La crisi della Dea in 8 punti E ora Gasp rischia davvero

24 Settembre 2016 ore 06:00

Beffardo, il calcio. Il Crotone è stato il trampolino di lancio di Gasperini nel triennio 2003-2006, il Crotone può essere il capolinea dell’avventura atalantina del tecnico torinese. Se la Dea perde anche lunedì a Pescara contro i calabresi, la panchina di Gasperini può saltare subito anche in considerazione del trittico terribile che attende i nerazzurri in ottobre (Napoli in casa e, dopo la sosta del campionato per gli impegni della Nazionale, Fiorentina al Franchi e Inter in casa).

In ordine di probabilità, i possibili sostituiti di Gasperini si chiamano: Prandelli, Reja, Pioli. Per una curiosa coincidenza, tutte e tre hanno avuto a che fare con la Lazio, indirettamente o direttamente. Prandelli in estate era stato ad un passo dal ritorno a Bergamo, ventitré anni dopo avere iniziato a Zingonia la sua carriera di allenatore. Poi è sceso in campo Lotito e Cesare, da galantuomo qual è, si è fidato della parola data. Com’è andata finire lo sapete: saltato Bielsa, ad allenare la Lazio è stato richiamato Simone Inzaghi, già destinato alla Salernitana.

Reja, che la Lazio ha guidato dal 2010 al 2012, tornando sulla sua panchina al posto di Petkovic nei primi sei mesi del 2014, a Bergamo ha centrato due salvezze consecutive: non è stato confermato, ma è rimasto in ottimi rapporti con il club.

Pioli è sotto contratto con Lotito sino al 30 giugno 2017 con ingaggio di 1 milione di euro: nel biennio biancoceleste, concluso anticipatamente a sette giornate dalla fine dell’ultimo torneo, quando venne sostituito da Simone Inzaghi, il suo miglior risultato è stato il terzo posto della stagione 2014-2015, culminato con la qualificazione al preliminare di Champions League dove la Lazio è stata eliminata dal Bayer Leverkusen.

La situazione atalantina sta precipitando a causa del disastroso avvio stagionale. Il giorno dopo il gol di Nestorovski, se possibile, la situazione è più desolante del giorno prima. Il quadro è inquietante e non induce all’ottimismo:

1) la bruciante sconfitta interna con il Palermo, i fischi e la contestazione dei tifosi hanno acuito la frustrazione di un ambiente che stenta a riconoscere in questa Atalanta la vera Atalanta;

2)  il penultimo posto in classifica;

3) la peggior difesa del campionato (11 gol incassati in 5 incontri);

4) i continui cambiamenti di modulo e la confusione tattica che ha reso la squadra né carne né pesce;

5)  la crisi di Paloschi, finito in panchina dopo avere sbagliato il rigore a Cagliari;

6) la mortificazione di Sportello, uno dei migliori portieri della Serie A, già pezzo da novanta del mercato e ora degradato a riserva di Berisha, sebbene si assicuri che la schiena del mancato vice Reina stia benissimo;

7) le incomprensioni del tecnico con Kessié, gioiello molto prezioso del’Atalanta, quarto cannoniere del campionato assieme a Dzeko, Borriello, Milik e Belotti (4 gol in 5 gare), alle spalle di Icardi, Bacca e Callejon. Il 19enne ivoriano è stato pubblicamente strigliato da Gasperini per avere calciato il penalty contro il Toro, soffiandolo a Paloschi, salvo pochi giorni dopo essere rinominato rigorista dallo stesso Gasperini. Risulta che, all’indomani della vittoria sui granata, ci sia stato una seconda, privata reprimenda dell’allenatore al centrocampista, il quale non ha decisamente gradito.

8) Last but not least, l’ira di Antonio Percassi. Raccontano sia stata di impressionante durezza la requisitoria pre Palermo pronunciata dal presidente a Zingonia davanti a una squadra muta e a capo chino. E pensare che, ufficialmente, alla vigilia dell’impegno con i siciliani, Sartori aveva ribadito totale fiducia in Gasperini, affermando come il tecnico non fosse assolutamente in discussione. Poi ha segnato Nestorovski.

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