La favola Bradford

La regina delle «giant killer» e i complimenti di Mourinho

La regina delle «giant killer» e i complimenti di Mourinho
17 Febbraio 2015 ore 10:15

«Are you watching, Bbc? Ci stai guardando, Bbc?». Sulle gradinate del Valley Parade il coro dei tifosi del Bradford è diretto alla nota emittente televisiva inglese, rea di non aver voluto trasmettere la gara del loro club in diretta. Ma il motivetto, più che polemico, sa di canzonatorio, quello di chi segue una squadra dalle poche pretese in termini di trofei ma che da qualche anno sta stupendo tutta l’Inghilterra, diventando il paradigma di un fenomeno molto caro al calcio d’Oltremanica: le “giant killers”.

Gli inglesi hanno scomodato la loro lingua per dare un nome ad un avvenimento tanto straordinario quanto relativamente “frequente”: le coppe nazionali permettono accoppiamenti imprevedibili, con grandi squadre di Premier spesso impegnate su campi di club delle leghe minori. E non è affatto raro che, appunto, il pesce piccolo faccia lo scalpo al più grande, uccida appunto il gigante che si trova davanti. Proprio quello che ha fatto il Bradford domenica scorsa: su un campo fangoso al limite della legalità (aspetto che rende ancor più gustosa l’impresa) i Banthams si sono guadagnati l’accesso ai quarti di finale di Fa Cup, eliminando il Sunderland, squadra che, è vero, in Premier non se la passa benissimo (i Black Cats sono fuori dalla zona retrocessione solo di due punti), ma che ha pur sempre una rosa del valore di quasi 85 milioni di euro. Che è praticamente 15 volte quanto vale proprio il Bradford, che invece gioca in League One, terzo gradino del calcio inglese, dove per altro sta conducendo un campionato senza infamia né lode.

 

 

Immaginatevi, insomma, un Albinoleffe che prende a schiaffi un’Udinese in Coppa Italia. Il paragone è un po’ tirato (la League One inglese ha stipendi e costi ben maggiori alla nostra Lega Pro) ma rende bene l’idea. Non è del tutto sincero con la centenaria storia del Bradford (che solo negli anni Novanta era nel massimo campionato inglese e partecipava pure alla Coppa Intertoto), ma nella sostanza è veritiero. Da noi sarebbe una cosa assurda, in Inghilterra fa notizia ma neanche troppo, visto con quale frequenza le “giant killers” rompono le uova nel paniere alle grandi in coppa.

Piuttosto, a far notizia, è il recente curriculum del Bradford: il club sta rendendo seriale il suo istinto da killer. Prima del Sunderland era toccato niente meno che al Chelsea di Mourinho, caduto a fine gennaio in una maniera tanto rocambolesca quanto gustosa: sul suolo amico di Stamford Bridge, i Blues erano avanti 2-0, salvo poi farsi recuperare dai Banthams e chiudere la partita addirittura sotto per 4-2. Lo Special One, a fine gara, mise da parte per un attimo la vergogna per l’eliminazione, ed entrò negli spogliatoi per fare i complimenti agli ospiti: «A real touch of class, un vero tocco di classe», apprezzarono dalla società.

 

 

Il club ora attende l’accoppiamento che l’urna vorrà assegnargli: sa che sarà difficile andare avanti ancora, ma vive l’aspettativa di chi sa che non ha nulla da perdere ma tutto da guadagnarsi, con lo spirito ruspante delle piccole alla conquista di un palco sempre più prestigioso. Un po’ come le accadde due anni fa, in Capital One Cup, quando il Bradford (all’epoca persino in League Two, la quarta divisione) fu protagonista di una cavalcata memorabile. Quella volta le squadre di Premier eliminate dal club furono ben tre, Wigan, Arsenal e Aston Villa, i Banthams arrivarono fino alla finale di Wembley dove, però, il romanzo s’interruppe sul più bello: persero 5-0 contro lo Swansea. Le lacrime per il trofeo svanito sul più bello non cancellarono però il piccolo record del club, l’unico nella storia del calcio inglese a raggiungere una finale di coppa partendo dalla quarta serie.

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