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l'ultimo abbraccio

La poesia del figlio, in morte di Evelino Bettinelli di Curno: «Mòla mia papà, a m’ sé che…»

Racconta la storia di famiglia. «Contadini di Berbenno, boscaioli in Francia e Svizzera. Ha imparato l’arte da nonna Caterina. Risotti, stufati, polenta e coniglio». La passione per il ciclismo e quell’ultimo ricordo

La poesia del figlio, in morte di Evelino Bettinelli di Curno: «Mòla mia papà, a m’ sé che…»
Personaggi Mozzo e Curno, 13 Aprile 2020 ore 15:52

di Monica Sorti

Un’altra vittima del coronavirus tra le persone che hanno fatto la storia di Curno. Stiamo parlando di Evelino Bettinelli, classe 1946, una vita dedicata all’attività di famiglia, il ristorante Bettinelli, conosciuto fino a un paio di anni fa come l’Alpino di Curno. Era ricoverato al Policlinico San Marco di Zingonia da quando le sue condizioni si erano aggravate per una polmonite. Il figlio Marco, che ha lavorato fianco a fianco con lui fino a un paio di settimane fa, quando Evelino ha accusato qualche linea di febbre, ci racconta la sua storia.

«La nostra famiglia nasce con un’impronta contadina. I miei antenati, originari di Berbenno, nella Val Imagna, hanno comunicato a lavorare come boscaioli in Svizzera e in Francia». Finché il nonno Marino, insieme con i suoi fratelli, decise di trasferirsi in pianura e arrivarono  a Curno. «Qui comprarono della terra, la lavorarono e, come da tradizione bergamasca,  acquistarono anche un po’ di bestiame». Dopo esser venuto a conoscenza della possibilità di ottenere licenze per il commercio, il nonno Marco decise di aprire un ristorante. «Era il 1962 e, da allora, la mia famiglia ha sempre portato avanti questa attività».

All’inizio il ristorante  si chiamava Alpino. Solo due anni e mezzo fa si è deciso di cambiare il nome in Bettinelli, con il ritorno di Marco, dopo undici anni a Mozzo, dove aveva gestito il ristorante Alessandro. Da cosa derivava il precedente nome Alpino? «Dal fatto che il Gruppo Alpini di Curno si ritrovava spesso nei nostri locali». […]

Evelino Bettinelli da giovane, durante una gara ciclistica

Nell’attimo di sconforto in cui la salma di Evelino è stata portata via dall’ospedale di Zingonia, Marco ha scritto una poesia dedicata al padre. «C’è una frase in cui si parla dell’aglio. Mio papà mi disse, circa un mese fa, di cercargli l’aglio selvatico, quando fossi andato nei boschi con la bicicletta». L’aglio selvatico è un’erba cipollina che cresce spontanea e ha un sapore meno forte e più gradevole dell’aglio comune, ha mille proprietà e dà molto sapore ai piatti. «Un giorno ero in giro in bicicletta con Francesco e ho trovato un posto dove c’erano un centinaio di gambe di questo aglio selvatico. Le ho raccolte, estirpandole con un minimo di radice. Ho chiamato al telefono mio papà e gli ho detto di venire a prenderlo, perché ero in giro senza zaino e non avevo niente in cui metterlo».

Evelino ha poi piantato parte dell’aglio in un’aiuola del ristorante. «In questo mese è già cresciuto. Io ne ho parlato in questa poesia, ma non sapevo che l’aglio fosse un simbolo di rinascita nella nostra tradizione. Me l’ha spiegato una persona del Ducato di Piazza Pontida che ha letto la mia poesia, e che ben conosce le nostre usanze e tradizioni.  Ma io l’ho messo perché è uno dei miei ultimi ricordi con papà».

Ciao Papà
A m’ sé ché, a m’ sé ché con té…
Ol dutùr l’à dicc de ègn a saludàt…
perchè la pöl vèss l’öltima olta.
Quando a m’ ta ést, m’à capìt che l’éra düra ègn fò… ma a m’ te conòss,
e mé l’ sà che te stàntet a molà.
Mòla mia papà, a m’ sé che,
a m’ sé ché con té…
A me egn in met tüte i olte che m’a rognat…
per stüpidade certo… l’era quase bel
perché de spess te fàe contra…
ma ghé ülia des fete
per capì che l ‘ia polenta…
A mé l’ sà che i Bergamàsch
ì è dür cóme i sass,
cràpa bassa e laurà…
perchè gh’è mai de molà.
A gh’ è ü laùr che gh’ó de dìt
prima de ‘ndà, ol ài, che t’é piantàt vinte dé fa… l’à zamò bötàt.
Adess tel dighe a belase… in d’ela oregia… la to ma l’é n po’ frégia…
Ciao Papà …te pü posà

Marco Bettinelli

L’articolo completo a pagina 33 del numero di PrimaBergamo in edicola fino al 16 aprile, oppure sull’edizione digitale QUI.

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