Da Cleopatra a Bob Marley

Le ultime parole prima di morire pronunciate da personaggi famosi

Le ultime parole prima di morire pronunciate da personaggi famosi
15 Ottobre 2015 ore 18:30

Se si è stati grandi per tutta la vita, è difficile cessare di esserlo proprio in punto di morte. Anzi, forse proprio nel momento in cui si tirano le fila della propria esistenza, si riesce ad essere ancora, un’ultima volta, geniali. Lo dimostrano alcuni personaggi celebri della storia, che hanno lasciato il mondo con una frase degna di quanto di straordinario hanno fatto nella loro luminosa esistenza. Ve ne proponiamo dieci.

 

Archimede: «Levati dai miei schemi!».

Il più grande scienziato dell’antichità morì durante la seconda guerra punica, combattuta fra Romani e Cartaginesi. Quando l’esercito italico era ormai prossimo alla vittoria, un legionario raggiunse l’abitazione di Archimede, intento ai suoi studi e del tutto disinteressato alla battaglia che infuriava fuori da casa sua. Il soldato romano lo intimò di seguirlo perché venisse fatto prigioniero, ma Archimede, concentrato com’era, poté solo dirgli di spostarsi dai suoi fogli. E il milite, offeso, lo uccise.

 

Cleopatra: «Allora è qui».

È il 30 a.C., e la guerra civile romana è quasi terminata. Con la sconfitta di Marco Antonio e della compagna Cleopatra. Quest’ultima, avendo deciso di suicidarsi per evitare l’onta della prigionia, andò in cerca di una vipera appositamente messale nel giardino privato, per farsi mordere in maniera fatale. E dopo una lunga ricerca, finalmente la trova sotto del fogliame.

 

Cesare Augusto: «Ho trovato una Roma d’argilla, ve la lascio di marmo».

Simbolo indiscutibile del passaggio dalla antica Roma repubblicana a quella imperiale (di cui fu il primo principe), Augusto salì alla ribalta politica durante i laceranti anni della guerra civile, e lasciò il mondo consegnando ai suoi successori il più celebre impero che l’umanità abbia mai conosciuto. E morendo, volle prendersi i suoi giusti meriti.

 

Elisabetta I d’Inghilterra: «Tutti i miei dominii per un istante di tempo!».

La morte spaventa, è sempre stato così e lo sarà sempre. La celeberrima regina d’Inghilterra, deceduta ad inizio Diciassettesimo secolo, ne era talmente spaventata che in punto di morte avrebbe volentieri scambiato tutte le terre del suo regno per pochi attimi in più di vita.

 

Leonardo da Vinci: «Ho offeso Dio e gli uomini, perché il mio lavoro non ha raggiunto la qualità che avrebbe dovuto».

Cimentandosi in un’ipotetica classifica dei più grandi geni della storia, fra i primi cinque posti è difficile che chiunque non metterebbe Leonardo da Vinci. Per la qualità delle sue incredibili opere e per la straordinaria versatilità, essendosi cimentato, e con risultati eccezionali, in ogni branca della scienza, nella pittura, nella poesia e in molto altro ancora. Eppure, in punto di morte, ritenne di aver fatto molto meno di quanto avrebbe dovuto. Caro Leonardo, che dovremmo dire allora tutti noi?

 

Nostradamus: «Domattina non mi troverete vivo».

Si tratta, come noto, di uno dei più importanti profeti di ogni tempo, anche se è difficile capire quanto ci sia di vero. C’è chi dice che abbia predetto, vivendo nel Cinquecento, la Rivoluzione francese, l’ascesa di Hitler, la bomba atomica e gli attentati dell’11 settembre; altri sostengono che non sia vero nulla, e che si tratti solo di interpretazioni forzate a posteriori. Sta di fatto che poche ore prima di morire, con un umorismo e un sarcasmo davvero notevoli, Nostradamus volle regalare la sua ultima profezia…

 

Immanuel Kant: «Tutto bene».

Sarà perché ha speso l’intera propria vita alla ricerca della razionalità più pura e vera, sta di fatto che il grande filosofo prussiano prese congedo dal mondo con una calma e una lucidità davvero ammirevoli.

 

Maria Antonietta d’Asburgo: «Mi perdoni signore, non l’ho fatto apposta».

Condannata a morte, la regina Maria Antonietta pestò per sbaglio il piede nientemeno che al suo boia nel mentre si incamminava verso il patibolo. E nonostante fosse davanti all’uomo che di lì a pochi istanti le avrebbe tolto la vita, decise comunque di essere cordiale.

 

Napoleone: «La Francia, l’esercito, il capo dell’esercito, Josephine!».

Il 5 maggio è una data storica, e non solo per gli interisti: è il giorno in cui, nel 1821, morì Napoleone Bonaparte, ed è il giorno con cui Alessandro Manzoni titolò una delle sue più famose composizioni, proprio in memoria del grande statista francese. Esiliato a Sant’Elena e afflitto da un tumore allo stomaco, Napoleone disse in punto di morte le cose a cui teneva di più in assoluto, in un climax probabilmente discendente: la sua patria, il suo esercito, sé stesso e la prima moglie Josephine (morta anni prima).

 

Ludwig van Beethoven: «Ascolterò nel cielo / Applaudite amici, la commedia è finita / Peccato, peccato, troppo tardi!».

Esistono differenti versioni circa le ultime parole del grande compositore tedesco, ma sono tutte talmente belle che non si può ignorarne nemmeno una. Come noto, Beethoven divenne pressoché totalmente sordo negli ultimi anni della sua vita: pare dunque che aspettasse con ansia di andare in cielo per poter finalmente ricominciare ad ascoltare. Una seconda versione vuole che Beethoven abbia salutato gli amici come un attore saluta il proprio pubblico, chiedendo persino un applauso. Infine, c’è chi dice che proprio mentre stava per lasciare il mondo, un editore suo amico fosse entrato in casa sua con una cassa di ottimo vino, e Beethoven morì con ancora in bocca il rammarico per non aver potuto gustarselo.

 

Johann Wolfgang Goethe: «Apri anche l’altra imposta, per fare entrare un po’ più di luce».

Il commiato di Goethe è davvero commovente: per quanto la morte fosse ormai prossima a coglierlo, era cercatore del bello anche in momenti del genere. Un’altra ipotesi vuole che la sua richiesta fosse stata decisamente più brusca: Più luce!

 

Arthur Conan Doyle: [Alla moglie] «Sei meravigliosa».

Se vi sembrava romantico Joe DiMaggio, Conan Doyle probabilmente lo supera. La morte del celeberrimo ideatore di Sherlock Holmes avvenne nello spazio di poche ore, giacché venne improvvisamente colto da un malore cardiaco mentre si trovava nella sua casa di campagna insieme alla famiglia. E mentre esalava i suoi ultimi respiri, decise che le ultime parole da regalare al mondo dovessero essere un tributo all’amata consorte, Jean Elizabeth Leckie.

 

Richard Wagner: «Il mio orologio!».

Doveva essergli davvero caro e prezioso l’orologio, al compositore romantico. Tanto da farlo imprecare prima di morire, mentre gli cadeva di tasca.

 

Karl Marx: «Le ultime parole sono per gli sciocchi che non hanno detto abbastanza».

Cominciamo dall’ideologo principe della dottrina comunista. Marx ha passato gli ultimi anni della propria vita affetto da una grave polmonite cronica, che negli ultimi mesi si aggravò fino a divenire una fatale ulcera polmonare. Al suo capezzale si riunirono i suoi più fedeli seguaci, che capendo che il loro vate era ormai prossimo alla fine gli chiesero di regalar loro ancora qualche parola ispiratrice. Ma Marx gelò tutti così.

 

Oscar Wilde: «O se ne va questa carta da parati o me ne vado io!».

Poteva l’esteta per eccellenza venir meno ai suoi principi nel momento dell’agonia? Certo che no. Con una punta di ironia, oltretutto, davvero notevole.

 

Anton Cechov: «È tanto che non bevo champagne».

Affetto da tubercolosi, il grande drammaturgo si svegliò una notte in preda ad una forte crisi, e fece chiamare immediatamente il medico. Il quale, una volta giunto, preparò il necessario per un disperato tentativo di cura, ma Cechov lo fermò, conscio che ormai era tutto inutile. Molto meglio lasciare il mondo con le labbra umide di champagne piuttosto che con una siringa nel braccio.

 

Papa Giovanni XXIII: «Perché piangere? È un momento di gioia questo, di gloria».

Circondato dalle persone più care mentre esalava gli ultimi respiri, Papa Giovanni XXIII volle rimproverare, affettuosamente, gli astanti in preda alle lacrime, poiché la morte, come vuole la religione cristiana, è il compimento finale della vita, e dunque un momento di gloria.

 

Ernesto Che Guevara: «Stia tranquillo, lei sta per uccidere un uomo».

Catturato, imprigionato, e infine condannato a morte per ordine della Cia, Che Guevara, nel vedere entrare in cella l’uomo che di lì a pochi attimi lo avrebbe fucilato, con una calma incredibile gli rivolse poche ma fortissime parole.

 

Bob Marley: «Il denaro non può comprare la vita».

Fondatore e artefice massimo non solo di un genere musicale, ma di una vera e propria religione, Bob Marley oltre che un grande cantante fu anche un personaggio sociale e politico di spicco tanto in Giamaica quanto nel resto del mondo. Pacifista convinto, ha sempre attaccato durante la sua vita gli interessi economici dominanti, il capitalismo sfrenato e l’ossessione per il denaro della società moderna. E in punto di morte salutò il mondo ricordando a tutti che, nel momento in cui le cose stringono, i soldi non servono a nulla.

 

Joe DiMaggio: «Vado finalmente a rivedere Marilyn».

È il giocatore di baseball più famoso di tutti i tempi, un’icona della sport, e non solo, americano. Ma ciò a cui DiMaggio teneva maggiormente non erano mazza e pallina, ma la donna che aveva amato più di qualsiasi altra cosa e che aveva avuto per soli nove anni: la diva Marilyn Monroe. Come noto, l’attrice morì appena 36enne, in circostanze tuttora misteriose. Joe l’avrebbe raggiunta solo 37 anni dopo, nel 1999, e a quanto pare era ciò che, da quel tragico 5 agosto 1962, non vedeva l’ora di fare.

 

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