La nevicata del ’32 (432 d.c.)

03 Agosto 2014 ore 07:26

Quattrocento 32, precisiamo. Ci sono posti, nel mondo, in cui è bello semplicemente sedersi e sentire l’universo che passa, la storia che respira, il tempo che si condensa e si distende sotto lo sguardo di Dio.

Santa Maria Maggiore a Roma, di cui oggi ricorre la festa, è uno di quelli. Domani è l’anniversario di Hiroshima.

Santa Maria, madre di Dio. Non era così scontato che lo fosse. A Efeso, l’anno prima, c’era stato un Concilio appunto per decidere se si dovesse ritenere che il figlio di Maria fosse anche Dio e non soltanto un uomo. Efeso – in Turchia – è la città in cui Maria era andata ad abitare con Giovanni dopo la resurrezione. E il concilio decise che Maria era la madre di Dio fatto uomo. Il medesimo Concilio, per questo, decise anche che il Credo di Nicea (Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio,… Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo) andasse bene così com’era.

Il 5 agosto dell’anno dopo a Roma, sull’Esquilino, venne giù una inspiegabile nevicata. A Lourdes, tanti anni dopo, sarà una ragazza a testimoniare che il dogma dell’Immacolata Concezione diceva il vero. Maria fa sempre così. Se è d’accordo con noi, se è contenta di quello che capiamo, si fa discretamente sentire a stretto giro di posta. In ricordo di questo evento ogni anno, in questo stesso giorno, nella Cappella Paolina, si dà vita a una cascata di petali bianchi.

La Cappella Paolina è quella in cui è conservata l’icona di Maria Salus Populi Romani, così cara al nostro Papa Francesco. Ma anche a tanti suoi predecessori. Pare accertato che la portasse a Roma Elena, la madre dell’imperatore Costantino, di ritorno dalla Terra Santa.

Il 5 agosto di tanti anni fa ero sulla cima del Corno Grande, sul Gran Sasso. C’è anche lì una lapide in ricordo della dedicazione della Chiesa di Santa Maria Maggiore e della salvezza che Maria ha resa possibile. Ma questo non c’entra molto.

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