La prima astronauta italiana

Ma quanto è brava Samantha che domenica va nello spazio

Ma quanto è brava Samantha che domenica va nello spazio
22 Novembre 2014 ore 07:00

Davvero: prima di tutto andatevi a vedere Avamposto 42,  guida galattica per terrestri in missione. È un sito dell’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea), dell’Asi (Agenzia Spaziale Italiana) e dell’Aeronautica Militare. Una figata. Tutti i ragazzi dovrebbero vederlo. E gli adulti anche, per imparare come si comunica.

C’è anche la scheda di Samantha Cristoforetti, la prima astronauta donna italiana. Ma c’è anche un sacco di altra roba seria nel modo giusto, cioè divertente. Della Samantha – che molti avranno imparato a conoscere a Che tempo che fa – ossia del capitano Cristoforetti, si dice, in sintesi:

  • Che si è laureata in ingegneria meccanica con una specializzazione in propulsione spaziale e strutture leggere a Monaco (dunque sa il tedesco).
  • Che durante il corso di studi «ha frequentato sia l’Ecole Nationale Supérieure de l’Aéronautique et de l’Espace di Tolosa sia, per dieci mesi, la Mendeleev University of Chemical Technologies a Mosca, dove ha scritto la sua tesi di Master in propellenti solidi per razzi». Dunque sa anche il francese e il russo, oltre l’inglese senza il quale non si va da nessuna parte, nemmeno in Russia a quanto pare.

A questo punto avrebbe magari potuto fare l’insegnante in un corso per benzinai, ma lei ha optato per l’aeronautica.

  • Comincia nel 2001 a Pozzuoli (sede dell’Accademia Aeronautica) e quattro anni dopo (nel 2005), «col grado di Tenente, viene inviata alla scuola di volo Euro-NATO Joint Jet Pilot Training, dove consegue il brevetto di pilota militare». Questa è una che non perde tempo, una che tutto gli riesce bene, come dicono le mamme.
  • Tornata in Italia diventa pilota di guerra bravissima tanto che nel 2011, in qualità di Reserve Astronaut per ESA, inizia il suo addestramento ai sistemi della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), quello per le EVA (le “passeggiate spaziali”) e quello per le operazioni robotiche.
  • Nient’altro? C’è dell’altro: si è inoltre qualificata come primo ingegnere di volo sui veicolo Soyuz, un ruolo simile a un co-pilota. A luglio 2012 è stata assegnata alla missione “Futura” dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) a bordo della ISS.

Ma è un mostro! Ha una faccina molto simpatica, parla sempre come se niente fosse, ma è un mostro di bravura! Sa un mare di lingue, ma sa anche passeggiare nello spazio, guidare navicelle e magari ripararle!

Adesso, cioè il 23 novembre alla sera, parte per lo spazio: dopo quattro orbite attorno alla Terra (cioè a sei ore dal lancio) lei e i due compagni (il russo Anton Skhaplerov, il comandante, e l’americano, Terry Virts) attraccheranno la Stazione Spaziale. Samantha siederà a sinistra del comandante e avrà compiti di ingegnere di bordo con funzioni di co-pilota (ovvio: che avrebbe studiato a fare, altrimenti?). Se l’altro si sente male, c’è lei. Come nei thriller ad alta quota.

Per noi che se impariamo una lingua o se capiamo come accomodare la lavatrice ci sembra di essere dei geni è anche bello vedere che la Samantha «è uno dei sei astronauti ESA classe 2009, gli Shenanigans». Cosa sono gli Shenanigans? I Mattacchioni, quelli che si divertono a fare gli scherzi di Carnevale.

Per i più anziani tra noi si tratta di un modo del tutto nuovo di atteggiarsi di fronte a un lancio spaziale. Gli anziani leggono Soyuz (il nome del razzo vettore e della navicella che ha in cima, la Sojuz TmA-15M,) e pensano non solo alle Soyuz di un tempo, ma anche alla prima parola del complicatissimo nome dell’Urss: Sojuz Sovetskich Socialističeskich Respublik. (Sojuz vuol dire “unione”, allora) Pensano al sinistro cosmodromo di Baikonour, in Kazakistan, a Jurij Gagarin che per primo fece il giro della Terra dentro una scatoletta di tonno o poco più, a Valentina Tereskhova, la prima donna cosmonauta della storia che però sembrava un po’ un uomo, come molte atlete della Germania Est. Pensano alla cagnetta Leika, morta nello spazio. Ma son tutti pensieri in grigio, pensieri di militari col colbacco, il cappottone da un quintale e la faccia truce come se fossero sempre seduti su una bomba atomica. A quel tempo l’importante era riuscire a partire, fare qualche giro, e tornare sani e salvi sulla terra – o nell’oceano, come preferivano gli americani.

Adesso, prima cosa: sembrano tutti allegri. Seconda: sono coloratissimi. Parlano di scarpe rosa, dicono – le donne – che non scambierebbero mai il leggero fastidio connesso col ciclo mestruale con la necessità di radersi ogni giorno barba e capelli in assenza di peso (vedi il sito già indicato alla pagina Scarpe rosa). Parlano di partire, attaccarsi alla stazione spaziale, far quel che devono fare e poi tornare indietro senza evocare eroiche parate sulla Piazza Rossa o sulla Quinta Strada, decorazioni varie, facce da agenti segreti, bande militari che suonano inni terrificanti. Dev’essere bellissimo vivere nella Città delle Stelle (il centro spaziale russo, intitolato a Gagarin).

E poi partire, come farà alle 21.59 (minuto più, minuto meno non si può dire) di domenica 23 novembre la Expedition 42. I tre dell’equipaggio indosseranno la nuova tuta spaziale Sokol (il falco) e via, pronti per tutti gli esperimenti in programma, che sono molti, soprattutto di fisiologia ma non solo. C’è anche qualcosa che riguarda il caffè e le stampanti 3D (Vedi qui, qui. E anche qui).

Sì. Ma a noi quanto ci costa tutto ciò? Sembra strano, ma in realtà ci guadagniamo, perché «l’Agenzia Spaziale Italiana ha acquisito diritti nazionali di utilizzo e di opportunità di volo alla Stazione Spaziale Internazionale in cambio dello sviluppo di moduli pressurizzati per il rifornimento logistico della ISS (gli MPLM), e di un modulo abitativo permanentemente attaccato alla Stazione Spaziale Internazionale (il PMM-). Gli MPLM e il PMM Leonardo sono elementi del programma ISS sviluppati dall’ ASI e forniti dall’Italia agli Stati Uniti» (fonte: expedition42).

Vuol dire che nello spazio ci va non solo Samantaha Cristoforetti, ma anche l’Italia che è avanti. L’Italia che attende i nostri ragazzi e fa sognare i nonni.

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