i piloti sono stati uccisi dalle loro milizie: «Abbiamo sparato ai piloti mentre atterravano coi paracadute. I corpi sono qui» è stata la lapidaria dichiarazione. Ma nella mattina di mercoledì il presidente russo Putin ha invece offerto una verità diversa: uno dei due uomini è stato recuperato nella notte, grazie ad un blitz delle forze armate russe.

 

 

La protezione turca. Ancor prima, però, dello scontro avvenuto ieri, i turcomanni, chiamati anche turkmeni, erano nel mirino dei jet russi, o almeno questo è quello che sostiene la Turchia. Per questo motivo domenica scorsa, quando ancora non si sapeva che cosa sarebbe accaduto il giorno dopo, il premier turco Ahmet Davutoglu affermava che Ankara non avrebbe esitato a prendere le misure necessarie, anche sul suolo siriano, per difendere i suoi confini e per proteggere la minoranza turkmena in Siria, che è ostile al governo di Assad e rappresenta una delle frange della galassia dei ribelli siriani.

 

 

L’esodo dalla Siria. Davutoglu ha usato parole molto esplicite in merito: «Alle nostre forze di sicurezza sono state date istruzioni di reagire a qualsiasi sviluppo che potrebbe minacciare la sicurezza dei nostri confini. Se ci fosse un attacco che potrebbe portare a un intenso flusso di rifugiati verso la Turchia, le misure necessarie verrebbero prese sia in Siria che in Turchia». I turcomanni sono nemici di Assad, e rappresentano una delle pochissime minoranze, forse l’unica, che il regime siriano non ha tutelato. Le parole di Davutoglu, lette con il senno di poi, sembrano essere quasi profetiche dell’abbattimento del jet russo che sarebbe arrivato due giorni dopo, e sono state pronunciate dopo che almeno 1.500 turcomanni provenienti dal nord-ovest della Siria erano giunti nel sud-est della Turchia in fuga dai raid aerei russi nella regione. Il timore di Ankara è che ora i numeri possano assumere dimensioni ben più ampie, con 35mila persone in viaggio dalla Siria alla Turchia.

Chi sono i turcomanni. I turcomanni vivono nelle regioni dell’Asia centrale a est del mar Caspio, sull’altopiano anatolico e sulle pendici orientali dell’altopiano iranico, cioè in Iraq, Siria e Iran. Complessivamente, secondo stime che tuttavia non sono ufficiali, si tratta di un numero di persone che va dai 1,5 ai 3,5 milioni. La maggior parte di loro parla arabo, mentre una minoranza parla ancora una variante locale del turco moderno e azeri. Nella Siria di oggi, martoriata dalla guerra civile, si stima che siano rimasti poco più di 200mila turcomanni, pari all’1% di quanti vivevano prima dello scoppio della guerra. Vivono di allevamento di bestiame e di tessitura di tappeti. Professano per lo più la religione musulmana sunnita e hanno un’organizzazione sociale di tipo patriarcale.

 

 

Ingresso in guerra. Dal 2012 i turcomanni si sono schierati nelle fila dell’opposizione siriana, dopo che per anni i loro uomini si sono addestrati nell’esercito del loro più grande alleato dell’area, la Turchia. Sebbene per definizione i turcomanni siano musulmani di stampo piuttosto moderato, quando hanno fatto il loro ingresso in Siria hanno scandito i loro slogan anti-regime brandendo le bandiere nere dell’islam radicale, anche se con l’Isis non hanno nulla a che vedere.

I raid russi sui villaggi. La popolazione turcomanna è protetta da Ankara, così come le sue brigate, che si stima siano 12 unità armate attive nella zona dove è avvenuto l’incidente aereo. Nei giorni scorsi, prima che il jet russo venisse abbattuto, l’esercito regolare siriano ha condotto una serie di attacchi ai loro danni, col sostegno dei russi. Un fatto che ha determinato la convocazione dell’ambasciatore russo dal governo turco e la richiesta di una riunione del Consiglo di Sicurezza dell’Onu per la discussione del problema. In quell’area, denominata Bayırbucak, non è ancora stata rilevata la presenza dello Stato Islamico, altro grande nemico dei turcomanni. La zona da tempo è nel mirino degli scontri tra brigate turcomanne, l’esercito siriano, le forze iraniane e gli sciiti libanesi di Hezbollah.

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