Moriva a New York 25 anni fa

Keith Haring, «l’arte è per tutti»

Keith Haring, «l’arte è per tutti»
17 Febbraio 2015 ore 16:03

«Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare». E ancora: «La mia opera funziona così bene con il pubblico perché non è così difficile da esaminare per chi non ha idee preconcette riguardo a ciò che si suppone sia o non sia arte. Tutte le mie idee si basano su questa concezione molto semplice dell’arte». È con queste parole che si deve ricordare l’immenso genio di Keith Haring, il famoso artista morto il 16 febbraio di 25 anni fa a New York, stroncato dall’Aids a soli 32 anni.

 

 

Il genio. La sua cosiddetta Popular Art, come emerge chiaramente dalle citazioni riportate, voleva essere un’arte comprensibile da tutti. Ma non solo. Doveva poter anche raggiungere il cuore di tutti. È questa la ragione per cui la sua attività non inizia tra le mura di un privato atelier. Al contrario, armato di gesso bianco, comincia a farsi conoscere (anche tra le autorità giudiziarie) disegnando sulla carta nera incollata sopra i vecchi manifesti pubblicitari nelle stazioni della metropolitana di New York. Fin dalle sue prime rappresentazioni emerge tutta la sua genialità. Spinto dal desiderio di far qualcosa che tutti possano comprendere e osservare, inventa un nuovo linguaggio visivo, semplice, chiaro e universale. Infatti, chi non conosce oggi le sue frizzanti e dinamiche figure stilizzate? I personaggi dei suoi disegni sono sempre colorati e gioiosi: gli omini di Keith si abbracciano, si amano e danzano tra loro fondendosi in un unico essere.

La formazione. Figlio di un fumettista, Haring si avvicina all’arte spinto e incoraggiato proprio dal padre. Al termine del liceo, s’iscrive all’Ivy School of Professional Art di Pittsburgh e, in seguito, alla scuola di commercial-art. Ma entrambe le esperienze non lo soddisfano e per questo, una dopo l’altra, le abbandona. Nel 1976, appena maggiorenne, inizia a girare tutto il Paese in autostop, conoscendo molti artisti di strada e graffitari. Tornato a Pittsburgh, decide di iscriversi all’Università e per mantenersi lavora come cameriere alla mensa di una fabbrica locale. Poi trova un impiego presso un locale che espone oggetti d’arte. E proprio qui inizia la sua ascesa in campo artistico: sarà questo il luogo che ospiterà la sua prima mostra personale di disegni. Siamo nel 1982 e a questa sua prima esposizione ne seguiranno altre in giro per il mondo.

 

 

Il successo. Nel 1983 espone a San Paolo del Brasile, a Londra e a Tokyo. Nel 1984 si reca a Bologna, invitato da Francesca Alinovi, per proporre le sue creazioni nella mostra Arte di Frontiera. Nel 1985, a Milano, dipinge una murata nel negozio Fiorucci. Nello stesso anno inizia a dipingere su tela, incoraggiato da Andy Warhol e Basquiat. Espone poi i suoi dipinti a New York nella Tony Shafrazi Gallery e le sue sculture di acciaio alla Leo Castelli Gallery. La consacrazione definitiva avviene nel 1986, quando Keith apre il suo atteso negozio d’arte, il Pop Shop, dove vende gadget e riproduzioni delle sue opere facendo entrare la sua arte nella vita quotidiana di tutti i giorni. Quello stesso anno Keith Haring dipinge ben 107 metri del muro di Berlino.

L’omosessualità. Un giorno, durante un’intervista, dice: «Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l’Aids io, non lo prenderà nessuno». Keith Haring non ha mai celato la sua omosessualità. Alcune biografie riportano che già nel ‘76 era solito frequentare la Castro Street di San Francisco, zona rinomata per essere il cuore della comunità gay californiana. Inoltre ha più volte partecipato a manifestazioni pro diritti gay ed anti-omofobia. Pochi mesi dopo la dichiarazione sopra citata, in un’intervista a Rolling Stone rivela di essere malato di Aids. Per questa ragione sceglie di trascorrere gli ultimi anni della sua vita promuovendo numerose campagne di sensibilizzazione su quella che ai tempi era una malattia poco conosciuta e molto misteriosa. Naturale che nel frattempo abbia continuato la sua attività artistica con murales dedicati a questa malattia. Fonda anche la Keith Haring Foundation, a favore dei bambini malati di Aids, ente tutt’oggi ancora attivo.

 

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