La posta degli amori sfigati «Ho perso lui, nessuno mi capisce»

25 Novembre 2017 ore 09:45

Cara Alba,
Ti scrivo perché sto impazzendo. Tutti mi dicono che passerà, che è difficile ma ci siamo passati tutti, che ne arriverà un altro. Cazzate. Nessuno può capire, perché nessuno ha amato Paolo come l’ho amato io. E per questo non riesco a capire perché lui se ne sia andato via così, senza neppure uno straccio di scusa, di messaggino, di biglietto. Da un momento all’altro l’unica cosa che dava senso a tutto non c’è più. E la colpa è mia, solo mia, che ancora una volta sono riuscita a mandare all’aria l’occasione di essere felice. Ci ho provato, veramente; ce l’ho messa tutta. Ma, a quanto pare, non ce l’ho fatta, visto che Paolo non è al mio fianco. L’ho cercato, senza trovarlo. L’ho chiamato, senza che rispondesse. Gli ho scritto, ma ha visualizzato e non ha risposto. Poi mi ha bloccata, anche su Facebook. Mi ha cancellata, capisci? Perché nessuno capisce, nessuno. E io sto male, piango tutte le lacrime che ho negli occhi, sperando che la porta di casa si apra e lui sia lì. Ma non accadrà, vero?
Con disperazione,
Marta

 

Cara Marta,
Che dire, un galantuomo. Cuor di leone. Maschio di altri tempi. Il tuo è un concentrato di dialettica della fine dell’amore, una reazione da manuale. Chi soffre per amore prova tutta la sofferenza del mondo (come tutti), un dolore che nessuno può capire (come sempre). Hanno sempre detto tutti così. Chi soffre per amore deve anche subire qualche umiliazione, farsi chiudere il telefono in faccia, farsi ignorare una chiamata, due, dieci. Piangere e implorare per un perdono, un ritorno. Esaurisci questo passaggio velocemente. Chissà perché è così necessario guardare in faccia il fondo. Forse perché solo passando da lì puoi capire dov’è il tuo baratro, dove non devi stare. Ad esempio, da qualcuno che ti fa credere di essere la tua occasione di felicità. Da qualcuno senza un briciolo di senso della responsabilità. Fa schifo, credimi, passare per questa sofferenza. Ma ti invito a considerare una cosa. Quando avrai assorbito la botta, hai tutto lo spazio di manovra per pensare che è un vigliacco (vero), che farà così con tutte (molto probabile), che non era tutto sto granché, che quelle cravatte erano indecenti. Pensa se avesse fatto il signore, un addio da persona rispettabile che affronta di petto le situazioni e guarda l’altro negli occhi. Anche il coro di invettive delle tue amiche sarebbe stato silenziato. Sarebbe stata una tragedia. Hai la possibilità di togliere man mano l’alone di magia che lo circonda sostituendolo con le sue inadeguatezze oggettive da essere umano e quelle soggettive da ragazzino vigliacco. Insultarlo per ore. Liberazione, meraviglia. Ma vuoi sapere quale sarà la tua vera tragedia? Che richiamerà. E non sarà diverso.
Alba

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