Lo stipendio dei cristiani

Personaggi 30 Maggio 2015 ore 01:20

Qualche giorno fa in Santa Marta papa Bergoglio ha commentato il passo del vangelo di Marco in cui gli apostoli chiedono a Gesù che cosa avranno in cambio per il fatto di seguirlo. (Noi avremmo sommessante pensato: E non gli bastava il fatto di averlo lì tutto il giorno con sé? Evidentemente no; o non ancora. Ma noi, si sa, siamo molto meglio degli apostoli che, come ha detto papa Francesco, capivano le cose solo a metà). La risposta è di ordine economico: voi che avete abbandonato tutto (casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi), per amor mio e del vangelo, riceverete ora, in questo tempo, cento volte tanto in case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna.

È sulle persecuzioni che sorgono i problemi. In marzo il Papa aveva commentato: «È Come se Gesù dicesse: “Sì, voi avete lasciato tutto e riceverete qui, in terra, tante cose: ma con la persecuzione!”. Come un’insalata con l’olio della persecuzione: sempre! Questo è il guadagno del cristiano e questa è la strada di quello che vuole andare dietro a Gesù, perché è la strada che ha fatto Lui: Lui è stato perseguitato». Questa volta al posto di “guadagno” ha usato “stipendio”, ma la sostanza non muta. E forse non sarebbe mutata nemmeno se, in luogo del vangelo di Marco, avesse dovuto leggere quelli, corrispondenti, di Luca e Matteo in cui non c’è nemmeno uno straccio di accenno all’olio della persecuzione. Così come questa volta ha sottolineato non il fatto che Gesù sia stato perseguitato, ma che si sia fatto servitore di tutti. La Chiesa legge infatti il vangelo della liturgia a partire dal tempo e dalla storia in cui si trova, non viceversa - come credono taluni.

Come che sia, il problema posto dal vicario di chi fece per primo quel discorso - che è nello stesso tempo il successore di colui, Pietro, che pose le domande - è interessante per molti versi, venendo il passo sul centuplo dopo quello - richiamato dal Papa nell’occasione - sul giovane ricco che, deciso a seguire Gesù, pensò più conveniente rimangiarsi la decisione perché non voleva rinunciare alle sue ricchezze per intraprendere la nuova attività. È interessante perché il centuplo si dichiara dato in ragione di quanto viene lasciato: il cento volte di poco è notoriamente meno di cento volte il tanto. E dunque il problema si porrebbe in questi termini: per avere cento volte di tanto, bisogna aver avuto - prima - una famiglia molto numerosa, il Waggoner Ranch e un patrimonio immobiliare costituito dall’insieme dei grattacieli di Lower Manhattan.

Quando l’equitalia di Gerico, cioè Zaccheo, promise all’ospite che si era autoinvitato di dare la metà dei suoi beni ai poveri e di restituire a ciascuno dei cittadini che aveva derubato una cifra pari a quattro volte l’ammontare del furto, tutti i poveri della città si aspettarono che fosse schifosamente ricco e tutte le vittime di cartelle esattoriali gonfiate sperarono di essere state oggetto di vessazioni inaudite.

Altra situazione. Quando quel padrone, che se n’era andato lasciando agli amministratori cifre significativamente diverse da investire, tornò a casa e riprese in mano i conti per il bilancio annuale, si dice che dette a ciascuno degli investitori una gratifica in proporzione al capitale originario. Quello che aveva avuto il portafoglio meno consistente - e che per paura di perdere tutto lo aveva tenuto sotto il materasso - si vide cacciato via con disonore. Ovvero con la frase famosa: «A chi ha sarà dato - e sarà nell’abbondanza -; a chi non ha sarà tolto anche quello che ha».

È interessante questo modo di ragionare in percentuale. Come la storia dei primi e degli ultimi. Gesù è in casa di un cittadino importante e, notando che gli invitati sgomitano per stare vicino al capotavola, suggerisce a ciascuno di evitare quel comportamento per evitare la probabilità - piuttosto alta - di sentirsi dire dal padrone di cedere il posto a un ospite con un curriculum più prestigioso del suo. Cosa che avrebbe comportato di andare, con vergogna, a occupare l'ultimo posto (perché nel frattempo su quelli intermedi si sarebbe già seduto qualcuno). La regola è dunque: «Ma quando sarai invitato, va' a metterti all'ultimo posto, affinché quando verrà colui che ti ha invitato, ti dica: "Amico, vieni più avanti". Allora ne avrai onore davanti a tutti quelli che saranno a tavola con te».

Ciò significherebbe (anzi: significa) che il succitato Gesù non ha niente contro i primi posti (anzi) e che per lui l’umiltà è fondamentalmente una strategia. Come le ricchezze: più ne hai, di più potrai disfarti. E dunque maggiori vantaggi ne avrai di ritorno. Il problema non consiste dunque nel non desiderare l’onore dei primi posti, ma nel modo che si pensa di adottare per ottenerli. Il problema non è la ricchezza, ma il fatto che si desideri contemporaneamente seguire Cristo e tenerla per sé. Scelta che si rivela poco astuta perché in questo modo non verrà moltiplicata.

Così come sarebbe presuntuoso o folle pretendere un interesse del 100 per 1 sul proprio capitale ed esigere contemporaneamente l’assicurazione contro gli attacchi cui un privilegio di queste proporzioni necessariamente espone come l’insalata implica, appunto, l’olio e qualcos’altro. Piccolo manuale di economia e finanza cristiana, ovvero dell’altro mondo.