«Non è solo preparazione fisica»

Il rigore di Andrea da Azzano Campione italiano di Wushu

Il rigore di Andrea da Azzano Campione italiano di Wushu
27 Dicembre 2017 ore 08:53

Abbagliati dagli sport più popolari e di maggiore appeal mediatico, dal calcio al volley passando per pratiche individuali quali il tennis o la boxe, spesso tralasciamo discipline interessanti e colme di tradizione. Per esempio il Wushu, che tradotto dal cinese significa letteralmente «Arte Marziale», nato in Cina e appunto considerato l’antesignano di tutte le Arti Marziali. Proprio uno dei massimi interpreti nazionali di Wushu, che è poi una parte integrante di diverse religioni e culture cinesi, vive e risiede ad Azzano San Paolo: ha 27 anni e si chiama Andrea Di Martino, e noi lo abbiamo incontrato dopo i suoi recentissimi traguardi sportivi, più precisamente una medaglia d’oro e due d’argento nell’ultimo campionato nazionale italiano.

Il percorso di Andrea. «Ho iniziato il mio percorso all’età di 12 anni presso l’Accademia Bodokwai del Maestro Mario Pasotti, in via dello Statuto a Bergamo; a 16 poi una brusca interruzione, dovuta per lo più a qualche capriccio giovanile. Poi cinque anni fa, all’età di 22 anni, ho riallacciato il mio personalissimo filo con questa disciplina, rimettendomi “in pari” con le novità del caso. Le arti marziali e artistiche, infatti, sono sempre in evoluzione. Mi sono quindi ributtato nei circuiti delle gare agonistiche e già nel 2014 ho partecipato a un importante campionato internazionale in Cina, la 6° edizione del World Traditional Wushu Championship svoltosi a Chizhou, nella provincia di Anhui».

 

 

I due tipi di Wushu. Il Wushu non prevede una preparazione solamente fisica, ma ricerca una capacità psicologica indirizzata al rafforzamento dei propri pensieri, della propria vitalità, oltre che della propria salute; per un lungo periodo di tempo è stato adottato anche come mezzo e arte di difesa. Lo stesso si divide in due forme, tradizionale (ovvero la forma rimasta intatta rispetto ai dettami della tradizione) e moderno: il suo inserimento come disciplina dimostrativa ai Giochi Olimpici di Berlino del 1936 ha infatti portato a un notevole successo di immagine, oltre che a un graduale adattamento alle esigenze competitive dell’Occidente, ponendo le premesse per farlo diventare uno sport olimpico (prospettiva, tuttavia, mai concretizzata). Dal canto suo Di Martino si è prima dedicato al tradizionale, che è più semplice, per poi passare al moderno, che ha connotazioni più artistiche, e in particolare allo stile del sud. Quest’ultimo è composto da forme, ovvero i movimenti e le loro concatenazioni chiamate Taolu, che durano circa un minuto e 35-40 secondi.

I viaggi in Oriente. Quello intrapreso dall’atleta azzanese non è solo un percorso sportivo, ma anche un iter di studio e conoscenza: «Il mio attuale maestro, verso il quale nutro grandissimo rispetto e riconoscenza, mi segue nella parte tecnica; per quanto riguarda l’aggiornamento delle forme, invece, lo sto sviluppando anche viaggiando in Cina a più riprese: nel 2015 vi ho soggiornato per 45 giorni, e nel 2016 ancora per un altro mese. Ho vissuto in mezzo a tanti adolescenti della città di Chengdu, capoluogo della provincia del Sichuan, situata nel sud-ovest della nazione: loro praticano il Wushu con fervore, quotidianamente. Soprattutto nella provincia più rurale ho toccato con mano una civiltà dove il tempo pare essersi fermato, tranne per la diffusione delle automobili. Profumi, volti, culture e stili di vita, ma anche povertà estrema ed indigenza, il tutto lontano anni luce dai comfort cui siamo abituati: un’esperienza di vita unica che serberò nel cuore per sempre».

 

 

I successi di oggi. «Faccio ormai parte stabilmente anche della rappresentativa nazionale italiana: la nostra attività è di tipo professionistico, ma ahimè non riceviamo praticamente alcun compenso. Personalmente fatico moltissimo a conciliare le cinque ore di allenamenti giornalieri con lo studio, ma questa passione mi dona un’energia infinita: sono al terzo anno di Filosofia a l l’Università degli Studi di Bergamo. Recentemente ho partecipato alla ventinovesima Universiade, svoltasi dal 19 agosto al 30 agosto 2017 a Taipei: tra le tantissime discipline in gara, infatti, quest’anno per la prima volta era inserito anche il Wushu. Posizionandomi tra i primi dieci della mia specialità ho visto spalancarsi le porte della nazionale. Viaggiare all’estero è ormai una prassi: il 18 novembre ero in Norvegia, agli Oslo Open International Wushu, dove ho raccolto un oro e due bronzi. Ed infine, poco più di due settimane fa, l’ottenimento del titolo italiano, oltre ai due argenti. Più precisamente nelle specialità Nan Gun (Bastone del Sud) e Nan Dao (Sciabola del Sud): tra le diramazioni dello stile moderno, infatti, quello del sud prevede l’esecuzione di complesse figure a mani nude, in aggiunta ad altre realizzate per mezzo di arma corta o lunga».

Programmi per il futuro. Infine uno sguardo alla tabella di marcia del nostro talento orobico, in vista di ulteriori probanti competizioni: «Ho appena ricominciato gli allenamenti dopo un periodo di pausa durato due settimane: voglio farmi trovare pronto in vista delle selezioni al Campionato Europeo di Taolu moderno dell’International Wushu Federation, che si svolgerà nel maggio 2018 a Tbilisi (Georgia). Da lì il passo successivo saranno i campionati del mondo universitari di Macao, previsti per maggio dello stesso anno».

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