La musica per Natale

Quelli che suonano il baghèt

Quelli che suonano il baghèt
20 Dicembre 2016 ore 09:26

Se nel mese di agosto, mentre passeggiate sui colli di Mozzo, sentite in lontananza il suono natalizio delle cornamuse non strabuzzate gli occhi, anche se Natale è ancora lontano. La musica proviene dalla Casetta degli Angeli nel parco del Borghetto a Mozzo. Ogni settimana, qui, la Baghèt Band fa le prove per i concerti che il gruppo folcloristico tiene in giro per l’Italia e nello stesso tempo organizza corsi per giovani che vogliono imparare l’uso di questo antico strumento. «La Baghèt Band nasce nel 2008 – ci racconta Beppe Ravasio, addetto alla comunicazione del gruppo – per iniziativa di un gruppo di amici amanti della musica e delle tradizioni popolari legate ad un particolare strumento presente nella nostra provincia già da molti secoli, la cornamusa bergamasca denominata “baghèt”».

 

 

Il baghèt è raffigurato in affreschi presenti nella Bergamasca che risalgono addirittura al XIII secolo, per esempio nei castelli di Bianzano e Malpaga, a Piario e nella chiesa di Sant’Agostino, nelle Danze Macabre del Baschenis. Negli anni Settanta del Novecento è stato riportato in auge dallo storiografo e costruttore bergamasco di baghèt Valter Biella.

Il sito del gruppo cita Igor Stravinskij: «Una vera tradizione non è testimonianza di un passato remoto, è una forza viva che anima e alimenta il presente». Il Gruppo è formato da circa venti suonatori di baghèt, cinque percussionisti e quattro cantanti. Lo scopo principale è quello di riportare all’attenzione di un pubblico sempre più vasto e giovane questo strumento, esaltandone le caratteristiche tipiche con melodie che non si identificano solo nella tradizione natalizia.

 

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Nel novembre del 2015 ha avuto luogo nell’anfiteatro della scuola media del Comune di Mozzo il primo concorso nazionale per giovani suonatori di cornamusa bergamasca. La cornamusa è uno strumento musicale riconducibile agli aerofoni a sacco. Il suonatore riempie d’aria una sacca di pelle dalla quale partono canne di bordone (orghèn, in bergamasco) che producono il suono di sottofondo o accompagnamento e una canna con dei fori (simile al flauto dolce) da aprire e chiudere con le dita, la canna di canto (pia, in bergamasco), cui è affidata la melodia. Le cornamuse si distinguono in due tipi fondamentali: ad aria calda (le più diffuse) e ad aria fredda. Nelle prime la sacca viene alimentata per insufflazione dell’aria attraverso un boccaglio (bochì, in bergamasco) direttamente da parte del suonatore, mentre nelle seconde il gonfiaggio avviene mediante un piccolo mantice.

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«Nella cornamusa bergamasca (baghèt) – prosegue Ravasio – i bordoni sono due, mentre in quella scozzese, great highland bagpipe, i bordoni sono tre, per il resto sono simili. La great highland bagpipe produce un suono più squillante in quanto nasce come strumento che accompagnava gli eserciti in battaglia». Al contrario, un altro strumento simile, la zampogna, che è più diffusa in Italia centro-meridionale, è un aerofono a sacco ad aria calda come la cornamusa, ma che si differenzia in quanto è dotata di 4-5 canne. Due di queste sono strumento di canto con estensione limitata, mentre le altre fanno da bordone (suonano una nota fissa). La zampogna è quasi sempre accompagnata da una “ciaramella” che esegue la melodia, mentre la zampogna esegue l’accompagnamento.

«Le cornamuse suonate dalla Baghèt Band – conclude Ravasio – sono tutte prodotte artigianalmente da Mauro, papà del direttore della banda, Maurizio Pandolfi. Sono in legno di olivo, ebano o bosso». Non ci resta che consultare il sito della banda per scoprire dove ascoltare il loro prossimo concerto.

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