È la sorella dell'emiro del Qatar

La donna che può spendere un miliardo di dollari in opere d’arte

La donna che può spendere un miliardo di dollari in opere d’arte
05 Maggio 2015 ore 12:14

Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani: un nome talmente lungo che non ci sta nel passaporto, ma che è direttamente proporzionale al suo amore per l’arte e, soprattutto, alla cifra iperbolica che può spendere, ogni anno, per la sua passione, ovvero 1 miliardo di dollari. Una passione che però, con animo generoso, non tiene tutta per sé, ma condivide con tutto il suo Paese, il Qatar. Questa 32enne, infatti, è la sorella dell’emiro del Qatar ed è a capo della società gestrice dei musei del Paese nel cuore del Golfo Persico, la Qatar Museum Autority. Il 2 maggio, a Torino, Sheikka Al Mayassa (ci perdoni se abbreviamo) ha ricevuto dalle mani di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo il premio StellaRe 2015, award istituito nel 2006 dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e assegnato annualmente alle donne che, con il loro lavoro, il loro impegno e le loro idee, hanno tracciato nuovi sentieri nei campi più diversi del sapere, con una particolare attenzione alle più complesse strategie culturali, politiche ed economiche che articolano la società contemporanea.

 

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È solo l’ultimo e, forse, il meno altisonante (non si offenda la signora Patrizia Sandretto Re Rebaudengo) tra i riconoscimenti che Sheikka Al Mayassa ha ricevuto negli ultimi anni. Due, in particolare, hanno un lustro tutto loro: l’essere stata inserita tra le 100 donne più potenti al mondo del 2014 dalla rivista Forbes, al 91esimo posto, e l’essere stata nominata, nel 2013, la figura più influente nel mondo dell’arte dal magazine più noto e apprezzato del settore, ArtReview. Come decidere diversamente, del resto, quando ci si trova innanzi a una donna con una tale passione per l’arte da essere disposta a spendere più soldi del Moma e della Tate Gallery messi assieme? Ebbene sì, perché stando ai conti fatti sia da Bloomberg che dal New York Times, Sheikka Al Mayassa ha un portafogli spendibile in opere d’arte pari alla cifra record di 1 miliardo di dollari l’anno. Per capirci meglio, nel 2012 il Museum of Modern Art di New York (Moma) chiuse l’anno fiscale con spese in opere pari a 32 milioni di dollari, mentre il Metropolitan 39 milioni. Briciole a confronto della Qatar Museum Autority.

Negli ultimi anni, Sheikka Al Mayassa ha frantumato ogni record di spesa pur di aggiudicarsi le opere più amate e apprezzate presenti sul mercato internazionale dell’arte. Il primo “colpo” arrivò nel 2007, quando si aggiudicò per ben 70 milioni di dollari il quadro White Center di Rothko. Quello stesso anno sborsò 20 milioni di dollari per aggiudicarsi l’opera Pills Cabinet di Damien Hirst, cifra più alta mai spesa per un artista ancora in vita. Nel 2011, invece, portò nel Golfo del Persico niente di meno che Giocatori di carte di Cézanne, dopo una trattativa privata il cui costo è rimasto segreto ma che i sussurri dei ben informati affermano avvicinarsi all’astronomica cifra di 250 milioni di dollari. Se così fosse, sarebbe ampiamente la cifra più alta mai pagata per un’opera d’arte. Ma non solo opere dai costi iperbolici, perché Sheikka Al Mayassa ha puntato anche sulla quantità, oltre che sulla qualità, portando in Qatar una gran mole di opere, tutte firmate da alcuni dei più grandi artisti di sempre, come Francis Bacon, Roy Lichtenstein, Andy Warhol e Jeff Koons. La media di spesa in opere d’arte mantenuta tra il 2005 e il 2013 è stata pari a 600 milioni di dollari l’anno.

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Prima ancora che suo fratello diventasse emiro (era il giugno del 2013), Al Mayassa aveva ricevuto dal padre e dalla madre, la potentissima sceicca Mozah, seconda moglie dell’emiro e vera eminenza grigia del piccolo emirato, un mandato chiaro: mettere l’allora sconosciuto Qatar al centro del mappamondo artistico internazionale, trasformando Doha in una delle capitali mondiali della scultura, dell’architettura e della pittura. Una missione impossibile secondo molti, tenendo conto che il Qatar è un Paese i cui abitanti, fino a una generazione fa, vivevano come nomadi e basavano la loro economia sul commercio di perle. Ma una missione possibilissima, in realtà, se hai a disposizione le cifre astronomiche di cui stiamo parlando. E così, in pochi anni e con un’oculatezza decisamente inaspettata per una giovane donna che non ha mai studiato l’arte (è laureata alla Duke University in letteratura e scienze politiche), è riuscita a trasformare il volto artistico di Doha: la realizzazione del museo di arte islamica dell’archistar Pei sul lungomare, quello di arte araba contemporanea alla periferia della città, altri due ricchissimi ed enormi progetti in fase di realizzazione, che lasciano senza parole i visitatori.

Nata nel 1983, i suoi compagni di università la descrivono come una ragazza molto curiosa, brillante e umile. Nonostante sia consapevole dell’enorme potere che ha nelle mani la sua famiglia, non si è mai interessata alla politica e alla geopolitica. Negli anni è riuscita a emanciparsi, ma dicono anche che è, da sempre, molto legata alla ferrea volontà della potente madre. Oltre a essere stata nominata da Forbes tra le donne più potenti al mondo, sempre nel 2014 è finita anche nella classifica delle 100 persone più autorevoli del pianeta stilata dal Time. Oltre che dirigere i musei del Qatar, organizzare mostre e investire milioni di dollari in arte, Sheikka Al Mayassa opera anche in prima linea a favore dei bambini vittime di situazioni di crisi in Asia e nel Medio Oriente. È infatti presidente dell’organizzazione non governativa Reach Out To Asia, che si adopera per assicurare loro un’educazione e un futuro migliori. Proprio per questo suo ruolo ha ricevuto a Torino il premio StellaRe 2015.

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