Ancora oggi lo celebrano

Quel gran pioniere del Rovaris Da Sabbio al sud del Brasile

Quel gran pioniere del Rovaris Da Sabbio al sud del Brasile
28 Dicembre 2017 ore 07:30

Se, per qualche strana ragione, si accede a Google Maps e si digita nella sezione di ricerca Marco Rovaris, la spuntina rossa dell’applicazione attraverserà l’intero oceano Atlantico, per andare a conficcarsi in territorio brasiliano, precisamente a Criciùma. È infatti lì che c’è una via intitolata a Marco Rovaris, quel dalminese di Sabbio che, nel lontano 1892, a soli diciannove anni, raccolse i pochi effetti personali e partì con la sua valigia di cartone per il Brasile, dove compì imprese grandi. Tanto grandi che «ancora adesso, almeno una volta ogni due anni, qualcuno giunge dal Sudamerica fino a Sabbio per visitare la sua casa nativa», racconta Enzo Suardi, membro dell’associazione storica dalminese. Perché Marco Rovaris, nella cultura di Criciùma, è diventato un’istituzione a cui tantissimi cittadini rivolgono ancora la propria devozione, in quanto uomo che si prodigò nel ricoprire il suolo che l’aveva ospitato di opere buone.

 

Il liceo di Criciùma dedicato a Rovaris

 

Un italiano in Brasile. Eppure, quando Rovaris posò per la prima volta il piede nella sconosciuta regione di Santa Caterina, nel sud est del Paese, le cose non sembrarono aver preso una piega particolarmente buona. Giunto in un primo tempo a Urussanga, dove si era aggregato a un’ampia comunità di italiani, fu da subito costretto a spostarsi insieme a tanti altri connazionali. Tra le autorità era infatti molto viva la paura che le comunità di stranieri potessero ingrandirsi in modo smisurato, fino a trasformarsi in una minaccia per la stabilità del Paese. La storia ci rivelerà però che quel trasferimento inaspettato a Criciùma, in realtà, portò fortuna a Rovaris. Il sabbiese riuscì infatti a rimboccarsi le maniche, e dopo essersi dedicato al duro lavoro della terra, ottenne un impiego nel settore commerciale e industriale.

Vita da pioniere. Fu il via definitivo alla sua carriera di pioniere, una carriera che è oggi impressa in tutti i suoi dettagli nelle pagine dei due libri che l’Amministrazione di Criciùma ha voluto dedicargli. Rovaris installò stabilimenti industriali, tra cui una segheria e un’officina meccanica, una fabbrica di carne e strutto, nonché un impianto per la sgranatura del riso. La povertà che si era trascinato sulle spalle si trasformò in un ricordo lontano, relegato all’esperienza di quella prima giovinezza trascorsa in terra bergamasca. Ma il denaro non offuscò la sua lungimiranza: scelse di investire le ricchezze in quella terra ostica che l’aveva accolto e gli aveva concesso di realizzarsi.

 

La strada di Criciùma dedicata a Rovaris

 

Impegno sociale e politico. La strada dell’impegno sociale fu parallela alla strada politica: divenne prefetto della cittadina e autore di progetti innovativi, che toccarono svariati punti di interesse: finanziò la costruzione di strade, di una stazione ferroviaria, di un ospedale. E poi ancora, sostenne la Croce Rossa, la fondazione di un giornale (Il Minatore) e la nascita della banda locale. Si preoccupò della bonifica di alcune aree attraverso la costruzione di vie di comunicazione e di acquedotti. Su quelle stesse aree, troveranno un posto dove vivere ben duecento famiglie. Per tutto il resto della sua vita, che si concluse nel 1936, si preoccupò anche di mantenere alta l’attenzione sulle attività socio-culturali.

L’eredità di Rovaris. Per tutti questi motivi, le autorità di Criciùma gli hanno intitolato un liceo, mentre la statua del suo busto si erge ancora oggi con orgoglio e fierezza in una delle piazze della comunità. L’eredità di quella vita densa di significati fu, in seguito alla sua scomparsa, raccolta dai tredici figli avuti da due diversi matrimoni. Ma il ruolo di Marco Rovaris è rimasto insuperato e l’impresa messa in atto da quel sabbiese giunto da tanto lontano continua a permeare l’identità dì Criciùma.

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