L’avvicinamento tra Cuba e Usa «Martì e Hemingway, ponti culturali»

23 Settembre 2015 ore 09:30

Galdys Rodriguez Ferrero, storica curatrice della casa museo Finca Vigia all’Avana, è una professionista di grande cultura e una donna di ferro, che però dietro alla sua maschera austera nasconde un immenso universo fatto di bontà, autenticità e affetto. Per questo le voglio un gran bene e di lei conservo gelosamente i “pizzini” con cui mi ha sempre avvertito in tutti questi anni di mia partecipazione al Coloquio Internacional Hemingway che mi restavano solo “cinco minutos”… Gladys, laureata in storia dell’arte e presidente della cattedra di giornalismo José Marti, ricopre la carica di alto membro onorario della Finca che ‘co-dirige’, quale massima esperta di studi hemingwayani, assieme all’attuale direttrice Ada Rosa Alfonso Rosales. In questo momento cruciale per Cuba, con le trasformazioni in atto promosse dagli States e sotto gli auspici della Santa Sede (sebbene fin troppo enfatizzate dalla propaganda dei due Paesi) solo chi ha il polso della situazione odierna e delle vicende storiche del passato può dare un’idea precisa di come stanno davvero le cose. A questo si aggiunga che Gladys Rodriguez Ferrero è persona di grande trasparenza intellettuale e di enorme pazienza nei miei confronti: tutti motivi ottimi per approfittarsene…

Gladys, cosa significa per voi cubani la visita di questo Papa?

In realtà lo ritengo un evento estremamente importante. Papa Francesco è il terzo Papa che viene a visitare Cuba negli ultimi diciassette anni e in più è argentino, con tutte le ovvie implicazioni. Personalmente lo trovo una persona spettacolare, carismatica, gentile e spiritosa. Per anni si è parlato delle differenze tra Chiesa cattolica e il governo cubano. C’è stato disaccordo, è vero: poi le cose hanno preso la strada giusta e ora si cerca di risolvere i problemi col rispetto da entrambe le parti.

Quale svolta si aspetta L’Avana da questi cambiamenti? 

La speranza ci accompagna da sempre, come pure l’ottimismo che è stato nostro alleato in tanti anni. Speriamo che questa sia la volta buona per un cambiamento.

È solo un mutamento esteriore, di facciata, o dobbiamo aspettarci autentiche novità?

Cuba non è abituata a creare e in genere è incapace di fare qualcosa di veramente innovativo. Tuttavia il nostro Paese è consapevole che è indispensabile apportare modifiche e qualcosa si sta già vedendo, però si deve lavorare con grande rigore per ottenere risultati migliori.

I giovani sono pronti a imitare lo stile americano?

Credo che non sia necessario dire ai giovani cubani come vestirsi, che film guardare o che musica ascoltare. Qui la gioventù fruisce gratuitamente di servizi per la formazione di professionisti, tecnici e operai. Inoltre il nostro sistema è sempre stato in grado di informare i ragazzi su come proteggersi dall’Hiv o dall’uso di droghe, e supporta concretamente chi è malato o in difficoltà. Quindi qui non si sente il bisogno di imitare lo stile di nessuno. Sono stata giovane anch’io: per strada si ballavano i ritmi americani e anche a me piacevano, ma poi tornavo a rumba, cha cha cha e bolero. Sono stata e resto cubana al cento per cento.

 Vedo già molti account cubani su Facebook, pensi che ci sarà una invasione dei social network come nel resto del mondo?

Io non ho accesso a internet né tanto meno a Facebook. Certamente non possiamo chiudere le porte al progresso rappresentato anche dalle reti sociali. E anche se fosse un rischio, lo dobbiamo correre.

Qualcuno teme un ritorno a una situazione pre Batista: è possibile?

Non ho mai sentito una sola persona porsi una simile domanda. No, io non lo credo possibile. Il popolo cubano ha imparato a camminare sulle proprie gambe e lo fa ogni giorno.

Tutto questo è per te una speranza o una condanna?

Prima di tutto deve scomparire l’embargo che è costato così tanto alla nostra gente. Ad esempio la tortura patita da malati terminali senza farmaci per alleviare il dolore: giovani vecchi, bambini… Tutto questo non è solo terribile, è crudele. Il riavvicinamento tra il popolo cubano e quello nordamericano è essenziale.

José Martí ha vissuto molti anni della sua breve vita in America. Il suo meraviglioso giornale Patria ha visto la luce a New York e sempre negli Stati Uniti è apparso il meraviglioso Age Oro dedicato ai bambini.

Ernest Hemingway, cubano d’adozione, ha vissuto per molti anni nell’isola. Qui a L’Avana, ha creato Il vecchio e il mare, Festa mobile, Isole nella Corrente… Insomma, José Marti ed Ernest Hemingway sono veri ponti culturali tra i nostri due popoli. Nel tempo sono sicura che faremo molti progressi in questa direzione, e anche se il cammino può sembrare spinoso si vedrà presto sbocciare una sempre maggiore comprensione e cooperazione.

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