il padre del rock and roll

Quanto ci ha lasciato Chuck Berry

Quanto ci ha lasciato Chuck Berry
21 Marzo 2017 ore 09:45

Se esiste un dio del rock, ultimamente deve sentirsi molto solo: dopo la “strage” del 2016, si è portato via anche Chuck Berry, il padre del rock and roll, il 18 Marzo. Così, ci lascia un uomo che ha vissuto per novant’anni oltre ogni limite, oltre ogni confine, oltre ogni pregiudizio. Lui, dentro e fuori dal riformatorio negli Anni Quaranta, un bluesman nero che a diciott’anni suonava il country dei bianchi, e che a trenta cantava «Ave! Ave! Rock and Roll, liberami dai tempi  passati!» («Hail! Hail! Rock and Roll, deliver me from the days of old»). Un uomo che ci ha spiegato più di tutti quanto la musica possa superare ogni barriera, e che, alla sua età, non si era ancora stancato di incarnare – come nessuno mai – lo spirito di quel rock and roll che fu, e che se ne va con lui. Ci lascia un album, l’ultimo di 27, e milioni di discepoli sparsi per il mondo. Lo hanno amato tutti come si ama un padre. Come nel 1986, quando Keith Richards organizzò un concerto celebrativo in onore del suo sessantesimo compleanno a cui parteciparono, tra gli altri, anche Eric Clapton ed Etta James.

 

 

Un padre, si diceva, a cui si perdona tutto: dalla condanna per evasione fiscale nel 1979 all’accusa nel 1990 di aver messo telecamere nei bagni delle donne del ristorante che aveva acquistato nel Missouri. Glielo si perdona, forse per tenerezza, forse perché ha già pagato, ma probabilmente perché tutti abbiamo un debito con lui più grande di ogni controversia: senza Chuck Berry oggi sarebbe un mondo diverso. Forse il rock ci sarebbe lo stesso, forse la musica avrebbe seguito comunque una strada simile. Ma mancherebbe qualcosa. Il più grande successo dei Beach Boys, ad esempio: Surfin’ USA altro non è che Sweet Little Sixteen del nostro “hillibilly nero”. E Elvis? Lui non avrebbe mai avuto nessuna Johnny B. Goode, e ve lo immaginate Ritorno Al Futuro senza Marty McFly che la suona con la Gibson Es-345?

 

 

Parliamo di un nero che ha suonato alla Casa Bianca, nel 1979 (sotto la presidenza democratica di Jimmy Carter), quel blues che arrivava direttamente dai campi di cotone dei tempi della schiavitù. Parliamo di un simbolo, sia della musica, sia della cultura popolare, sia della nostra epoca. Parliamo soprattutto di un uomo che merita di essere ricordato per quello che ha significato: «Se vuoi dare un altro nome al rock and roll, chiamalo pure Chuck Berry» (John Lennon).

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