L’evolushow di Enrico Brignano

02 Settembre 2014 ore 07:38

Evolushow perché se il destino dell’uomo è mutante… allora deve cambiarsi le ‘mutante’. Parola di Enrico Brignano che proprio il prossimo 29 novembre sarà al Teatro Creberg di Bergamo. Un one man show più erecuts che sapiens ci fa sapere il comico romano «perché sta in piedi da solo, ponendosi domande antiche: è nato prima l’uovo o la gallina, il golf o la pallina, la coca o la pepsi?…». Insomma tutte ‘vexatae quaestiones’ da perderci il sonno, ma che c’è da giurarci l’irresistibile Brignano risolverà brillantemente e a modo suo: divertendo il pubblico fino alle lacrime. Evoluzione implica una sguardo nostalgico rivolto al passato e la critica feroce nei confronti di un presente che proietta con la velocità della luce verso un futuro sempre più incerto e incomprensibile. Questa la chiave di lettura del popolare showman formatosi alla scuola di Gigi Proietti, grande star di Zelig e ora reduce da  una tournée di  successo con il suo “Rugantino” che ha incantato anche le platee di New York .

Enrico Brignano, come se fosse un vino famoso o una caciotta tipica, vera eccellenza italiana…

«Questo non tocca me dirlo. Se uno vale è perché  la gente, il pubblico che ti apprezza decide  di premiarti con il consenso giudicando il lavoro che fai».

Un lungo viaggio da Zelig a New York: con quali valigie al seguito e con quali ricordi adesso?

«Il mio mestiere mi ha dato la fortuna di sperimentarmi in cose diverse… Sicuramente portare Rugantino a New York è stato realizzare un grande sogno. Erano gli anni 70 quando lo vidi al Sistina con mio padre e mia madre… fu un evento… forse è da lì che ho capito quale mestiere volessi fare da grande… A Broadway è stata una gioia sentire gli italo-americani ridere e vederli intonare “Roma non fa la stupida stasera”… Una grandissima esperienza di vita e di palcoscenico, indimenticabile…».

Cosa racconta al suo pubblico in questo suo nuovo show ?

«Provo a raccontare le “imperfezioni” dell’evoluzione della specie e i suoi paradossi… su cui mi sono interrogato, con il sostegno scientifico del celebre fisico e geologo Mario Tozzi. Nello spettacolo mi diverto a ragionare su quanto la tecnologia abbia cambiato le nostre abitudini. Tra ricerca di segnali 3G facciamo altro perfino al compleanno della nonna, mentre lei spegne le sue cento candeline. D’altra parte anche io  in scena mi avvalgo della tecnologia: sul palco c’è un maxi schermo 4 metri per 18, mentre interagisco con immagini e presenze virtuali, ma ci  sono pure canzoni, poesie e una lettera che ho scritto ai giovani».

Prima maniera comico ‘disimpegnato’, adesso con marcature filosofeggianti venate di allusioni al sociale.

«Ho sempre avuto un grande interesse per il sociale… nei miei spettacoli parlo di tutti noi, me compreso, tentando di far sorridere e far riflettere anche sui nostri difetti. Alla satira politica però, che ha una data di scadenza, preferisco sempre la satira di costume».

La gente la ama perché la sente “uno de noantri”. È piacevole giocarci su?

«Credo che l’affetto delle persone dipenda anche dal fatto che conoscono il mio modo di lavorare, ovvero senza risparmio, in tutti i sensi. Anche la nostra trasferta a New York con Rugantino è stata un enorme sforzo produttivo».

Televisione o teatro?

«Come dicevo sono stato fortunato, ho sempre fatto cose diverse, tv, cinema e teatro, e le ho amate tutte, per motivi diversi. Se dovessi scegliere direi teatro, l’energia del pubblico, il suo calore è un’emozione senza paragoni».

 

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