È morto il 13 febbraio

Le frecce di Antonio da Zanica per combattere tutte le barriere

Le frecce di Antonio da Zanica per combattere tutte le barriere
26 Febbraio 2018 ore 10:16
Da sinistra a destra: Mario, Barbara, Antonio Gusmini (alle spalle l’arbitro federale Arnaldo Matessi), Loredana e Armando.

 

Lo scorso 13 febbraio se n’è andato Antonio Gusmini. Un uomo come tanti, potrebbe obiettare qualcuno. Ma Antonio aveva qualcosa di speciale; questo non solo per via del suo essere diversamente abile, ma anche per una peculiarità che lo ha sempre contraddistinto. Da questa particolarità è partito il ricordo che il sindaco, Luigi Locatelli, ha postato online e ribadito a noi: «Antonio Gusmini è stato un esempio di come si possa essere portatori di handicap senza per questo farsi percepire come una persona dimezzata. Con il Phb – associazione di tiro con l’arco – ha anticipato e testimoniato per decenni quei principi che oggi condividiamo tutti: al di là dei contenuti tecnico-sportivi, il perseguimento di valori culturali, etici e sociali, la tutela e l’integrazione del disabile nello sport e nella vita civile».

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Testimonianza che, idealmente, si può far risalire alla disciplina praticata da Antonio: «Il nostro concittadino è stato per anni presidente della squadra della quale faceva parte. Sicuramente ciò ha fatto sì che il Phb divenisse quel che è oggi, un’istituzione per il Comune di Zanica. Questo ci rende orgogliosi, anche perché il tiro con l’arco è una delle poche discipline, se non l’unica, nella quale gli atleti disabili gareggiano insieme ai normodotati».

Dunque, si può affermare che si tratti di uno sport inclusivo: «Antonio è stato per anni un nome noto a livello provinciale, e non solo, di u n’attività che rappresenta il massimo punto dell’integrazione sportiva possibile proprio in virtù delle uguali opportunità offerte agli atleti partecipanti». Il grande merito di Antonio, tuttavia, è stato quello di aver anticipato i tempi per quanto riguarda la sensibilità diffusa nei confronti delle barriere…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 37 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 1 marzo. In versione digitale, qui.

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