Mentre Shanghai crolla...

La Brembo e la crescita del 630% La vera America finanziaria è qua

La Brembo e la crescita del 630% La vera America finanziaria è qua
11 Agosto 2015 ore 07:45

Ci sono due cose che i broker di tutto il mondo tengono bene a mente di questi tempi: che la tecnologia piace un sacco, ma anche che è un settore finanziario assai rischioso. Tutto cominciò nel 1997, quando sul mercato azionario americano e di altri Paesi industrializzati si concretizzò un rapido aumento del valore delle aziende attive nell’ambito di Internet e nei relativi settori. Fino al 2000, il triennio fu segnato dalla fondazione di un numero elevato di nuove aziende con scopo sociale di svolgere attività nel settore informatico, generalmente chiamato Dot-com. Erano compagnie scarsamente capitalizzate, di piccole dimensioni, molto esposte in un settore fortemente sovrastimato. E infatti, dopo che l’indice NASDAQ toccò il suo valore massimo il 10 marzo 2000, scoppiò quella che venne rinominata “la bolla delle Dot-com”: tutti investivano su queste piccole aziende, convinti fossero il futuro. Peccato che la maggior parte fallì nel giro di pochi mesi, dilapidando un capitale enorme.

 

Social Media Stocks Dip

 

Da Twitter e Facebook a Shangai. Un insegnamento, dissero allora i broker di Wall Street; ma come spesso capita nella nostra epoca, gli insegnamenti entrano in un orecchio ed escono dall’altro. Oggi, infatti, secondo molti analisti il rischio è che svariati investitori, anche italiani, si trovino innanzi a una nuova bolla del settore informatico. Colpa della discesa in campo (finanziario) di colossi del web quali Google, Facebook e Twitter. Dopo aver debuttato sui listini con quotazioni record, oggi i loro valori, in particolare quelli dei due famosissimi social, sono in picchiata. Altro segnale degli elevati rischi che si corrono quando si investe in questi settori è il recente crollo della borsa di Shangai, nato proprio dalla pesantissima flessione dei titoli tech. Insomma, investire sulla tecnologia piace agli investitori, attratti dalle promesse di ottimi guadagni in tempi di un click del mouse, ma è ancora decisamente rischioso.

Guardiamo nel nostro giardino. In Italia, in particolare, sono tanti a doversi mangiare le mani tra coloro che hanno deciso di puntare forte su queste realtà lontane. Sì, perché l’Ufficio Studi de Il Sole 24 Ore ci racconta come, nella Borsa nostrana, le sorprese migliori siano arrivate proprio da aziende emblema del made in Italy; «titoli saliti a razzo ma con continuità, segno della buona salute reddituale delle società» spiega il quotidiano economico. I titoli di cui parla Il Sole sono titoli che, negli ultimi 5 anni (gli anni dove la crisi ha picchiato più duro), hanno realizzato performance di crescita superiori al 200 percento, fino ad arrivare anche al 700 percento. Numeri che lasciano a bocca aperta e che dimostrano come l’Italia rappresenti ancora un’industria tra le migliori al mondo. Tra queste eccellenze spicca anche una realtà che Bergamo conosce bene: la Brembo.

 

 

La Brembo non frena, anzi. L’azienda, leader mondiale nella progettazione, sviluppo e produzione di sistemi frenanti e componentistica per auto, moto e veicoli industriali, ha visto triplicare la sua redditività sul patrimonio netto e a fine 2014 si trovava all’invidiabile quota del 32 percento. Ma a lasciare a bocca aperta sono altri numeri: in 5 anni ha prodotto utili per 371 milioni e il suo titolo ha messo a segno in borsa, con una progressione quasi lineare, la bellezza del 630 percento nello stesso periodo di tempo. Come commenta Il Sole 24 Ore, altro che Google o miracolo della Borsa cinese. Concentrandoci sul primo semestre del 2015, la Brembo ha dimostrato, numeri alla mano, di non aver intenzione di frenare (a scapito della sua attività): i primi 6 mesi si sono chiusi con un fatturato in crescita del 15,2 percento, a 1.038 miliardi; l’utile netto è cresciuto invece del 39 percento, a 89 milioni. Entrambi risultati in linea con le attese degli analisti, sintomo di un’azienda che funziona alla perfezione. Parallelamente a questi grandi risultati, è calato di ben 75,6 milioni l’indebitamento finanziario netto, nonostante i 63,4 milioni di investimenti.

Il presidente Alberto Bombassei, che nel 1961, anno di fondazione dell’azienda bergamasca, già c’era insieme a papà Emilio e a Italo Breda, ha commentato questi dati sottolineando come siano «la conferma della bontà degli investimenti fatti, ma soprattutto vanno a sostegno di quelli molto importanti programmati per i prossimi anni a livello mondiale». Perché la Brembo, negli ultimi 10 anni, ha incrementato di 15 volte la propria presenza produttiva fuori dall’Italia: il gruppo è oggi presente in India, Polonia, Repubblica Ceca, Cina, Brasile, Argentina, Stati Uniti e Messico. Proprio in questi ultimi due Paesi l’azienda sta portando a termine ampliamenti dei siti produttivi, per un investimento complessivo da 100 milioni, che si concluderà a fine 2016. Questo perché, per quanto la Brembo sia già competitiva, necessita di aumentare la produzione per toccare vette ancora più alte.

 

Borsa piazza affari dito medio Cattelan

 

Le altre belle (e ricche) realtà italiane. A sedere nell’Olimpo dei migliori titoli azionari italiani dell’ultimo quinquennio insieme alla Brembo troviamo anche pochi altri titoli cresciuti a ritmi così vertiginosi. Sulla soglia del 200 percento di crescita ci sono Yoox (gruppo italiano che si occupa di e-commerce nel settore della moda e del design), Luxottica (gigante mondiale degli occhiali) e Azimut (società di servizi finanziari). Cresce del 350 percento, invece, Banca Ifis, piccola banca veneta specializzata nel credito alle Pmi e nel factoring; poco sopra il 200 percento di crescita, invece, ci sono Ei Towers (che gestisce torri di trasmissione), Ima (industria del packaging) e Interpump (pompe industriali). La società di moda Aeffe ha stupito tutti con il suo secco più 500 percento in 5 anni. Ma, addirittura meglio della Brembo, ha fatto la Digital Bros, società produttrice di videogiochi, il cui titolo è salito addirittura del 769 percento: 5 anni fa valeva poco più di un euro, oggi è salito a quota 11,3 euro. Complimenti a chi ha creduto in queste aziende, hanno dimostrato che la vera America può essere anche in Italia.

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