Il caso Taylor Swift

Le donne che hanno rotto il silenzio sono Persona dell’Anno per Time

Le donne che hanno rotto il silenzio sono Persona dell’Anno per Time
13 Dicembre 2017 ore 09:30

Il premio “Persona dell’anno” – prima “Uomo dell’anno”, è giusto precisarlo – viene assegnato ogni anno da 90 anni dal settimanale Time a uomini, donne, gruppi di persone, che hanno interpretato lo spirito dell’anno di riferimento. Così, tra presidenti, papi, Gandhi, Wallis Simpson (1936), il computer (1982), quest’anno troviamo vincitrici le silence breakers, cioè le donne – e anche alcuni uomini – che hanno “rotto il silenzio” e denunciato le molestie sessuali, anche twittando le loro storie con il tag #metoo.

 

 

Una copertina serissima. La copertina del Time ritrae cinque donne, Ashley Judd, Susan Fowler, Adama Iwu, Taylor Swift e Isabel Pascual e il gomito di una sesta. Il Time ha spiegato che si tratta di una giovane donna che lavora in un ospedale del Texas, ma che non ha voluto rivelare la propria identità e che, proprio per questo, rappresenta tutte coloro che non riescono o non possono per paura di ripercussioni, parlare degli abusi subiti. L’immagine della copertina è davvero molto severa, le donne hanno veramente l’aria di essere stanche e arrabbiate. Molti hanno anche fatto notare come le espressioni così grevi e seriose siano davvero antierotiche, ad ulteriore riprova, come se ce ne fosse bisogno, che alcuni uomini imperterriti continuano a guardare la donna solo come oggetto decorativo e si rammaricano quando questo non corrisponde all’idea gioiosa e ammiccante, stampata nel cervello da millenni di maschilismo.

 

Il bozzetto dal tribunale con Taylor Swift, durante il processo contro David Mueller.

 

La vicenda Taylor Swift. Taylor Swift, ritratta in copertina, ad esempio, ha chiesto un risarcimento di un simbolico dollaro al Dj David Mueller, colpevole di averle palpeggiato il sedere durante una posa per una fotografia ed è lecito pensare che sarebbe più felice di andarsene in giro sorridente e allegra e scegliere da sola quando e da chi farsi toccare il sedere. Il resoconto della cantante – che dovrebbe essere letto da chiunque si trovi ad affrontare una storia simile – è una sintesi di tutta la dialettica di questo genere di processi, il ribaltamento del punto di vista, il contegno della danneggiata, il senso di colpa, la prospettata esagerazione del problema – e una mano sul sedere, ma che vuoi che sia. Quando alla cantante chiedono se si senta in colpa o almeno dispiaciuta per il licenziamento del Dj, lei risponde «vengo incolpata per un brutto evento della sua vita, frutto di sue decisioni, non mie». Pare che quello di Taylor sia stato il processo del Colorado in cui è stata pronunciata più volte la parola “culo”. Fra l’altro pare che, altrettanto simbolicamente, quel dollaro non le sia ancora stato pagato.

 

 

La forza delle silence breakersIl direttore del Time, Edward Felsenthal, spiega che il premio è stato assegnato alle silence breakers perché hanno scatenato «il cambiamento sociale più rapido che abbiamo visto lungo i decenni, iniziato con singoli atti di coraggio da parte di centinaia di donne – e anche di alcuni uomini – che si sono fatti avanti per raccontare le loro storie». Infatti, quando l’attrice Alyssa Milano ha twittato lo scorso 15 ottobre: «Se tutte le donne molestate sessualmente o violentate scrivessero “Me too” come status, potremmo dare alle persone un senso della vastità del problema», il giorno dopo il tag era stato utilizzato milioni di volte, in tutto il mondo. «Per averci spinto a smettere di considerare accettabile l’inaccettabile» le silence breakers sono la Persona dell’Anno 2017. Con l’augurio che negli anni a venire non dovremo più scrivere di questi argomenti, potersi dimenticare del tag #metoo per esaurita necessità, sarebbe la vera rivoluzione.

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