La scuola per i bimbi del Nepal

Lo scalatore di tutti gli Ottomila e quel suo grazie alla montagna

Lo scalatore di tutti gli Ottomila e quel suo grazie alla montagna
17 Marzo 2015 ore 12:45

È il sesto uomo ad aver scalato tutte le vette sopra gli Ottomila metri e ora si dedica alla realizzazione di progetti umanitari in Nepal: il più importante è la Rarahil Memorial School, una struttura scolastica unica nel Paese, che sta già facendo molto per i giovani del luogo. Ma andiamo con ordine.

Chi è e da dove viene. Fausto De Stefani viene dalle pianure mantovane (se volete una veloce bio, qui), un paesaggio agli antipodi delle grandi catene montuose su cui ormai è abituato a stare, e perciò in pochi avrebbero scommesso sulle sue imprese. Eppure, sfidando tutto e tutti, è stato il sesto uomo a scalare tutti le quattordici vette sopra Ottomila, secondo italiano dopo Reinhold Messner. La sua ambizione è nata da bambino, quando, tra le campagne padane, bambini e ragazzi si crescevano a vicenda, e gli adulti lavoravano dall’alba al tramonto nei campi, tanto da faticare a tenere la testa sollevata dal piatto al momento della cena.

C’era un anziano in particolare, diverso da tutti gli altri e per questo malvisto dagli adulti, che non voleva vendere nulla a nessuno, desiderava soltanto regalare ai bambini piccoli oggetti da usare come giochi, e soprattutto raccontare loro storie di viaggi lontani: «Lui voleva vedere le cose dall’alto – racconta De Stefani – perché dall’alto non ci sono recinti, non ci sono distinzioni, tutto è meraviglioso». Lo stimolo per viaggiare, secondo Fausto De Stefani, può venire da un libro, da un racconto, o da una persona speciale che ti faccia amare i luoghi che ha descritto e ha vissuto prima, o che ha semplicemente sognato. Poi, naturalmente, diventa fondamentale la convinzione nei propri mezzi e la voglia di realizzare i propri obiettivi. Così, anche chi è nato in pianura come lui, può diventare un grande alpinista.

 

 

Una nuova pagina. «Con il passare degli anni, le energie diminuiscono – spiega l’alpinista – quindi bisogna trovare anche altri interessi che ti sorreggano, perché non vorrei mai invecchiare in modo acido. Non bisogna avere la presunzione di fare a 60 anni le cose che si facevano a 20, ogni periodo ha il proprio percorso». E poi continua: «Con la montagna sono sempre stato in debito – spiega – mi ha fatto piangere tante volte di gioia. Ti ridimensiona, ti insegna che quando ti senti invulnerabile in realtà sei piccolo mentre la montagna è enorme. È una maestra silenziosa che ti può dare tantissimo, ma anche togliere tantissimo. Non per vendetta, perché la natura non si vendica, ma prendendosi quello che è suo».

È con queste convinzioni che Fausto De Stefani, dopo aver conquistato tutte le vette più alte del mondo e aver amato ogni angolo del Nepal, ha deciso di restituire qualcosa ad un territorio tanto bello quanto povero. Il debito verso la montagna e verso quelle terre era troppo grande per potersene dimenticare, soprattutto dopo aver acquisito la consapevolezza che la bellezza dei panorami è soltanto uno dei tanti volti del Nepal. Fausto De Stefani crea allora con la popolazione del luogo un legame molto forte, soprattutto dopo essere venuto a conoscenza dei tantissimi problemi quotidiani legati soprattutto alla povertà, che rende inesistenti anche le più basilari condizioni igieniche e sanitarie. Il desiderio di aiutare a migliorare queste terre, unito a quello di voler lasciare qualcosa che viva, che lasci un segno del suo passaggio, ha convinto Fausto a impegnarsi per la realizzazione di una scuola per i bambini a Kirtipur, una cittadina nei pressi di Kathmandu.

Con l’aiuto della Onlus Senza Frontiere, e in particolare di Elio Mutti, ha cominciato una raccolta fondi che ha portato alla realizzazione di una struttura sempre più ampia ed organizzata, capace di ospitare studenti dalle elementari fino ai corsi di formazione professionale. Si chiama Rarahil Memorial School ed è un progetto nato nel 1993 (qui la pagina ufficiale). Il nome è un tributo a tre giovani nepalesi, morti nel 1990 durante gli scontri con cui i movimenti popolari si sono battuto contro il governo per la democrazia del Paese.

 

 

La struttura. Nel docu-film Al di là delle nuvole, girato da Alessandro Tamanini, Fausto De Stefani racconta con entusiasmo la storia della nascita e dello sviluppo di questo centro scolastico. Ad una sola struttura per l’infanzia, che poteva ospitare soltanto di giorno pochi bambini, è stato aggiunto un convitto, che permette ai piccoli – quelli che abitano lontani dalla scuola – di mangiare e dormire a pochi passi, senza gravare sulle spalle dei genitori, quasi sempre poveri e troppo occupati nel lavoro. In seguito la struttura si è ulteriormente ampliata, con la costruzione di altri edifici in grado di offrire ai ragazzi la possibilità di continuare negli studi, fino a raggiungere la scuola di formazione professionale, capace di educare manodopera artigianale altamente specializzata rispetto agli standard del luogo. Grazie all’enorme lavoro di De Stefani è stato possibile raccogliere i fondi necessari, coinvolgendo anche la Provincia Autonoma di Trento, che ha patrocinato e finanziato un nuovo convitto. Oggi la Rarahil Memorial School è in grado di ospitare più di 750 ragazzi tra i 3 e i 18 anni, e di accompagnarli dall’educazione primaria fino all’ingresso nel mondo del lavoro, offrendo loro anche servizi medici altrimenti inaccessibili, grazie ad un ambulatorio terminato nel 2012.

«Il prossimo obiettivo – spiega De Stefani guardando al futuro – è quello di sviluppare il concetto di educazione ambientale, introducendo l’utilizzo della raccolta differenziata e insegnando soprattutto il rispetto del territorio». Le Montagne Sacre, travolte dal turismo, sono in alcune zone maltrattate, in balìa dell’inquinamento causato da automezzi e dall’accumulo selvaggio di rifiuti, abbandonati in ogni zona del Paese senza alcun controllo. Un ulteriore finanziamento all’iniziativa proviene dalle adozioni a distanza promosse da Senza Frontiere, che permettono ai bambini più poveri di accedere alla struttura, con una sorta di “adozione scolastica”. C’è ancora tanto da fare, ma la convinzione e l’entusiasmo non mancano. I risultati finora ottenuti sono fonte d’ispirazione per tutti coloro che credevano impossibile la realizzazione di questo progetto. C’è solo da imparare dalle parole Fausto De Stefani: «I sogni vanno rincorsi, e io voglio sperare di poter sognare fino all’ultimo respiro».

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