Comincia il nuovo corso del football

Infantino nuovo presidente Fifa L’era Blatter è davvero finita

Infantino nuovo presidente Fifa L’era Blatter è davvero finita
Personaggi 26 Febbraio 2016 ore 10:10

La Fifa volta pagina. Oggi, venerdì 26 febbraio, è stato eletto il nuovo presidente: l’italo-svizzero Gianni Infantino. Dopo 18 anni di “dittatura Blatter” e gli scandali che hanno investito anche Michel Platini, per l’organo di governo del calcio mondiale è una data storica. In lizza c’erano cinque candidati: “Tokyo” Sexvale, sudafricano amico di Nelson Mandela, ricco, ricchissimo, che non ha voluto ritirare la candidatura nonostante avesse poche chance di farcela; Jerome Champagne, che ha preso una manciata di voti, così come il Principe di Giordania, Ali Bin-Hussein, già sconfitto da Blatter, che non aveva possibilità di successo. A giocarsela, confermando i pronostici, sono stati Infantino, segretario generale dell’Uefa, e Salman Al-Khalifa, lo sceicco del Bahrain. Alla fine ha prevalso Infantino con 115 voti conquistati alla seconda votazione, mentre lo sceicco si è fermato a 88. Infantino, 45 anni, è il decimo presidente della Fifa e la guiderà per i prossimi 4 anni. Con un colpo di reni è riuscito a guadagnarsi la fiducia dell’Europa e dell’Africa e ha preso in dote il pacchetto voti del principe giordano Alì. A lui spetta ora di fare le riforme annunciate, basate sulla trasparenza, per restituire fiducia nel governo mondiale del football.

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Infantino, dalla Svizzera. È stata una partita a due, dunque, tra il politico e lo sceicco, l’uomo che ha lavorato per anni con Michel Platini e il potente asiatico, l’uomo che per molti era solo la continuità di Blatter. Qualche giorno fa Infantino si era presentato a Robben Island per visitare la cella di Nelson Mandela, l’ultimo omaggio all’Africa che certo non è stato casuale. Nato in Svizzera, avvocato, il nuovo presidente della Fifa dal 2009 lavorava come segretario generale dell’Uefa. I genitori sono nati in Italia, emigrati a Briga negli anni Sessanta. Mamma aveva un chiosco per la vendita di giornali e cioccolata, lui lavorava nelle ferrovie (vagoni letto). «Sono cresciuto in stazione. I treni sono stati fondamentali per i miei studi». Per pagarseli infatti lavorava nelle carrozze letto e alla pulizia dei vagoni. «Ho lavorato sodo, specializzandomi in diritto sportivo». Da piccolo amava Altobelli e Beccalossi dell’Inter e, ovviamente, «tutti i campioni di Spagna ’82». Lo hanno sostenuto in molti: Capello e Toldo, Seedorf, Roberto Carlos e Mourinho, Materazzi, Nakata, Zanetti. “Gianni for president” gridava anche sir Alex Ferguson. Aveva dichiarato che un congresso Uefa costa 750 mila sterline, uno Fifa 20 volte tanto. Il suo motto è «restituire il calcio alla Fifa e la Fifa al calcio». A Repubblica ha detto: «Sono un riformista, servono riforme. Ma anche uomo di azione. L’urgenza è ricostruire fiducia con riforme strutturali e culturali: un nuovo consiglio e un limite al mandato dei dirigenti, presidente incluso». È di quelli che bocciano la Superlega.

 

 

Al Khalifa, lo sceicco dal Bahrain. Lo sconfitto, Salman Bin Ebrahim Al-Khalifa, è nato a Riffa il 2 novembre 1965, membro della famiglia reale (è cugino del re del Bahrain), dopo la laurea ha coperto vari ruoli presso la Bahrain Football Association fino a diventarne presidente nel 2002. Poi è diventato presidente dell’Afc, facendo parte pure del comitato disciplinare Fifa. Sarebbe stato il primo presidente arabo musulmano alla guida del calcio mondiale. Avrebbe avuto un ruolo di ambasciatore e si diceva che avrebbe ripulito un mondo corrotto. Sicuri? Dall’Australia era arrivata la protesta di Hakeem Al Oraibi, calciatore esiliato. Ha raccontato che Al-Khalifa avrebbe perseguitato gli atleti scesi in piazza del 2011 per sostenere la democrazia in Bahrain. «Non ho scheletri nell’armadio», aveva giurato Al-Khalifa, che nei giorni scorsi appariva abbastanza sicuro della vittoria. Il suo programma prevedeva l’aumento del numero di nazionali alla fase finale dei Mondiali (fino a 40, come propone Infantino), controlli anti-doping più efficaci, partite con un tempo effettivo di 60 minuti come nell’Nba e una netta separazione tra potere politico e amministrativo all’interno della Fifa. Tifoso del Manchester United, ha fatto il calciatore dilettante e voleva ampliare il calcio femminile.

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