Roberto Bruni, Matteo Ravasio e altri

Nomi e volti di coloro che nel 2019 hanno lasciato un vuoto in città

Nomi e volti di coloro che nel 2019 hanno lasciato un vuoto in città
28 Dicembre 2019 ore 09:20

L’anno si chiude, si guarda a quello che arriva. È un simbolo posto all’inizio dell’inverno, nei giorni più corti dell’anno; poca luce, tanto buio. In questi giorni tracciamo qualche bilancio, ricordiamo anche chi ci ha lasciato. In tante famiglie qualcuno se ne è andato. Qualcuno di nuovo è anche arrivato e ha acceso la speranza, la luce, la gioia dei neonati.

Chi se ne è andato. Persone sconosciute ai più, persone in gamba, padri e madri, zii o nonni. Ne ricordiamo soltanto alcuni perché a Bergamo tanti li conoscevano e perché hanno lasciato un vuoto non soltanto nelle loro famiglie e tra i loro amici, ma in tutta la città. Ci vengono in mente don Roberto Pennati, Alberto Castoldi, Felice Gimondi, Roberto Bruni, Matteo Ravasio, Giorgio Mirandola, don Gino Rossoni, Giampiero Pesenti e Carlo Vimercati.

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Don Roberto era un prete del Patronato, da tanti anni in carrozzina, aveva combattuto per oltre vent’anni contro la Sla che man mano gli aveva bloccato i muscoli, fino a renderlo completamente immobile. Don Roberto a Bergamo era conosciuto per avere fondato la prima comunità di recupero per tossicodipendenti, in via Cesare Correnti, dove poi ha abitato fino alla fine. A un certo punto, aveva dovuto abbandonare il campo, ma tanti di quei giovani che si erano ripresi la vita gli sono poi rimasti accanto, insieme ai volontari. Bloccato dal punto di vista fisico, don Roberto è rimasto sempre un punto di riferimento per il Patronato e per tanta gente della città; era apprezzato per la profondità del suo pensiero, per la capacità di capire le persone e di regalare loro delle parole mai banali. Don Roberto se ne è andato il 17 maggio, aveva 73 anni.

Alberto Castoldi ci aveva lasciato pochi giorni prima, il 19 aprile, a 77 anni. Era stato per dieci anni rettore della nostra università e si era dimostrato ottimo organizzatore, uomo di visioni ampie: è stato lui a lanciare decisamente la nostra università verso il futuro, acquistando la sede di via dei Caniana e quindi ponendo l’Ateneo in condizione di moltiplicare gli insegnamenti e di accogliere tanti studenti in più. Ma prima che essere stato rettore, Castoldi era stato un ottimo docente, un intellettuale fine, esperto di letteratura francese, studioso colto che ha pubblicato libri interessanti, legati al mondo della letteratura, come Il testo drogato, edito da Einaudi. Era stato anche preside della Facoltà…

 

Articolo completo a pagina 12 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 2 gennaio 2020. In versione digitale, qui.

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