Alà, cór!

Niky e Lucy, quando l’equilibrio vien correndo

Partono in stile “Sandra Mondaini e Raimondo Vianello”, cioè begando. Poi la fatica li unisce. L’anno scorso si son fatti il Marathon Trail Orobie

Niky e Lucy, quando l’equilibrio vien correndo
22 Maggio 2020 ore 08:30
Marco Oldrati

 

Niky e Lucy non sono Renzo e Lucia, ma come gli eroi manzoniani si inseguono e alla fine “i se troa”. Solo che qui non ci sono di mezzo né bravi né cattivi, ma solo chilometri di corsa. Niky è un centravanti d’altri tempi, piccolo e veloce come Garlini o Simonini: robusto il giusto, sgusciante e potente ma “concentrato” in una statura non da guerriero Masai. Le prime volte che correvamo insieme malediceva i passisti e quelli dall’accelerazione progressiva, perché lo sfiancavano sulla distanza, ma poi ci si è messo e – pur con il poco tempo che trova per gli allenamenti – si è lanciato nel mondo della corsa.

Lucy è sempre stata una sport-dipendente: sci, palestra, aerobica, aquagym, jogging: correva sulle mura quand’era “signorina”, quando le donne una ventina d’anni fa hanno scoperto che la cosa faceva bene e che stare all’aria aperta era piacevole e divertente non solo per i maschietti, ma anche per loro.

Poi si sono sposati, hanno avuto Carlotta, hanno traslocato per seguire il lavoro di Niky e alla fine sono tornati a Bergamo e si sono messi a correre. Perché? Perché è piacevole, perché aiuta a stare in forma, ma nel loro caso la “patologia” ha delle complicanze mica da ridere, una su tutte: corrono insieme.

Non durante la settimana, Lucy è una regolarista anche grazie al fatto di potersi permettere un po’ più di tempo libero rispetto a Niky, lui torna a casa tardi e fa fatica ad allenarsi fra il lunedì e il venerdì, ma la domenica “tapasciano” in coppia, con vigore e “spirito dialettico”.

Sì, perché in realtà una coppia che corre è diagnosticata statisticamente secondo la dicitura “bel casino”: i nostri eroi con o senza Don Abbondio e Don Rodrigo cominciano a discutere al primo semaforo, andiamo a destra o a sinistra? Poi lui parte piano, mentre lei è una che si lascia subito prendere la mano, così i primi chilometri è lui che arranca, mentre seguire il passo regolare dell’ex centravanti mette in crisi la consorte e alla fine è la fatica a metterli d’accordo, quando non ne hanno più la smettono di litigare e arrivano a casa in pace con il mondo e fra di loro.
E non pensiate che questo sia un limite, anzi: se vi siete immaginati due tranquilloni che veleggiano in direzione dell’aperitivo la domenica mattina o il sabato nel tardo pomeriggio vi sbagliate di grosso, è gente seria questa. Cominciano a infilarsi nel gregge delle corse domenicali, poi pian piano ci prendono gusto ed “esordiscono” alla Dieci Miglia del Castello sul lago di Endine. Presi dall’entusiasmo fanno la Sarnico – Lovere e poi la Mezza di Bergamo, correndo insieme e si divertono pure parecchio.

Sì, perché se negli allenamenti più che Renzo e Lucia sembrano Sandra (Mondaini) e Raimondo (Vianello), quando la cosa diventa agonistica scoppia… che cosa avete capito? L’armonia atletica, una specie di sintonia che fa sì che i crampi di cui soffre lui lo rallentino in salita e lei lo aspetti in cima, ma in discesa la maggiore potenza muscolare del “maschio” faccia sì che gli tocchi rallentare per permettere di ritornare a marciare d’amore e d’accordo.

La dimostrazione? Semplice, anzi … un po’ complicata! Già perché per non farsi mancare niente i due decidono di partecipare all’Mto l’anno scorso: la versione “lunghezza maratona” dell’Orobie Ultra Trail e del Gran Trail Orobie. Si allenano a strappi, lei regolare, lui meno, ma gli allenamenti lunghi, quelli importanti li fanno insieme, il Trail del Moscato e quello della Val del Riso, begando allegramente come al solito. E poi arriva il giorno della gara, da San Pellegrino a Colle Aperto, su e giù sullo spartiacque fra Val Brembana e Val Seriana.

L’obiettivo? «Se riusciamo a stare fra le otto e le dieci ore siamo soddisfatti», dicono in giro. E poi partono, partono e camminano, corrono: in salita come al solito è lui che arranca, in discesa lei è meno “massiccia”, ma si aspettano, procedono uniti, con calma, lent ma seguent, diciamo sulle Orobie. E ne fanno di strada, perché salgono al Monte Zucco, scendono a Zogno, rimontano fino a sopra Miragolo San Marco, transitano dalla Madonna del Perello (una sola, di Madonna, non cominciate a fare dell’ironia!) e poi giù, Salmezza, Monte di Nese, Canto Basso, Ca’ del Lat, Maresana e qui gli arriva la fregatura, perché il percorso li “spinge” di nuovo su fino a San Vigilio … ma in discesa, arrivati alla funicolare prima della Porta Sant’Alessandro lei dice “Niky, mi vien da piangere!” e lui “Non dirmelo, ho anch’io le lacrime agli occhi!”. Ad attenderli c’è un fotografo d’eccezione, la mamma di Niky, Lisella, che li ha aspettati fiduciosa, anzi, è in anticipo, perché sulle ali dell’entusiasmo i nostri c’hanno impiegato anche meno del previsto, sette ore e trentuno minuti per i quarantadue chilometri di percorso, ma non è rilevante.
Quel che è importante è quello che vedete nella foto: insieme, in coppia, dall’inizio alla fine.

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