Qualche nota sul caso Icardi

20 Ottobre 2016 ore 09:30

Riservatezza, senso della misura e consapevolezza dei propri ruoli. Sarebbero bastate queste tre semplici qualità comportamentali per evitare il caso Icardi. Ma forse, e ripeto forse, nella società del chi più urla forte ha ragione, nel mondo mediatico dell’abbaiare contro chiunque, proprio simili atteggiamenti potrebbero avere fatto buon gioco contribuendo alle vendite del libro incriminato. Sulla scorta del fatto irrefutabile che la maggioranza degli italiani è decisamente incline a comprare libri sensazionalistici e gridati mediaticamente piuttosto che prestare attenzione all’intrinseca qualità di un testo.

A mio avviso, comunque vadano le cose, sarà l’editore a fregarsi le mani, perché tanto rumore avrà destato tutta la curiosità di cui un libro appena uscito ha bisogno, pena altrimenti la sorte di languire nel giro di qualche mese in copie sempre più sparute negli oscuri meandri delle librerie, fino alla sua totale scomparsa. Il testo contiene frasi incriminate che saranno epurate nella seconda edizione pronta ad uscire, probabilmente con rituali frasi di scuse da parte del reprobo. Perfetto: una prima edizione andrà a ruba fino a diventare cult tra appassionati e feticisti di questo genere, la seconda venderà benissimo perché avrà accontentato e soddisfatto il perbenismo borghese salottiero e nel contempo avrà sedato l’incipiente duello con gli sportivi oltranzisti.

Si dice che la regia dell’immagine di Mauro Icardi sia curata dalla moglie: appare evidente come non si segnali quale modello di squisita raffinatezza, eppure proprio per questo e in questo tipo di mondo sembra perfetta. Grande chiasso, parole di fuoco, minacce spropositate, ed è come aver messo dosi esagerate di peperoncino calabrese su un piatto di pasta scondita: se fosse mancato, quella pietanza non avrebbe saputo di un bel nulla.

Così assistiamo a un bel gioco delle parti, a una sceneggiata  con tanti personaggi in cerca d’autore. Che certo c’è, anche se sta nell’ombra ed è quello che, carta e penna, ha messo nero su bianco. Il ghost writer, come si chiama in gergo: cioè quel professionista della scrittura che di fatto, certo ispirato dalle idee dell’autore, ha buttato giù il libro. E un libro non si scrive in sordina. Viene letto, riletto, quindi consegnato a un editore che lo passa al suo editor, a chi insomma lo controlla, lo soppesa e taglia là dove si deve tagliare. Tutti ciechi, tutti inconsapevoli del botto?… Non riesco a crederlo neppure sotto la minaccia di una pistola. Quindi il caso Icardi in sé non esiste. Piuttosto lo definirei una trovata pubblicitaria.

Esiste invece un libro che forse non andava neppure scritto, che in sé è un paradosso: pretendere di pubblicare la propria autobiografia è la formula certa quando si vuol fallire con qualsiasi casa editrice.  Per suscitare irresistibile ilarità basta che l’aspirante scrittore sia sotto i settant’anni. Icardi, con i suoi ventitré anni ha riempito centocinquanta pagine di sé. Probabilmente ricordi d’infanzia, reminiscenze scolastiche, gite romantiche e partite di pallone. Accidenti! L’unica cosa che viene in mente è che Mauro, versatile in campo, abbia ancora, per sua fortuna, tanta strada da fare prima che la sommatoria di esperienze lo conduca a quella calma saggezza capace di ispirare il romanzo della propria vita, ammesso se ne senta assoluta urgenza. Chi avrebbe dovuto custodire i custodi e chi consigliare i consiglieri? La domanda, come dice qualcuno, sorge tanto spontanea quanto sterile di risposte.

Sì, stiamo proprio vivendo stranissimi giorni, in cui l’apparire viene prima dell’essere, così per dar fuoco alla propria immagine si farebbe di tutto e si inventano le strategie più strane. Prendiamone atto, perché sembra ci sia ben poco da fare. Un cosa do per sicura: i tifosi pagano allo stadio per vedere i loro beniamini giocare e bene, e siccome li amano se fanno male si arrabbiano. Maturità significa anche e soprattutto accettare tutto questo e non rispondere alle provocazioni. Ma è anche vero che questa forma di autodisciplina si acquisisce solo man mano che ci si avvicina a quell’ età, che allora forse merita di essere raccontata.

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