È morta all'età di 89 anni

Chi era Lauren Bacall che non si può non ricordare

Chi era Lauren Bacall che non si può non ricordare
13 Agosto 2014 ore 15:09

Dopo il tragico suicidio di Robin Williams, lo star system americano piange oggi una delle sue interpreti storicamente più importanti. Lauren Bacall, 89 anni, insignita pochi anni fa dell’Oscar alla carriera per gli straordinari successi e le meravigliose interpretazioni ottenute nel corso di una carriera lunga e prolifica, si è spenta meno di ventiquattro ore fa.

Definita una delle venti star più affascinanti della storia del cinema, la Bacall ha scritto, insieme al marito Humphrey Bogart, pagine indimenticabili della cinematografia mondiale, lavorando assieme ai più grandi registi e consegnando ai posteri personaggi sempre magistrali. La Bacall è stata una delle dive più amate della stagione aurea di Hollywood, raggiungendo vette di celebrità paragonabili a quelle di Marylin Monroe e Rita Hayworth. Tuttavia, il suo fascino misterioso è sempre stato più sottile e meno immediato ed è stato ottenuto al costo di grandissimi sacrifici. Nei contratti che le attrici firmavano in quel periodo, infatti, era spesso specificato che il corpo dell’interprete diventava nei fatti proprietà degli studios: la voce mascolina e rauca della Bacall, che le ha regalato la sua magnetica aria, deriva proprio da una precisa scelta produttiva. Non è un caso se oggigiorno un disturbo vocale che rende il timbro simile a quello della nota attrice sia conosciuto proprio con il nome di Sindrome di Bogart-Bacall.

Vale la pena di ricordare, con un po’ di nostalgia, alcune sue celebri interpretazioni, che hanno sedotto e affascinato intere generazioni di spettatori negli ultimi settant’anni.

 

http://youtu.be/TxTn9w9r3MM

 

Il debutto della Bacall avviene nel 1944, sotto la direzione del grande Howard Hawks, nel film Acque del Sud, proprio a fianco del suo futuro marito Bogart. L’opera, libero adattamento del romanzo Avere o non avere di Hemingway, intreccia i temi della propaganda antinazista con alcuni di quelli preferiti da Hawks, come la dignità e il coraggio assoluti. In alcune straordinarie scene musicali, il fascino della Bacall appare in tutto il suo magnetismo e sarà proprio questo elemento che convincerà il protagonista, un disilluso pescatore della Martinica, a schierarsi al fianco della resistenza francese contro l’oppressione nazifascista. Il complicatissimo noir è uno dei massimi capolavori della filmografia di Hawks e in generale uno dei più bei lavori di quegli anni in America e non solo.

 

 

Qualche anno dopo, nel 1946, la Bacall sarà chiamata di nuovo da Hawks a fianco di Bogart in un altro notissimo film noir di straordinario successo internazionale, Il grande sonno. In questo caso, i temi evidenziati precedentemente lasciano il posto a una trama più oscura, fatta di doppiogioco, tradimenti, sequestri e seduzione che ben si prestano a essere interpretati dalla coppia di protagonisti. Tutto è basato sullo scambio di sguardi, su pochi gesti sensuali che dicono molto più delle parole. Il lavoro del regista e dell’addetto alla fotografia Sid Hickox è in questo senso egregio e riesce a catturare il senso ultimo della storia e dei personaggi imprimendolo efficacemente nella memoria collettiva. Il finale, soprattutto, è entrato negli annali della storia del cinema e costituisce in più di un senso una scena “da manuale”.

 

 

Più leggera ma non per questo meno importante è la parte assegnatale dal regista Jean Negulesco nel bel Come sposare un milionario, dove la Bacall si trova a condividere la palma del protagonismo nientemeno che con Marylin Monroe e Betty Grable. Le tre attrici, nei panni di indossatrici arriviste, ordiscono trame divertenti per realizzare il loro sogno e riuscire a sposare dei ricchi magnati da spennare. L’accoglienza critica del film è stata giustamente tiepida e il lavoro di Negulesco è divertente ma poco più. Tuttavia è interessante notare come in questo film risalti praticamente la sola Bacall, che si eleva in tutto e per tutto al di sopra delle altre due artiste grazie a un fascino più sottile e mai apertamente denunciato.

 

 

La carriera della Bacall non ha praticamente conosciuto intoppi e anche dopo la conclusione della sua stagione di maggior successo (fra gli anni Quaranta e Cinquanta), ha sempre continuato a lavorare in pellicole di pregio, rivestendo ruoli più o meno importanti. Fra le altre ricordiamo Assassinio sull’Orient Express per la regia di Sidney Lumet e l’apparizione in Misery non deve morire, tratto dall’opera omonima di Stephen King. Anche in tempi recenti non sono mancate le apparizioni della diva che si è comunque dimostrata capace di interpretazioni lodevoli pur se diverse da quelle a cui ci aveva abituato nei decenni precedenti. Su tutte ricordiamo la parte nel controverso Dogville, di Lars von Trier, con protagonista una meravigliosa Nicole Kidman. Il film, che racconta col crudo cinismo tipico del regista danese il tentativo di integrazione di una fuggitiva in una comunità rurale degli Stati Uniti, conta su tutta una serie di personaggi secondari assolutamente essenziali per la riuscita dell’opera. Fra questi risalta la Bacall, meravigliosa nei panni di Ma Ginger, invecchiata ma ancora piena della sua oscura carica fascinatoria.

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