E meno male che la colpa era dei fischi dei tifosi

13 Dicembre 2014 ore 15:59

E meno male che dopo il Cesena, Colantuono e Cigarini – quest’ultimo con l’eleganza di un elefante in un negozio di cristallerie –  se l’erano presa con i tifosi che avevano fischiato l’Atalanta. All’anima della squadra allo sbando, sacrosantamente contestata dopo l’orrendo primo tempo con il Cesena, provvidenzialmente ribaltato nella ripresa. A Roma è andata peggio.

La batosta dell’Olimpico è stata durissima: la squadra ha giocato un tempo solo. Nella ripresa, la Lazio senza sei titolari, ha irriso i nerazzurri, prima di farli a pezzi. E meno male che il dubbio di Pioli doveva essere Djordjevic-Klose. Mauri sembrava Messi, Anderson il fratello di Neymar, poi Lulic ha chiuso il conto. Per fortuna, Sportiello ha detto no al funambolico Keita, altrimenti la punizione sarebbe stata ancora più pesante, anche se altrettanto giusta. La prima domanda è: ma dove caspita è finita l’Atalanta? La seconda domanda è: Colantuono (il cui scatto finale per infilare il sottopassaggio deve essere proiettato alle marmotte atalantine), come si fa a dire a Mediaset Premium, a legnate ancora calde, che questa squadra “ha qualche problemino”? Qualche problemino?! Se voleva essere la battuta di Natale, è riuscita male.

Parliamoci chiaro: rimanere in serie A è una questione vitale. Sportiva ed economica: ci sono almeno 30 milioni di buone ragioni per centrare la salvezza.

Eppure, ci dicono che bisogna fare quadrato, che fischiare non si può, che i tifosi sono stati abituati bene in passato e hanno dimenticato tutto quanto di buono è stato fatto prima di questa disgraziata stagione, bla bla bla. Il guaio è che i tifosi non hanno la memoria corta, ma la vista lunga. Guardano come gioca la squadra, vedono dove sta in classifica e magari si preoccupano un po’. E si preoccupa la società, la cui coerenza, peraltro, è esemplare.

Lunedì scorso, Percassi l’ha detto forte e chiaro anche a Bergamo Tv: Colantuono non si tocca. Un’iniezione di fiducia che in altri club, invece, sarebbe stata al veleno poiché in altri club a pagare sarebbe stato l’allenatore. Che non può essere sempre il parafulmine di tutto.

Adesso, la squadra ha bisogno della sveglia del presidente e alzi la mano chi pensa che in settimana non arriverà. Domenica c’è l’ultima chiamata. Sicuramente dell’anno, ma non solo. Dietro l’angolo c’è il Super Palermo che ha gelato il Sassuolo ed è arrivato al settimo risultato utile consecutivo, è in zona Europa ed è stato  capace di eguagliare il primato stabilito con  Delio Rossi in panchina nel 2009/2010.

Delle due l’una: o l’Atalanta finalmente si ricorda che, per salvarsi, bisogna giocare al calcio piantandola con la paura di prenderle perché tanto le prende lo stesso o va giù dritta come un piombo.

 

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