Quelli della Figc che ballano sul Titanic del calcio

27 Giugno 2014 ore 09:33

Il 30 giugno a Roma, in seduta straordinaria, si riunisce il Consiglio della Federcalcio per prendere atto delle dimissioni di Abete, in carica dal 2006 e di Prandelli, ct della Nazionale uscita a pezzi dal mondiale brasiliano. Impazzano le manovre di corridoio e si profila una rivoluzione mesozoica con Tavecchio, 71 anni, capo dei dilettanti dal ’99, possibile nuovo presidente e suoi vicepresidenti Macalli, 77 anni, dal ’97 capo della serie C che ora si chiama Lega Pro e Lotito, 57 anni, presidente della Lazio che ha messo in fuga i propri tifosi dall’Olimpico.In attesa di sapere se il nuovo capo del calcio italiano verrà poi eletto l’11 agosto, con la nomina del nuovo ct decisa dopo quella data, è giusto ricordare a quelli del Palazzo del calcio attaccati alle loro poltrone con il bostik, che cosa sia successo in questi quindici anni. Da quando, cioè, la serie A in termini di fatturato era diventata la seconda in Europa e nel mondo, dietro la Premier League a oggi che è quinta e sempre più in discesa nelle classifiche economico-finanziarie. L’analisi condotta da Marco Bellinazzo, autorevole analista dii calcio e business per il Sole 24 Ore, è impietosa.Alla fine del secolo scorso, la serie A fatturava 1 miliardo di euro; la Premier League 1,2 miliardi di euro; la Liga spagnola 722 milioni, la Bundesliga 681 milioni, la Ligue 1 francese 607 milioni. Negli ultimi dieci anni, gli inglesi hanno quadruplicato gli incassi, investendo 4 miliardi di euro negli stadi. Alla fine della stagione 2011-2012, la Premier ha incassato 2,5 miliardi di euro, la serie A 1,6 miliardi di euro. Il calcio italiano sopravvive grazie ai diritti tv (4,2 miliardi nel periodo 2006-2001). In Inghilterra, dal 2006 al 2011, la Premier ha incassato 5,8 miliardi dalle tv e 3,5 miliardi dal botteghino.Le entrate della Premier negli ultimi cinque anni hanno superato 12 miliardi, la serie A non è arrivata a 7 miliardi. Dalla stagione 2013-2014, la Premier League incassa 3,5 miliardi di euro in tre anni (+70 per cento rispetto al precedente contratto). Per non parlare del trionfo del modello Bundesliga. Dopo il fallimento all’Europeo 2000, Federazione e Lega tedesche hanno varato una severa politica di risanamento dei bilanci accompagnata alla valorizzazione dei vivai. Risultato: mentre la Nazionale è tornata a livelli d’eccellenza, il campionato ha infranto il muro dei 2 miliardi di fatturato stagionale; la media spettatori ha raggiunto il record di 41.914 a partita; la commercializzazione dei marchi ha fruttato 120 milioni di euro, cui si aggiungono 579 milioni di sponsorizzazioni e profitti per 62,6 milioni di euro.Potremmo andare avanti a oltranza, ma questi numeri bastano e avanzano per fotografare la crisi del Sistema Calcio Italia, egoisticamente ripiegato sugli interessi dei club che badano solo a spartirsi i soldi delle tv, incapace di valorizzare i vivai, appestato dagli stadi obsoleti e fatiscenti, sempre più insicuri e sempre meno frequentati (6 milioni di spettatori in meno negli ultimi 6 anni secondo l’ultimo rapporto Figc).Quelli del Palazzo ballano sul Titanic e fanno finta di non saperlo. Ma l’iceberg è vicino.

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