Tre azioni in pochi giorni

Il cecchino che fa paura all’Isis Uccisi tre capi jihadisti in Libia

Il cecchino che fa paura all’Isis Uccisi tre capi jihadisti in Libia
Personaggi 01 Febbraio 2016 ore 12:13

Lo chiamano “il cacciatore”, anche se nessuno sa quale sia il suo vero nome. È un cecchino che in Libia, a Sirte, sta diffondendo sentimenti opposti, terrore e speranza. Terrore perché i suoi bersagli sono i leader dell’Isis, speranza perché la popolazione locale può tornare ad avere fiducia in un futuro libero dal gioco dei miliziani del sedicente Califfo al Baghdadi. Secondo quanto riportato, l’uomo sarebbe in azione da luglio, ma solo negli ultimi giorni avrebbe messo a segno i suoi colpi più eccellenti. Si dice che sia in grado di sparare anche dalla distanza di un chilometro.

Tre morti in dieci giorni. In dieci giorni, dal 13 al 23 gennaio, questo misterioso cecchino ha ammazzato – con la precisione del suo fucile e con un colpo a testa – ben tre alti comandanti dello Stato Islamico in Libia. Il primo a essere raggiunto è stato Hamad Abdel Hady, meglio noto come Abu Anas Al-Muhajer, famoso per essere un seminatore di morte e un rigido giudice del Tribunale per la Sharia. È stato ammazzato mentre usciva da un ospedale. Dopo di lui è stata la volta di Abu Mohammed Dernawi, colpito vicino a casa, mentre l’ultima vittima del cacciatore è il comandante Hamad al Ansari, attivo nella città meridionale di Obari. Il cecchino lo ha centrato mentre usciva da una moschea in pieno centro a Sirte.

 

 

L’altra vittima eccellente. Sia al Muhajer sia al Ansari avevano un passato nella brigata Ansar al Sharia. Esattamente come l’altra vittima eccellente del cecchino misterioso: il leader religioso Hassan al Karamy, ucciso a luglio. Era colui che aveva proclamato l’emirato a Sirte dal pulpito della moschea al Rabat, e da quel poco che si sa anche lui sarebbe stato un militante nella formazione Ansar al-Sharia dopo la caduta di Muhammar Gheddafi nel 2011. Anche per al Karamy si pensa che il colpo fatale sia stato sparato dal fucile di questo misterioso cacciatore.

Identità ignota. Per la gente di Sirte “Daesh Hunter”, come ormai lo hanno chiamato, è diventato un eroe e il web di mezzo mondo sta facendo di tutto per dargli un’identità. C’è chi dice sia un uomo della Brigata 166 di Misurata, unità d’élite che ha combattuto contro il Califfato ma che è stata respinta, chi dice che abbia affinato la mira durante la rivolta contro Gheddafi. Alcuni sono sicuri che appartenga ai miliziani di Derna, mentre c’è chi crede che non si tratti di una sola persona, ma siano più cecchini che hanno lo stesso obiettivo.

 

 

Forse è un militare americano. Chiunque sia, quel che è certo è che le sue abilità lasciano pensare che non si tratti di un lupo solitario o di un semplice combattente, ma che abbia maturato una forte esperienza in ambito militare nei reparti scelti. Altrimenti non si spiegano una mira così precisa e un addestramento così qualificato. Per questo un’altra ipotesi ben accreditata vuole che, dietro al cecchino, si nasconda un militare americano in missione segreta per le forze speciali. Forse un Navy Seals, forse un berretto verde, forse un Delta Force.

Isis terrorizzato. Sta di fatto che l’uomo da solo è in grado di terrorizzare lo Stato Islamico in Libia più di quanto non abbiano fatto finora i raid della coalizione e le minacce di un intervento armato. A Sirte e dintorni le misure di sicurezza per i miliziani sono state raddoppiate e sono cominciate le ricerche serrate del cecchino. Addirittura nei giorni scorsi sono state pubblicamente impiccate tre persone accusate di avergli fornito informazioni.

 

 

Gli altri cecchini conosciuti. Ma di cecchini che ammazzano jihadisti non ce ne sono solo in Libia. Anche dall’Iraq, nei pressi di Mosul, alcune settimane fa si era diffusa la notizia che un militare inglese avesse ucciso tre miliziani con tre colpi sparati da un chilometro di distanza con un Barrett calibro 50. In questo caso, però, l’identità del giustiziere è ben nota, e si tratta di uno sniper inglese entrato a far parte dell’élite della SAS dieci anni fa. E prima ancora c’è stato Ali al Tulaibawi, detto il Falco. È un iracheno sciita che nel 2015 ha partecipato per mesi alla difesa della raffineria di Beiji, la più grande dell’Iraq, caduta nelle mani dell’Isis. Prima di essere inviato a proteggere l’impianto petrolifero dall’alto della sua torre, il falco si era addestrato sui campi di battaglia siriani, perfezionando la sua formazione da tiratore scelto, appostato nei vicoli per proteggere un santuario sciita dalle milizie sunnite che combattevano il presidente Assad.

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