Ora che torna nelle sale

Tutto quello che c’è da sapere su «Non ci resta che piangere»

Tutto quello che c’è da sapere su «Non ci resta che piangere»
23 Febbraio 2015 ore 15:09

Era il 21 dicembre 1984 quando nelle sale italiane uscì uno dei più grandi capolavori della commedia italiana: Non ci resta che piangere. Fu un successo senza precedenti, in breve tempo diventò il campione di incassi della stagione con circa quindici miliardi di lire che, per l’epoca, era davvero una bella cifra. Oggi, a distanza di 30 anni dalla sua prima comparsa, il film verrà riproposto in alcune sale cinematografiche partenopee. Per ben tre giorni, dal 2 al 4 marzo, sarà possibile rivederlo sul grande schermo in una versione completamente restaurata e rimasterizzata grazie a Mediaset, Roberto Benigni, Film&Video e Lucky Red.

 

 

Trama senza finale. Il bidello Mario e l’insegnante Saverio sono fermi a un passaggio a livello, in attesa che il treno passi. Siamo nell’estate del 1984. I due personaggi sono amici e Saverio confessa a Mario di essere preoccupato per la sorella Gabriella, caduta in depressione per la fine della relazione con un ragazzo americano. Il treno tarda a passare e i due scelgono di cambiare strada, inoltrandosi in aperta campagna, finché il motore va in panne e scoppia un brutto temporale che li costringe a ripararsi in una locanda.

Al loro risveglio non credono ai loro occhi: le persone sono vestite con abiti visti solo nei quadri che stanno nei musei e chiedendo alle persone che incontrano che anno sia, si sentono rispondere «nel 1400 quasi 1500». All’inizio pensano si tratti di uno scherzo ma dopo un po’ di tempo devono rassegnarsi al fatto d’essersi risvegliati nel passato. Mentre Saverio sembra subito trovarsi a suo agio, Mario vorrebbe poter tornare nel 1984, finché s’innamora di Pia, fanciulla di una famiglia ricca, che inizia a frequentare. Saverio perde così la compagnia dell’amico, ma ad un certo punto, convince Mario a mettersi in viaggio per la Spagna, così da raggiungere Cristoforo Colombo e impedire che scopra l’America. In questo modo la sorella di Saverio non avrebbe conoscerebbe l’americano che l’avrebbe in seguito delusa. Nel frattempo, però, i due amici si imbattono in altre importanti personalità del tempo e poi…

 

 

Qualche curiosità sul film. Partiamo dal titolo. I due attori non riuscivano a trovare un nome da dare al film, finché un giorno, mentre Benigni stava leggendo ad alta voce alcuni titoli del Canzoniere di Petrarca perché l’amico potesse scegliere il migliore, Troisi lo interruppe dicendo: «Non ci resta che piangerè, Ferma questa mi piacè». E così fu. Per quanto riguarda le riprese, Benigni e Troisi in un’intervista hanno raccontato che la famosa scena in cui passano la dogana è stata girata più e più volte perché non riuscivano a restare seri.

Per quanto riguarda il momento in cui scrivono la lettera a Savonarola, invece, si tratta di un evidentissimo omaggio alla scena del film Totò, Peppino e…la malafemmina. Per di più, i due comici, a metà film, avevano girato talmente tanto materiale superfluo che furono costretti a cancellare alcuni episodi. Inoltre, di questo film è stato scritto anche un libro omonimo. Una delle differenze sta nel finale in cui Saverio svela all’amico di conoscere un modo per tornare nel Novecento ma prima di dirgli cosa fare gli fa promettere di sposare la sorella.

 

 

Omaggio a Troisi. Qualche giorno fa, il 19 febbraio, è stata aperto a San Giorgio a Cremano, un luogo interamente dedicato al grandissimo attore napoletano e l’inaugurazione dello spazio è avvenuta nel giorno in cui Troisi avrebbe compiuto 62 anni. Villa Bruno, la casa concessa dal Comune alla memoria dell’attore, ospiterà tantissimi suoi cimeli, come fotografie, locandine e oggetti utilizzati in diversi film. La casa è suddivisa in quattro zone, nella prima il visitatore trova la bicicletta con cui il famoso postino raggiungeva la dimora del poeta cileno Pablo Neruda per consegnargli la fitta corrispondenza che quotidianamente riceveva da tutto il mondo. La seconda sezione è dedicata alla sua carriera cinematografica. Qui si possono osservare premi, riconoscimenti e numerosi materiali di lavoro. A seguire, nella terza sezione che i visitatori incontrano, si trova una vera e propria sala, con divani, tavolo e sedie a dimostrare e raccontare di quanto per Troisi fosse importante l’incontro con le persone il rapporto con i propri amici. L’ultimo spazio è dedicato al divertimento e alla goliardia: vi sono conservati numerosi strumenti musicali che amava collezionare (infatti non ne sapeva suonare neppure uno) e altri oggetti inediti come una poesia brasiliana tradotta in napoletano dallo stesso Troisi.

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