Il racconto di un'amica

L’ora più buia di Francesca Volpi pediatra amorevole di Treviolo

L’ora più buia di Francesca Volpi pediatra amorevole di Treviolo
16 Gennaio 2018 ore 05:00
In copertina, La Villa Volpi alla Roncola, dove è stata portata Francesca dopo la morte.

 

La dottoressa Francesca Volpi è morta lo scorso dicembre, nella clinica di Brembate Sopra dove era stata ricoverata da qualche tempo in seguito alla diagnosi di una malattia logorante. Sulle spalle, sessantacinque inverni e una vita spesa a prescrivere farmaci e a misurare la febbre ai piccoli cittadini di Treviolo, nel ruolo di una pediatra amorevole e scrupolosa. La sua recente scomparsa ha rispolverato la memoria che molti cittadini conservano di lei. Ricordi che ne elogiano la professionalità, ma che ne hanno messo a nudo anche alcuni dei suoi lati più bui, legati alle tristi vicende personali che la videro protagonista.

«Non sopporto le voci che hanno iniziato a circolare per il paese non appena si è saputo che era morta – racconta A.G., amica e conoscente della Volpi -. La gente non fa che sottolineare quanto fosse ovvia la sua morte, per via del problema con l’alcol, una dipendenza in cui era rimasta incastrata da anni a causa del dolore patito. Così infangano la sua memoria e tutto quello che di buono ha fatto». A.G. ha conosciuto la dottoressa nel 1984, quando da Bergamo decise di trasferirsi con la sua famiglia a Treviolo. «Quello è stato anche l’anno in cui sono diventata mamma. All’epoca, tuttavia, andare dalla pediatra o meno era una scelta personale. Per diversi mesi avevo deciso di farne a meno. Le amiche che avevo intorno insistevano, ma io restavo ferma sulla mia convinzione di poter fare senza. Finché un giorno, al supermercato, è stata lei a riconoscermi. Mi ha avvicinata, mi ha invitata a casa sua con mia figlia per capire insieme come affrontare lo svezzamento»

I pomeriggi che A.G. e Francesca hanno trascorso insieme nel castello della Roncola dove la pediatra viveva erano inizialmente semplici incontri formali. Ma ben presto le cose sono cambiate. «Passare il pomeriggio insieme, in compagnia…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 27 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 18 gennaio. In versione digitale, qui.

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