Quest'anno un gol ogni 56 minuti

Petagna, l’uomo della provvidenza che Bergamo non si aspettava

Petagna, l’uomo della provvidenza che Bergamo non si aspettava
28 Settembre 2016 ore 08:00

Può tornare a sorridere l’Atalanta e con lei anche i suoi tifosi: le sconfitte contro Cagliari e Palermo avevano fatto preoccupare, e non poco, i più diffidenti e per qualcuno la banda di Gasperini era già destinata alla retrocessione. A risollevare il morale di tutto un ambiente ci ha pensato Andrea Petagna, giovane attaccante classe ’95: leggere il suo nome nella formazione titolare, in un momento così delicato, ha sorpreso tutti. Eppure Gasperini, in conferenza stampa, una frecciatina l’aveva tirata: «Ho ancora un dubbio per quanto riguarda l’attacco, ma non c’è nulla di strano. Se gioca Pinilla entra Paloschi a partita in corso o viceversa», prima di aggiungere ridendo «poi magari gioca Petagna». Mai scelta fu più azzeccata. E allora conosciamolo meglio questo ragazzo preso lo scorso gennaio ma arrivato a Bergamo solo in estate.

 

Atalanta's forward Andrea Petagna.(L) scores the goal 1-0 during the Italian Serie A soccer match FC Crotone vs Atalanta Bergamasca Calcio at Adriatico G. Cornacchia stadium in Pescara, Italy, 26 September 2016. ANSA/CLAUDIO LATTANZIO

 

Il Milan. Andrea Petagna è cresciuto calcisticamente nel Milan. È arrivato in rossonero nel 2009 e dopo quattro anni nel settore giovanile ha iniziato la stagione 2013/2014 come componente della prima squadra: una sola presenza, in Champions League, contro lo Zenit allenato da Luciano Spalletti. Nell’estate del 2014, dopo essere stato definito dal Galliani come «incedibilissimo», passa in prestito alla Sampdoria, prima di tornare al Milan a gennaio. Viene aggregato alla Primavera allenata da Pippo Inzaghi, con la quale vince il Torneo di Viareggio segnando un gran gol durante la finale contro l’Anderlecht. Vedere per credere.

 

 

L’Ascoli. I successivi prestiti a Sampdoria, Latina e Vicenza non vanno per niente bene. E Petagna, appena compiuti i vent’anni, viene ceduto di nuovo a titolo temporaneo. Questa volta all’Ascoli, dove trova come allenatore Devis Mangia: l’uomo che gli cambierà la carriera. Tante presenze, 32. Finalmente sale anche il numero dei gol: 7. Tanto che l’Atalanta non ci pensa due volte, acquista il suo cartellino dal Milan e decide di lasciare il classe ’95 in Serie B almeno fino a fine stagione.

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La velocità. Non stiamo parlando di doti atletiche, bensì della velocità con cui Petagna è riuscito a incidere con la maglia dell’Atalanta. Contro la Lazio, all’esordio in nerazzurro, entra e segna dopo soli 11 minuti il gol del definitivo, e purtroppo inutile, 3-4. Poi altri 13 minuti con la Sampdoria e la prima da titolare in trasferta contro il Crotone: la media gol è incredibile, con un centro ogni 56 minuti giocati. Senza dimenticare il record che ha stabilito proprio nella serata di lunedì: andando a segno dopo solo 122 secondi, ha siglato il gol più veloce della Serie A 2016/2017.

Il nonno. Andrea non è l’unico componente della famiglia che ha vissuto nel mondo del calcio. Suo nonno, Francesco Petagna, vanta 15 stagioni da calciatore professionista con le maglie di Taranto e Triestina. Era un altro calcio quello a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. I numeri però ci sono e nonno Petagna era un gran centrocampista: 256 presenze con 12 reti in Serie A e 103 presenze con 26 reti in Serie B. Mica male.

 

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Gli amici. Ci sono due grandi amici calciatori di Andrea Petagna, entrambi conosciuti nell’esperienza al Milan. Il primo è Mario Balotelli, ora attaccante del Nizza. Il secondo? Bryan Cristante, altro ex rossonero ora al Pescara. «Ho tanti tatuaggi, di cui uno molto importante fatto con il mio migliore amico Cristante: è una scritta in arabo», raccontò alla Gazzetta dello Sport qualche tempo fa Petagna. Un’altra persona speciale per il giovane attaccante? Beppe Riso, il su procuratore.

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