La realtà, a volte, supera i sogni

09 Dicembre 2017 ore 06:00

Antonio Percassi salta con i giocatori sotto la Curva, i cui cori rimbombano nella notte di Reggio Emilia e nessuno dei quindicimila si vuole muovere da lì, perché questa del 7 dicembre 2017, è un’altra storia da consegnare al migliore anno della nostra vita. I numeri rimpiazzano le parole quando l’afasia ti assale, stupefatto di fronte a un’impresa senza fine. È la sesta e già pensiamo alla prossima, chiunque sia l’avversaria di febbraio. 14 punti, 4 vittorie, 2 pareggi, 14 gol fatti, 4 subiti, primato nel Gruppo E, il Girone di Ferro, testa di serie lunedì al sorteggio dei sedicesimi di finale di una Europa League.

Mai smettere di sognare perché la realtà, a volte, supera i sogni. Dopo il pareggio dell’andata, il Lione ha giocato 11 partite in campionato: 9 vittorie, 1 pareggio, 1 sconfitta. Il Lione è la seconda squadra di Francia: lo dice la classifica della Ligue 1, comandata dal Psg che sta 9 punti sopra l’Olympique, che ha speso 222 milioni per Neymar, 180 milioni per Mbappé ed è appena entrato negli ottavi di Champions League. Il Lione è una signora squadra. L’Atalanta è una grande squadra. La prestazione del Mapei lo certifica, senza se e senza ma, premiando una volta di più Andrea Petagna e le scelte di Gasperini che nel ragazzo di Trieste ha sempre creduto.

C’è, nel calcio, una giustizia. Per questo, è giusto sia stato Petagna a firmare una vittoria pesantissima, prestigiosa, da incorniciare come le altre tre. Qui si continua a vincere. All’anima delle cassandre volteggianti attorno all’urna d Montecarlo. All’anima di quelli che, se pareggi o perdi una partita in campionato storcono il naso, come se reggere il doppio impegno in Italia e in Europa fosse così semplice, soprattutto per un club che in Europa ha rimesso piede dopo 26 anni. Petagna, quello che si diceva è bravo, fa gli assist, ma segna poco. Invece, è il miglior centravanti di manovra del nostro football, interpreta un ruolo atipico, un ruolo che non c’era più. Gasperini gliel’ha cucito addosso, tagliandogli un abito su misura che lo porterà ancora più lontano di dove non sia già arrivato.

L’Atalanta contro il Lione ha segnato, ha giocato, si è difesa, ha sofferto, ha vinto. In Europa non vai da nessuna parte se non hai questa mentalità, se non interpreti le partite in questo modo: è sorprendente come, in tre mesi, la Dea abbia mandato a memoria la lezione di un allenatore che l’Europa applaude. Come applaude lo straordinario spettacolo dei 15 mila protagonisti dell’entusiasmante spot di Natale, girato sulle gradinate del Mapei Stadium. In settimana, bastava leggere i post Facebook sulla bacheca di Sostieni la Curva per capire con quanta passione, con quanto entusiasmo, con quanta voglia di stupire i ragazzi della Nord stessero confezionando le bandierine per una coreografia che ha già fatteli giro del web.

C’è un regalo, prezioso, che questa campagna europea porta con sé a ogni partita dell’Atalanta: è la gioia della gente, il suo orgoglio, la sua smania di esserci, a Reggio Emilia come a Liverpool, a Nicosia come a Lione. Questa gioia è impagabile, ci racconta il calcio che amiamo e Dio solo sa di quanto ne abbiamo bisogno, dopo il disastro di Ventura e Tavecchio, della loro Italia squinternata e fifona, irriconoscibile e senz’anima. Questa Dea un’anima ce l’ha. È forte, pura, vera. Ti ricorda perché a Bergamo non si dica mai vado allo stadio, ma vado all’Atalanta. È bello, stasera, essere di Bergamo, anche se sei a Roma.

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