Ogni 12 mesi rapiti 20mila minori nel Paese

Gira la Cina in camper da otto anni in cerca del proprio figlio rapito

Gira la Cina in camper da otto anni in cerca del proprio figlio rapito
13 Marzo 2015 ore 10:50

Ogni anno in Cina circa 20mila bambini vengono rapiti, 400 alla settimana. Si è sviluppato un vero e proprio mercato illegale, dove i bambini vengono venduti online. E tra questi potrebbe esserci anche Xiaosong, un bambino che oggi avrebbe 13 anni. Nel 2007, quando aveva 5 anni, è misteriosamente sparito nel nulla un giorno di febbraio nella provincia meridionale del Guangdong. Da allora suo papà Xiao Chaohua non ha mai smesso di cercarlo. Sono otto anni che gira la Cina in lungo e in largo con un camper tappezzato dalle foto del figlio e distribuisce volantini e manifesti.

La scomparsa di Xiaosong. Erano i giorni a ridosso del capodanno cinese, dall’anno del cane si entrava nell’anno del maiale, e papà Xiao con il figlio Xiaosong e la figlia Lu decidono di trascorrere una giornata al mare. Si divertono, costruiscono castelli di sabbia, fanno surf, vanno sul canotto. Il papà, come succede spesso in questi casi, scatta un sacco di foto. Sulla via di casa Xiaosong è un po’ stanco e si addormenta. Tornano a casa, dove il papà ha un negozio di scarpe che gestisce con la moglie, e la mamma si accorge che il piccolo ha perso una scarpa. Lo rimprovera, ma nel negozio la gente ha la precedenza e non c’è tempo per discutere. Xiaosong chiede di poter andare insieme alla sorella a comprarsi un dolcetto al negozietto all’angolo. Il papà gli dà qualche spicciolo e Lu, che ha 10 anni, lo accompagna. Erano circa le 7 di sera, Lu si distrae un attimo per parlare con degli amichetti e in pochi minuti di Xiaosong si perdono le tracce. Papà Xiao inizia a cercarlo nei negozi e nelle strade dei dintorni, ma niente.

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L’amara verità della polizia e la fine delle indagini. Chiama la polizia, che lascia poco spazio alle speranze dei genitori. Un poliziotto dice loro che non ne valeva la pena di fare tanti sforzi per cercare Xiaosong, che probabilmente era già stato portato in un’altra città. Di solito i bambini che vengono rapiti in Cina vanno ad alimentare quel mercato illegale fatto di sfruttamento, di lavoro minorile, di adozioni non autorizzate, fino alla tragica piaga del traffico di organi. La famiglia non vuole credere a tanta brutalità, non si rassegna. La tenacia di Xiao lo porta a trovare uno straniero, che qualche giorno prima era stato visto giocare ai videogames in sala giochi con Xiaosong. L’uomo viene convocato dalla polizia, lo interrogano ma poi lo rilasciano per assenza di prove a suo carico. Subito dopo anche di quest’uomo si sono perse le tracce e le indagini per cercare Xiaosong vennero archiviate.

La ricerca disperata di papà Xiao. Papà Xiao si sente abbandonato ma non si dà per vinto. Inizia a mettere annunci su giornali e tv, spende in una settimana l’equivalente di 8 mila dollari, ma non gli arriva alcuna risposta. Intenzionato ad andare fino in fondo pur di ritrovare vivo il suo piccolo Xiaosong, decide di girare in moto tutta la provincia di Guangdong, una delle più ricche della Cina, abitata da quasi 105 milioni di abitanti dislocati su un territorio di nemmeno 180 mila chilometri quadrati (più o meno quasi metà dell’estensione dell’Italia). Dal capoluogo Canton fino a tutti i 4300 chilometri di coste, Xiao passa al setaccio stazioni di autobus, di treni, centri commerciali, attaccando manifesti con la foto del figlio e offrendo una ricompensa per qualsiasi informazione.

Venduto il negozio di scarpe. Quando girare in moto non è più stato possibile, ha venduto il suo negozio di scarpe e con il ricavato si è comprato il camper. La moglie è andata a lavorare in fabbrica, l’altra figlia affidata ai nonni, e lui ha iniziato il suo avventuroso viaggio in ogni angolo della Cina per ritrovare e portare a casa suo figlio. Dagli altipiani del Tibet alle grandi metropoli, passando per piccoli villaggi e strade polverose, Xiao ha raggiunto luoghi che mai avrebbe pensato di vedere nella sua vita. Ha già percorso decine di migliaia di chilometri, ma non è intenzionato a fermarsi. Il suo viaggio, dice, terminerà solo quando morirà o dopo aver riabbracciato suo figlio.

La vita di Xiao oggi. Oggi Xiao, che ha 39 anni, mentre gira con il suo camper lavora per un’organizzazione che aiuta i genitori a ritrovare i loro figli scomparsi. Passa le sue giornate vagando alla ricerca di incrociare lo sguardo del suo Xiaosong, ormai adolescente. Spera di incontrarlo tra i banchi delle scuole dove si reca per parlare agli studenti del traffico di bambini. L’associazione per cui lavora denuncia e combatte la tratta dei minori pubblicando online le foto di bambini che mendicano agli angoli delle strade: molti sono i minori condannati a un’esistenza da mendicante dopo essere stati rapiti.

Traffico e la politica del figlio unico. La cifra di 20mila bambini di cui parlavamo sopra è un dato riferito dal Dipartimento di Stato Usa; Pechino pur non negando il fenomeno non fornisce numeri. Ci pensano i media cinesi, secondo i quali la cifra reale potrebbe essere anche dieci volte superiore e arrivare fino 200 mila bambini spariti all’anno. La polizia, però, smentisce numeri così alti.

28 bambini rapiti in un bus. La prima volta che in Cina si è cominciato a parlare della piaga dei rapimento è stato 12 anni fa, quando nella provincia del Guangxi, fu scoperto dalla polizia un autobus con a bordo 28 bambini rapiti: erano stati drogati per tenerli tranquilli, viaggiavano con la testa dentro sacchetti di nylon. Uno di loro morì soffocato. I trafficanti sono stati catturati e condannati a morte. Man mano che le autorità hanno intensificato la lotta, in questi ultimi anni, i trafficanti di bambini sono diventati più abili e hanno spostato gran parte della loro attività online.

Un problema che esiste dagli anni Ottanta. l traffico di minori è un problema che affligge la Cina moderna almeno dagli anni Ottanta, quando nel Paese venne introdotta la politica del figlio unico, con le conseguenti multe per le famiglie che avevano più di un bambino. Introdotta nel 1979, la legge ha impedito 400 milioni di nascite negli ultimi tre decenni e ha causato effetti collaterali, come la vendita di bambini dalle province povere a quelle ricche. Le autorità sanno chi alimenta questo traffico: le coppie sterili e benestanti. Sono ancora oggi molti i genitori che preferiscono vendere i loro figli per evitare di essere multati. Altri preferiscono comprare o vendere un figlio nello stesso ambito famigliare, in modo da “accontentare” chi non può avere figli propri. Nel racket, i bambini maschi, che sono le prede preferite, vengono venduti intorno ai 14 mila euro. Le femmine valgono la metà.

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