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Premio per l'economia al francese Jean Tirole

I monopòli indeboliscono il mondo Il Nobel a chi lo ha dimostrato

I monopòli indeboliscono il mondo Il Nobel a chi lo ha dimostrato
Personaggi 13 Ottobre 2014 ore 18:07

Jean Tirole, professore a Tolosa, ha vinto il Premio Nobel per l’Economia 2014. Dev’esser proprio un mostro, se il suo è il primo Nobel dell’Economia dal 1999 a non essere stato vinto da un americano o da qualcuno che non sia in coppia con un americano. E se, quest’anno, è il secondo francese ad ottenerlo.

Tyler Cowen, economista statunitense, docente alla George Mason University, blogger di successo  nonché editorialista economico per il NYTimes, in una nota che sembra aver scritto saltando sul letto per la gioia (inizia così: Un premio alla teoria! Un premio al rigore! Direi che si tratta di un riconoscimento alla teoria come agente essenziale e allo sviluppo della matematizzazione delle proposizioni formali come un modo per riuscire a capire l’economia. [Tirole] È stato una figura di spicco nella formalizzazione delle proposizioni in diversi campi della microeconomia, soprattutto in quello dell’organizzazione industriale, ma anche nella finanza e nell’ambito della regolamentazione finanziaria e dell’economia comportamentale e perfino in quello delle decisioni pubbliche. È un economista dalla competenza molto più ampia di quel che pensano anche molti dei suoi fan), Cowler, dicevamo, lo ricorda come un insegnante straordinario e una persona davvero squisita.

Ma cosa ha detto di così importante il prof Tirole? Fondamentalmente ha mostrato come il fatto che alcune industrie (come Google o analoghe) abbiano la tendenza a occupare tutto il mercato (a diventare dei monopòli) non costituisce problema fintanto che esiste la possibilità reale che esse vengano scalzate e sostituite da altre. Quando, invece, si comportano in modo da non consentire a nessuno di prendere il loro posto, allora sarebbe opportuno che altre entità (lo stato, il WTO, …) intervenissero in maniera intelligente. Perché è necessario questo intervento? Perché – secondo Tirole – più un’azienda agisce in regime di monopolio, più è lenta a innovare; col risultato che molte energie intellettuali e tecnologiche, non avendo modo di esprimersi nelle imprese potenzialmente innovative messe fuori gioco dal monopolio, si disperdono. E così il mondo si impoverisce, rallenta.

La cosa che – però – ha fatto saltare di gioia il prof. Cowden (e non solo lui: pare che vogliano tutti bene a questo signore nato a Troyes – la città del Chrétien autore della famosa saga cavalleresca medievale – nel 1953) è soprattutto che le conclusioni di cui sopra non sembrano frutto di pensieri – chiamiamoli – filosofici (come spesso accade in economia da Adam Smith in poi, passando per Karl Marx e Milton Friedmann) ma risultati di analisi matematiche che gli addetti non esitano a definire strepitose.

In particolare si riconosce a Tirole il merito di aver introdotto nella scienza economica i metodi della Game Theory (la Teoria dei Giochi): una serie di complessi metodi matematici che permettono di prevedere non solo chi vincerà o chi perderà in una data situazione, ma anche cosa succederebbe se – nel corso della medesima – si verificassero alcuni eventi anziché altri. L’economia “tiroliana” perde, pertanto, quella sgradevole aria da manuale in cui si spiegano regole che caratterizza tanta produzione accademica, per proporsi come un manuale tattico per allenatori creativi impegnati in una partita (o in diverse partite, o in partite di diverso genere) in corso di svolgimento effettivo, col suo codazzo di scommesse, rovesciamenti di alleanze e altri sollazzi del genere.

Ricevendo, nel giugno 2012, la Laurea Honoris Causa all’Università di Tor Vergata, il prof. Tirole tenne una lectio magistralis sul modo di prevenire e risolvere le crisi bancarie e quelle dei fondi sovrani che risultò poi molto utile in diversi frangenti. Non mancò, nella stessa occasione, di parlare dell’Europa e dei suoi problemi in modo – per così dire – controcorrente.

Per evitare che il cittadino comune pensasse a quel riconoscimento come all’ennesima iniziativa pubblicitaria promossa da un ateneo a corto di iscrizioni, il responsabile prof. Piga tenne a precisare che delle già pochissime (7, compresa l’ultima, in 25 anni) lauree concesse ben due erano andate a persone che avrebbero in seguito vinto il Nobel. La prossima dovrà dire che sono diventate tre.

 

Per saperne di più:

l’articolo su The Guardian

l’articolo su The Guardian all’annuncio (con un sacco di tweet)

intervista aTore Ellingsen, Permanent Secretary, RSAS, by freelance journalist Henrik Höjer about the 2014 Sveriges Riksbank Prize in Economic Sciences in Memory of Alfred Nobel.

 

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