Israele attaccherà?

09 Luglio 2014 ore 09:25

Quella di Gaza non è una crisi, come si scrive. È una condizione preagonica, per usare un termine medico che si riferisce alla condizione di chi morirà certamente nelle prossime ore, ma non si sa precisamente quando.
Dura, questa condizione, da parecchi anni – per questo è improprio il termine “crisi”.
Per utilizzare solo riferimenti accessibili al grande pubblico ricordiamo una puntata di “Porta a porta” di qualche anno fa. Erano presenti, fra gli altri, Edward Luttwak – politologo americano esperto di strategia militare – e Nemer Hammad, considerato il portavoce di Arafat in Italia.

Luttwak – che per ragioni indipendenti dalla sua volontà quando si esprime in pubblico dà sempre l’impressione di un generale che detti le condizioni di resa a un nemico vinto – stava disegnando un quadro della situazione mediorientale piuttosto fosco. Aveva suscitato un notevole innalzamento della temperatura del dibattito parlando delle barbe e dei turbanti degli ayatollah iraniani e provocato il risentito intervento dell’ospite palestinese.
Il quale – bravissima persona, fra l’altro – aveva trovato modo di patrocinare la causa dei suoi amici stretti nella morsa di Gaza.
L’altro lo aveva lasciato parlare soltanto per poter replicare nella calma più assoluta che della sorte dei Palestinesi non interessava assolutamente niente a nessuno. Si mettessero l’anima in pace, perché era solo questione di tempo. La loro fine era inevitabile.

Quella tra Israele e gli abitanti della Striscia più tristemente famosa del mondo (e dei loro fratelli sparsi altrove, nella stessa regione) è una guerra di logoramento diplomatico che di quando in quando presenta alcuni episodi militari. Per la disparità delle forze in campo questi assomigliano alla lotta fra un pitbull e un barboncino.
A nessun altro Paese sarebbe permesso ciò che è consentito a Israele, sia sul piano del diritto internazionale che su quello più propriamente bellico. La stampa di tutto il mondo sembra dare più valore ai razzi da mercato delle pulci puntati sul suo territorio che all’apparato tecnologico che consente ai missili di Gerusalemme di colpire le auto e le abitazioni dei rappresentanti di Hamas agganciandosi alla frequenza delle loro utenze telefoniche – come si dice in giro.

Entreranno gli Israeliani nella Striscia anche per via di terra? Aspettiamo a vedere che posizione prenderanno le emittenti televisive internazionali. Nel nostro secolo, anche i media fanno parte dei dispositivi pronti a intervenire sul campo di battaglia, e i Palestinesi, da questo punto di vista, sono messi ancor peggio che con le armi.
Purtoppo Luttwak aveva ragione. E tutti lo sapevano, fin da allora.

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