Marino & Sartori, la coppia d’assi

08 Agosto 2014 ore 14:30

La costruzione di una grande squadra viaggia di pari passo con la costruzione di una grande società. Quattro anni dopo il ritorno di Antonio Percassi alla guida dell’Atalanta, non ci sono dubbi: il club non metropolitano che ha disputato il maggior numero di campionati di serie A percorre la strada giusta. Lo conferma l’ingaggio di Giovanni Sartori, 57 anni, neoresponsbaile dell’area tecnica dopo ventidue anni vissuti quale dirigente del Chievoverona che non può essere mai definito un miracolo, ma una delle realtà più belle del calcio italiano. I miracoli, duemila anni fa, riuscivano soltanto a un Signore che peraltro, non si occupava di calcio, ma di cose ben più importanti.  Ha ragione Pierpaolo Marino quando, stamane, nell’intervista rilasciata all’Eco di Bergamo, dichiara: «Prima eravamo forti, con Sartori siamo fortissimi». E ancora: «Oggi, una società che vuole crescere ha bisogno di specificità. Il lavoro da fare è enorme e non è pensabile che tutto passi da una sola persona. Di gallo ce n’è uno solo e si chiama Antonio Percassi. Piuttosto, io e Sartori faremo il gatto e la volpe e confonderemo gli avversari».

Parole chiare, forti, che fanno onore a Marino, 60 anni da compiere il 30 agosto, sotto contratto con l’Atalanta sino al 30 giugno 2017, dopo esserne diventato il capo dell’area tecnica il 23 giugno 2011 e il direttore generale il 30 giugno 2012. Sin da quando ha messo piede a Bergamo, costruendo la basi dello storico torneo 2011-2012 (partendo da -6, l’Atalanta di Colantuono totalizzò 52 punti sul campo, record assoluto per i bergamaschi) Marino è diventato l’architrave del progetto Percassi. Ha respinto le lusinghe dell’Inter e sarebbe il manager ideale per rifondare la Figc, altro che Tavecchio e Albertini. L’ingaggio di Sartori rispecchia la filosofia percassiana: costruire il gruppo di lavoro migliore prendendo gli uomini migliori. Astenersi perditempo, frustrati e invidiosi.

Il ragionamento può sembrare apodittico, persino lapalissiano, ma, nel calcio italiano del terzo millennio squassato dai fallimenti di un’organizzazione paleolitica e incapace di rinnovarsi, questa è la chiave di volta.

L’Atalanta l’ha trovata e il suo mercato estivo lo sta dimostrando: a oggi, con il ritorno di Bianchi, sono 13 i giocatori della rosa 2014-2015 calcisticamente cresciuti nel vivaio; sono 36 i giocatori piazzati nei campionati professionistici; il monte ingaggi lordo è stato ridotto sensibilmente; gli investimenti per potenziare le strutture logistiche e immobiliari del club sono culminati nel gioiello di centro sportivo che risponde al nome di Zingonia; per non dire del feeling con la tifoseria che il successo senza precedenti della Festa della Dea ha celebrato il mese scorso, davanti a quasi 20 mila persone. Senza dimenticare che il bilancio definitivo del mercato potrà essere fatto soltanto alle 23.01 del 1° settembre, un minuto dopo la chiusura delle contrattazioni.

Marino & Sartori sono la nuova coppia d’assi di un club che, non lo dice, ma ha già fissato il prossimo obiettivo: ritornare in Europa. Chi sogna non si arrende mai, sino quando la vita che s’immagina diventa realtà. Mai come ora, nessuno può più nascondersi.

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