L’uomo delle stelle

26 Luglio 2014 ore 06:10

Ha quarantacinque anni portati bene e più lo guardi più sembra di avere davanti il commissario Montalbano, la somiglianza è strabiliante. Ma in questo caso è il terreno d’indagine che cambia: Christian Corda, fisico di teoria gravitazionale di prestigio internazionale, invece di scrutare gli enigmi dei casi giudiziari esplora da sempre con occhio critico l’universo e i suoi misteri.

Professore di fisica teorica e direttore scientifico per l’Italia dell’Institute for Basic Research di Palm Harbor in Florida, Stati Uniti, ha alle spalle un curriculum costellato di specializzazioni e collaborazioni di rilievo. Attualmente, assieme ad altri incarichi, è membro del Comitato scientifico didattico “Margherita Hack” presso l’Istituto Comprensivo Mascagni di Prato.

Professore, com’è cominciato tutto?

«Da oscillazioni scolastiche di vario tipo. Ero attratto sin da ragazzo dalla matematica grazie a una insegnante che me l’ha fatta amare come un gioco, ho avuto qualche incertezza sul da farsi ma poi ho preferito iscrivermi alla facoltà di fisica che mi sembrava una applicazione più concreta di quei principi. Oggi una intima spinta alla poesia e alla filosofia mi riporta al piacere dell’astrazione».

Con quali occhi un astrofisico guarda le stelle?

«Con grande curiosità: più cose capisco e conosco e maggiori sono le incognite che si presentano allo studio».

Una professione diversa rispetto al passato?

«La scienza oggi è molto più complessa di un tempo e non c’è più posto per i tuttologi. L’orientamento specialistico esige l’essere assolutamente concentrati nel proprio ambito di ricerca: solo così ci si può attendere anche interessanti ricadute sul piano pratico e tecnologico».

Più scienziato o più poeta?

«Ovviamente la mia è una impostazione rigorosamente scientifica. Ma non dimentichiamo che lo scienziato di oggi è anche artista e poeta, prerogative contrassegnate da un denominatore comune».

Cosa prospetta la nuova fisica a una società dalla mentalità “materialista”?

«Fermo restando che trovo giusto quando Einstein asseriva come fosse desiderabile che “i filosofi filosofeggino e i fisici si occupino di fisica”, ribadisco il valore della “creatività” della fisica quantistica nell’interpretare il mondo che ci circonda. Evoluzione del pensiero che proprio in determinate realtà territoriali dovrebbe destare interesse anche a livello amministrativo, perché è attraverso le nuove scoperte che si raggiungono i migliori traguardi nelle applicazioni della vita quotidiana».

Cos’è la quantistica?

«È un sistema che ci informa rispetto alla vecchia fisica come siamo governati dal caso piuttosto che in forza del teorema causa-effetto».

Allora Dio gioca o non gioca a dadi con l’universo?

«Un tempo ero convinto di no e sposavo la teoria causale di Einstein. Poi in questi ultimi tre anni ho iniziato a lasciarmi attrarre  forse dall’aspetto più intrigante dell’universo: i buchi neri. In questo caso ho preso in considerazione proprio la quantistica con il suo assunto indeterministico, che però psicologicamente mi impressiona».

Dunque questo universo secondo David Bohm sarebbe una sorta di progetto virtuale, una mega video-gioco…è così?

«Come se vivessimo in una specie di Matrix, infatti. Argomentazione complessa che porta a ipotizzare un regista-creatore di tutto questo e chiama inoltre in causa il principio antropico cioè il rapporto uomo-universo».

Quale corpo celeste la fa sognare?

«La stella che adoro è quell’immenso nero nel cuore della galassia, dove tutto quanto fu partorito dal big bang va fatalmente  a finire».

I bambini sono ancora affascinati dal cielo?

«I bambini hanno una grande capacità di stupirsi, vogliono apprendere e sono i migliori allievi. Da noi l’Istituto di Scienze Planetarie, il Centro di Scienze Naturali assieme al Centro Margherita Hack  svolgono un’ottima formazione didattica anche a disposizione dei più piccoli».

Siamo soli nell’universo?

«Direi proprio di no. Rispetto all’universo la nostra terra è non più grande di un granello di sabbia: inoltre basti pensare che nella nostra galassia ci sono cento miliardi di stelle, mentre nell’universo cento miliardi di galassie».

Che futuro ci aspetta? Pericoli dal cielo?

«L’essere umano ha grandi risorse e io sono ottimista. Magari un nuovo rinascimento potrebbe fiorire di nuovo nel nostro paese. Trovo che questo auspicabile evento sia più probabile del fatto che un asteroide cada sulla terra annientandola. Direi perciò che allo stato delle cose possiamo stare tutti relativamente tranquilli».

 

corda

 

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