L’ultima beatitudine è rivederlo

20 Agosto 2014 ore 15:22

Siamo alla fine della prima parte del nostro cammino: l’ultima beatitudine recita: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi».

Perdonatemi: è uno dei passi più commoventi del Vecchio e del Nuovo Testamento messi insieme, uno di quelli in cui più evidente che mai traspare il dolore che costa a Gesù l’obbedienza alla volontà del Padre, il lancinante dolore per il proprio compito. E lo stupore per tutta quella gente che continuava a seguirlo e che Lui sapeva di non poter difendere nel modo in cui (penso) la sua umanità avrebbe desiderato.

Tutta quella gente a cui dirà, tra un istante, che era bellissima, che era il sale della terra, la luce del mondo, che sarebbe stata capace di essere incomparabilmente migliore degli scribi e dei farisei. E perfino, più in là nel tempo, che sarebbe stata capace di compiere opere addirittura più grandi delle sue. Tutta quella gente a cui – aveva scoperto – voleva davvero bene. E alla quale doveva adesso rivolgersi come un capitano alle sue truppe prima di lanciarle nella battaglia nella quale sa benissimo che tanti moriranno, o ne usciranno feriti e storpi per sempre, o segnati da shock post traumatico irreversibile.

Cambia il tempo del verbo, Gesù: non dice più beati voi che siete così e così (misericordiosi, miti, poveri o che altro) o che fate così e così (piangete, avete fame e sete di giustizia, subite persecuzioni…). Stavolta dice: beati voi quando – non si sa quando, ma da domani in poi dovrete sempre aspettarvelo – vi insulteranno, vi daranno addosso, vi trascineranno nei tribunali e nei salotti televisivi, troverete il vostro nome sulle prime pagine dei giornali. Lui lo sa cosa succederà a tutti quei poveretti che nei giorni prima ha consolato, curato, guardato negli occhi, promesso il paradiso. Lo sa che per la gioia provata un mattino saranno costretti a confrontarsi con l’uragano scatenato da coloro che stanno solo aspettando che questo immenso bluff – come lo chiamano – finisca, e prima finisce meglio è, per riprendere in mano la loro vita rattrappita e il loro potere.

Lo sa. E non può farci niente. Altrove dirà loro che si troveranno come agnellini in mezzo ai lupi. Che avranno a che fare in prevalenza con gente che sta male. Che sarà chiesto loro l’impossibile. Ma non si tira indietro, Gesù, come non si tira indietro un ufficiale che ha ricevuto l’ordine di avanzare e sa che il prezzo da pagare sarà altissimo. Ma questo è il compito e questo è quel che va fatto. Non si tira indietro, Gesù, perché sa che questo è l’unico modo per mostrarsi obbediente a suo Padre e perché è ormai chiaro che il primo a morire sarà lui, e che se non fosse così tutte le altre morti sarebbero inutili, pura follia. E anche questo diranno. Di lui e degli altri.

E così continua a parlare come una madre che non vuol lasciare andare il proprio figlio che sa benissimo che deve lasciare andare, e gli dà tutte le istruzioni che le sembra possano essere di aiuto per preservarlo nella bufera e consentirgli il ritorno: non fare così e così, pensa piuttosto che, cerca di capire che, e se un altro ti dice questo tu digli quest’altro, così, a rotta di collo fino alla fine del capitolo, e per tutto il seguente e per quello dopo ancora. Perché Gli sembra, come sembra alle madri o ai padri capaci di commozione, che continuando a parlare si rimandi il momento del distacco e perché spera che una parola – una delle tante dette – potrà venire bene a quella gente quando intorno non ci sarà che sangue e odore di morte. Tutto: purché non si perdano. E, dunque, ricordatevi bene cosa vi sto dicendo: che quando vi succederanno tutte queste cose tremende, bene, proprio quello sarà il momento in cui ci ritroveremo come in questi giorni. Anzi, di più e per sempre. Mi raccomando, le voglio rivedere tutte, le vostre facce.

Poi – è l’inizio del capitolo ottavo – capì che era venuto il momento di scendere verso il lago. Si alzò. E tutta quella gente che fece? Lo seguì.

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