L'Afghanistan in cerca di pace

Mansour, l’erede del Mullah Omar

Mansour, l’erede del Mullah Omar
31 Luglio 2015 ore 13:28

Ora che anche la famiglia ha confermato la morte del Mullah Omar, avvenuta per malattia, i talebani hanno designato il loro nuovo leader. Si tratta di Akhtar Mansour e pare che il suo nome sia stato fatto a suo tempo dallo stesso mullah Omar, in seguito alla cattura da parte della Cia del Mullah Baradar, poi rilasciato nel 2013 come gesto di benevolenza nei confronti del difficile processo di pace in corso tra talebani e governo afghano.

Si conoscevano, Omar e Mansour, già dai tempi della lotta antisovietica, poiché Mansour aveva combattuto a fianco di Omar sotto la guida del mullah Fazlullah Akhundzada. Durante il dominio talebano dell’Afghanistan, Mansour rivestì il ruolo di ministro dell’aviazione civile e dei trasporto. Negli ultimi anni ha guidato, al posto di mullah Omar, il Consiglio della leadership, il massimo organo di rappresentanza politica dei Talebani. Per questo motivo già da tempo viene considerato come il capo ad interim dei talebani.

Il sito www.afghan-bios.info, che raccoglie le biografie dei principali attori politici afghani, fornisce una serie di informazioni sul nuovo mullah. Sarebbe nato nel 1960 nella provincia di Kandahar e appartiene all’etnia Pashtun Ishaqzai. Forte e robusto di corporatura, parla l’arabo, la lingua dari, il pushto e l’urdu. Sarebbe stato coinvolto nel traffico di droga e soprattutto nella pianificazione di attacchi kamikaze che nel 2008 hanno causato la morte di molti civili afghani. Mansour è stato «eletto» dopo una notte di consultazioni tra tutti i 20 membri della Shura riuniti a Quetta, in Pakistan.

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Figura chiave per i negoziati. L’esperto di Afghanistan Anand Gopal, citato da un altro grande conoscitore del Paese, l’italiano Emanuele Giordana, sostiene che Mansour dopo il rovesciamento del regime talebano si sia ritirato a vita privata a Kandahar e da lì avrebbe provato a negoziare, invano, con gli americani e per questo venne preso di mira dalle milizie alleate dei soldati a stelle e strisce. Di qui la fuga in Pakistan, dove avrebbe ripreso i contatti con i vecchi compagni talebani. Già governatore-ombra nella sua provincia di nascita, ha guadagnato posizioni nella gerarchia dei turbanti neri con la morte di leader potenti e carismatici come mullah Mohammad Osmani (nel 2006) e mullah Obaidullah Akhund (nel 2010), entrambi molto vicini alla guida suprema, mullah Omar.

Divisioni talebane. Akhtar Mansour ha 55 anni e non è benvisto da alcune fazioni talebane, soprattutto da quelle più oltranziste, che parteggiavano per il figlio maggiore del mullah Omar. Mansour è stato scelto dopo giorni di dibattito interno al movimento, che vede contrapposti diversi schieramenti. I talebani, infatti, sono una galassia di movimenti che non rispondono a una logica verticale di potere, ma a quella degli interessi economici legati soprattutto al traffico di oppio. In particolare a opporsi a Mansur è il suo rivale di sempre: Abdul Qayum Zakir, già a capo della potente Commissione militare dei Talebani, silurato nell’aprile 2014 proprio dai seguaci di Mansour. Tra i due le rivalità hanno radici antiche e vanno ricondotte principalmente alla smania di potere della galassia talebana.

Yakub, il figlio del mullah Omar, che non ha vinto la battaglia della successione al padre, si pensava potesse essere il numero due di Mansur. Era sponsorizzato da Zakir, ma gli hanno giocato contro l’inesperienza e la sua giovane età: ha solo 26 anni. Il vice di Mansour sarà Sirajuddin Haqqani, figlio del mujahedin Jalaluddin e in ottimi rapporti con i sauditi e guida della Rete Haqqani alleata dei Talebani. Sulla sua testa gli Usa hanno messo una taglia di 10 milioni di dollari. Haqqani ha mostrato segni di apertura nei confronti dell’universo jihadista, che sono motivo di attrito con Mansour. Il nuovo mullah, infatti, nelle scorse settimana pare abbia scritto una lettera al sedicente califfo Abu Bakr alBaghdadi in cui gli ricordava che non era il caso di guardare all’Afghanistan e aprire un nuovo fronte di guerra. Come a dire che il jihad in Afghanistan è appannaggio talebano e non c’è bisogno di altri miliziani che sconvolgono lo status quo.

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Il nodo dei colloqui di pace. Non va dimenticato che in questi giorni sono in corso in Pakistan i colloqui di pace tra i talebani e il governo afgano. Quei colloqui che il Mullah Omar aveva benedetto dando il via libera al negoziato. Alla luce delle dichiarazioni dei talebani sui motivi della morte del mullah Omar, che hanno rivelato le ormai precarie condizioni di salute del loro leader, sono in molti a credere che l’autore del via libera sia stato Mansour. Probabilmente la verità non si saprà mai, né tantomeno si saprà come, dove e quando è morto il mullah Omar. Ma quel che è certo è che nel mondo talebano si sta aprendo una nuova stagione. Se sarà di stampo conservativo o progressista, se riuscirà a concludere il negoziato di pace o se frantumerà i pochi risultati finora ottenuti, solo la storia potrà dirlo. Per il momento il secondo round di negoziati è stato rinviato.

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