Nel nome dei tifosi e di Morosini Oggi in Curva c’era anche lui

13 Aprile 2015 ore 07:45

Una vittoria fondamentale, tre passi decisivi verso la salvezza, la resurrezione di Denis e, soprattutto, la conferma che, sino a quando l’Atalanta avrà questi tifosi, non sarà mai sola e non dovrà mai avere paura di nessuno. Reja aveva visto giusto ieri mattina, commentando l’incontro con i millecinquecento uomini, donne e bambini sugli spalti dello stadio. «Questa gente ci ha dato una grande carica». Il successore di Colantuono ha firmato il primo successo della sua gestione, dopo tre pareggi e una sconfitta, al termine di una partita sofferta e durissima, considerata la caratura del Sassuolo, gran bella squadra guidata da un tecnico bravo e competente.

Fabio Gennari, con la consueta puntualità, analizza su BergamoPost la chiave tecnica della partita. Qui si esalta, invece, l’entusiasmante comportamento della gente atalantina. La Curva Nord ha letteralmente trascinato i nerazzurri, sostenendoli prima e durante la partita con una grinta e una passione commoventi. Soltanto i criminalizzatori di un’intera tifoseria vessata per mesi con una serie di provvedimenti incredibilmente repressivi non vedono, non sanno o fanno finta di non vedere e di non sapere che cosa sia lo spirito e l’anima di un popolo che si ritrova sotto una sola bandiera. E il cuore di questo popolo batte in Curva Nord.

Ecco perché questa è un’impresa compiuta nel nome di Denis, dei tifosi e di un ragazzo del Monterosso, che è morto sul campo tre anni fa, il 14 aprile 2012, a Pescara. Indossava la maglia del Livorno, ma era un figlio di Zingonia, dov’era cresciuto dal 1995 al 2005. Aveva 25 anni. Si chiamava Piermario Morosini. In curva, contro il Sassuolo, c’era anche lui.

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