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Nicolò, sempre in giro per il mondo (e riesce pure a guadagnarci)

Nicolò, sempre in giro per il mondo (e riesce pure a guadagnarci)
Personaggi 27 Marzo 2018 ore 06:30

Ecco un ragazzo di ventisei anni che ce l’ha fatta, che “è arrivato”, o almeno così si potrebbe dire di Nicolò Balini, giovane di Fara Gera d’Adda che, pubblicando i video dei suoi viaggi su Youtube, ha fatto della propria passione un lavoro. Il suo canale, intitolato Human Safari, è seguitissimo: vanta mezzo milione di iscritti e quasi settanta milioni di visualizzazioni totali. “Arrivato”, però, non è il termine più adatto per descrivere Nicolò, che parte sempre ma non arriva mai. I suoi viaggi sono una continua scoperta e si susseguono così velocemente che è quasi impossibile decretarne la fine.

Tedoforo a PyeongChang. Nel 2013, stanco di fare il tour operator in un’agenzia di viaggi, Nicolò ha dato vita a qualcosa di suo e di unico, che da un piccolo paesino in provincia di Bergamo con ben poco da offrirgli, lo ha portato a correre per le strade di PyeongChang con in mano la torcia olimpica, urlando «ciao Bergamo» davanti a migliaia di coreani e centinaia di telecamere. Merito di Samsung, sponsor delle Olimpiadi Invernali in corso in Corea del Sud e selezionatrice dei venti tedofori azzurri. Tra questi, appunto, anche Nicolò, forte del seguito sempre più ampio che ha saputo costruirsi negli anni sui social e in particolare su Youtube raccontando i suoi viaggi. Un traguardo importante, che però non sazia il ventiseienne.

 

 

Vita da video-blogger. L’ultimo suo desiderio è fermarsi. I suoi viaggi sono iniziati già molto prima dell’avventura virtuale. Con i suoi genitori, infatti, Nicolò ha sempre viaggiato molto. Nelle gite scolastiche era solito realizzare dei filmati per avere un ricordo di quei momenti. Adesso, invece, proprio grazie a dei filmati, caricati poi su Youtube, si guadagna da vivere e da viaggiare. Sembra facile, no? Ovviamente il successo del suo canale è stato reso possibile da un insieme di circostanze favorevoli, tra le quali l’aver intrapreso questa carriera in un momento storico in cui i social e internet sono in piena e continua espansione. Ma questo non basta. Nicolò ci ha messo anche tenacia, costanza, impegno e talento.

«Il mio è a tutti gli effetti un lavoro come un altro – racconta Nicolò –. Anche caricare video su Youtube comporta il pagamento delle tasse, la burocrazia e tutto il resto». Ciò che è cambiato, forse, è la prospettiva con cui Nicolò viaggia. Non più solo per se stesso, ma anche per i suoi follower. «Mi è sempre piaciuto filmare i miei viaggi. Non è che mi piaccia “fare lo youtuber”, mi piace proprio realizzare i video». Nella sua ottica, Youtube è soltanto un supporto virtuale per condividere le sue avventure e rendere partecipi di queste più persone possibili. Forse è proprio questa genuina passione ad averlo portato al successo. In lui non c’è nulla di montato, di finto. È un giovane viaggiatore affamato di storie, luoghi, incontri. Ed è questo che offre a chi lo segue dietro allo schermo di un computer. Certo, adesso riceve continuamente offerte di agenzie di viaggio, compagnie aeree, hotel e aziende interessate a “sfruttare” la sua immagine per raggiungere il suo seguito. Fa parte del gioco (o del lavoro).

 

 

Curiosità e divertimento. Ma quello che conta è che la sostanza dei suoi video non sia cambiata. Sono aumentati i viaggi, gli impegni, ma per lui è solo uno sprono a fare ancora di più e ancora meglio. La sfida è mantenere le persone attente, dare un contributo originale e diverso rispetto a quello che offre già l’immensità di Internet. «Ciò che vorrei trasmettere a chi guarda i miei video è la mia prospettiva, il mio modo di scoprire i posti, il mio stile di viaggio, qualcosa che non si trovi ovunque». E qual è questo stile di viaggio? «È un vivere intensamente ogni momento, è un guardare tutto senza pregiudizio, ma anche con una buona dose di ironia e divertimento». Ironia, divertimento, ma anche umiltà e apertura al nuovo, oltre che rispetto per le altre culture, le usanze, le persone e, soprattutto, il cibo: «È una delle colonne portanti di ogni mio viaggio, al pari della cultura e del territorio in generale – rivela Nicolò –. Una volta ho mangiato una tarantola intera, ma anche il fegato di una renna, lo squalo marcio, scorpioni e cavallette, la carne di alpaca e quella di cammello».

La tecnica e il tempo. Una vita sempre in viaggio, quindi. Che necessita, però, anche di competenze tecniche di non poco conto... «Per editare un video semplice, in cui magari c’è solo del parlato, ci metto circa tre ore. Per quelli di viaggio invece, più lunghi ed elaborati, serve anche una settimana o dieci giorni». Per fare questo non basta la pura passione, ma un’alta conoscenza della strumentazione e, paradossalmente, anche la forza fisica. Portarsi dietro tutto il giorno l’attrezzatura, infatti, non è proprio una cosa semplice, ammette ridendo Nicolò.

 

 

L’elemento più prezioso e fondamentale di questo lavoro, però, è il tempo. Il tempo per trovare la luce giusta, il momento giusto, il posto giusto, la prospettiva giusta. Il tempo, poi, di fare una lunga cernita tra le clip, di montarle, di scegliere le musiche, e poi pregare che la connessione funzioni bene per poter caricare il vide o. Nonostante tutto questo e il fatto che, in un suo video, abbia confessato quanto sia stato diverso il viaggio con gli iscritti al suo canale Youtube in Giappone, nel quale non ha dovuto filmare e non gli sembrasse vero di avere braccia, mani e occhi liberi per godersi appieno ogni momento del viaggio, quando gli si chiede quali sono gli oggetti che metterebbe in valigia se dovesse sceglierne solo tre, risponde senza esitare: «Videocamera, computer e cellulare». Deformazione professionale.

Qualche settimana fa Nicolò è partito per il Sudafrica, il settantaquattresimo Paese al mondo che visiterà, e, aspettando di conoscere la prossima tappa, ci godiamo con lui quest’altra avventura. Tanto ci basta un computer.