Prima donna "Nobel" per la matematica

La regina dei numeri è iraniana

La regina dei numeri è iraniana
14 Agosto 2014 ore 11:39

Mercoledì 13 agosto a Seoul (Corea del Sud) sono stati proclamati i vincitori delle “medaglie Fields”, assegnate ogni quattro anni a matematici under 40 che si siano segnalati per ricerche particolarmente originali ed eleganti. Dato che non esiste il Nobel per la matematica, questo premio ne è considerato l’equivalente. Quindi il più importante nell’ambito.

A far notizia, nell’occasione, è il fatto che a vincerlo è stata una donna: è la prima volta nella storia del premio, che fu consegnato per la prima volta nel 1936. Lei si chiama Maryam Mirzakhani, ha 37 anni, è nata e cresciuta a Teheran ma insegna a Stanford, la prestigiosa università privata californiana che aspettava il riconoscimento dal 1966, quando a vincerlo fu un altro suo docente, Paul Cohen. Ha un marito e una bambina piccola.

Sul comunicato della International Mathematical Union, organizzatrice del convegno nel corso del quale vengono comunicati i nomi dei vincitori si legge che Mirzakhani si è meritata il premio per i suoi lavori sulla «dinamica e la geometria delle superfici di Riemann, e i loro moduli spaces». Le superfici di Rieman sono oggetti che non appartengono alla geometria euclidea che generalmente si studia nelle nostre scuole: la più famosa è la striscia di Moebius, utilizzata come marchio dalla Renault o come simbolo di Google Drive. I moduli spaces sono invece – esemplificativamente – quelli generati dal filo che si annoda durante un lavoro a uncinetto. Per saperne di più, si veda qui.

Gli altri tre vincitori di quest’anno (possono essere assegnate fino a quattro medaglie per edizione) sono l’austriaco Martin Hairer, il canadese-statunitense Manjul Bhargava e il franco-brasiliano Artur Avila. The Guardian ne descrive in maniera dettagliata i singoli contributi al cammino della matematica. Vale la pena, però, soffermarsi sulla vicenda della Mirzahani per una ragione specifica: perché si tratta di una persona semplice, allegra, curiosa.

Da ragazza non immaginava che si sarebbe occupata di matematica. Voleva diventare scrittrice e la matematica non era proprio il suo forte. Ma un giorno, tornando a casa da scuola, suo fratello più grande le raccontò la storia famosa di Gauss bambino (Carl Friedrich Gauss è considerato uno dei più grandi matematici di tutti i tempi) che risolse in pochi minuti un compito di castigo assegnato alla classe da un maestro certamente inconsapevole: fare la somma di tutti i numeri da 1 a 100. Il piccolo Carl capì che c’erano 49 coppie di numeri che sommati davano come risultato 100 (99+1, 98+2, …51+49) e così bastava moltiplicare 100 per 49 e aggiungere 100 e 50 (i numeri rimasti fuori) per ottenere il risultato. In una intervista al Clay Mathematics Institute riportata sul Guardian, Mirzahani – che in età da liceo ha vinto per due volte consecutive (1994 e 1995) la medaglia d’oro alle olimpiadi della matematica, la seconda delle quali senza nemmeno un errore – appare sempre colpita dalle soluzioni eleganti a problemi difficili, che richiedono tempo e determinazione prima del famoso “momento aha!”, quello in cui risplende ciò che si andava cercando.

Università e istituti di tutto il mondo, matematici famosi e personalità varie hanno sottolineato come questa vittoria potrà aprire le porte del successo anche ad altre valorose donne matematiche. Non andrebbe però dimenticato che la storia personale di questa giovane insegnante invita a riflettere piuttosto sul modo spesso fuorviante con cui la sua disciplina viene insegnata: fosse proposta nel modo accattivante della sua insegnante di liceo, o del prof Mc Mullen (i suo primo docente americano, anch’egli vincitore Fields) molti più studenti, non solo donne, potrebbero decidere di dedicarsi ai numeri, ai campi, alle geometrie più incredibili.

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