Aneddoti e curiosità

La storia del campanile di Stezzano «Il primo restauro costò 35 lire»

La storia del campanile di Stezzano «Il primo restauro costò 35 lire»
10 Gennaio 2018 ore 09:57

Il campanile di Stezzano, che si erge con orgoglio nel cuore del paese, è stato finalmente sciolto dai ponteggi che per circa un anno e mezzo l’hanno tenuto prigioniero di un lavorio continuo. Del suo nuovo volto si sono accorti tutti. Quello che molti non sanno, invece, è l’intricato e complesso piano di ristrutturazione che l’ha visto protagonista, oltre che il velo di piccole e grandi curiosità che ammantano le sue fibre. Ogni dettaglio (o quasi) di quell’opera architettonica è stato svelato nel volume Il campanile di Stezzano: la storia e il restauro, curato dal ventiduenne Giacomo Andreoletti.

 

 

Un libro di esperti. Giacomo ha spiegato che «la pubblicazione è frutto dell’unione di più saggi, a cui hanno lavorato professionisti di diversi settori. Mi piace pensare che racchiude tanti punti di vista diversi e che questa molteplice presenza dimostra come in un’opera architettonica locale, apparentemente semplice, si racchiudano in realtà tante sfumature diverse». Il libro, alla cui stesura hanno dunque contribuito diversi esperti con interventi specialistici, si è posto l’obiettivo di rintracciare il passato del campanile, illustrando le diverse fasi storiche che ha attraversato e spiegando minuziosamente quali fossero le zone critiche che ne hanno richiesto la ristrutturazione. «Il volume è costituito da una sezione storica e da una più contemporanea, legata al restauro – ha proseguito Andreoletti -. In ogni saggio presentato, si offrono diversi spunti di riflessione, che toccano la storia dell’arte intrecciata alla storia locale. Vengono poi presentate le varie fasi di restauro che hanno riguardato l’apparato decorativo, in cui si comprende ancora di più perché operare sull’architettura fosse necessario».

 

 

La storia del campanile. Come si legge tra le pagine del volume, non era certo la prima volta che il campanile, uno dei più alti di tutta la nostra Provincia, finiva dietro ai ponteggi. Costruito infatti nel 1737 (per l’esattezza, il primo aprile), è stato più volte soggetto a interventi di consolidamento. Tornare indietro nel tempo e risalire al primo progetto di restauro è stato possibile grazie al ritrovamento di alcuni documenti che attestano il pagamento di 34,48 lire, connessi a un primo intervento di restauro resosi necessario nel 1830, ben nove anni dopo la richiesta di perizia, avanzata nel 1821. Dopo quella prima parentesi, il campanile è stato soggetto ad altri lavori, tra il 1983 e il 1990. Ci avviciniamo ai nostri tempi ricollegandoci all’ispezione conoscitiva avviata nel 2002, che si è trasformata nella base che ha portato poi al lungo percorso di rivalorizzazione, iniziato nel giugno del 2016. L’intervento, del resto, era diventato inevitabile, come aveva più volte fatto sapere il parroco del paese, don Mauro Arizzi. Pare infatti che i fregi del campanile, scolpiti in ceppo gentile di Brembate, pietra di fiume molto friabile, si fossero trasformato in un pericolo già da una quindicina d’anni, a causa del loro possibile sgretolamento. Ma questo era un fatto noto a tutti.

 

 

Curiosità. Quello che forse invece non tutti sanno è che il campanile di Stezzano, per sua stessa conformazione, nasce con una particolarità intrinseca: al contrario della maggior parte dei campanili, costruiti a ridosso della chiesa, quello di Stezzano è infatti isolato, detto dunque «a torre», per via di quel distaccamento dal corpo della struttura parrocchiale. Altre informazioni curiose, e portate alla luce da Antonio Lamera dell’associazione Stezzano, la Storia, riguardano invece l’arco a tutto sesto della cella campanaria, in cui sono inseriti quattro mascheroni che rappresentano i venti maestrale, grecale, libeccio e scirocco, riportati ora al loro antico splendore. Anche la questione dell’orologio, inoltre, viene portata alla luce dallo storico, che scrive: «La tradizione vuole che questo fosse di proprietà del Comune, così come la spesa per l’addetto alla sua ricarica. La carica veniva fatta manualmente, sollevando un argano, i pesi che servivano a far battere le ore e le mezz’ore».

Il volume, dunque, è un vero e proprio compendio della storia e delle peculiarità che il campanile conserva tra i mattoni di cui è fatto. Agli stezzanesi non resta dunque che sfogliarlo, per riscoprire quel nodo cruciale della comunità e conoscere un po’ più a fondo le sfumature che lo arricchiscono.

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